Nuovi Esperimenti per Creare Aurore Artificiali


Aurora boreale fotografata il 13 Settembre sopra Brensholmen, Kvaløya, Troms, in Norvegia. Credit: Bernt Olsen
Nuovi esperimenti che creano aurore fatte dall'uomo stanno aiutando i ricercatori a capire meglio come l'azoto nella nostra atmosfera reagisce quando viene bombardato dal vento solare. Gli scienziati del Jet Propulsion Laboratory, hanno sparato elettroni di diverse cariche energetiche attraverso una nube di gas di azoto per misurare la luce UV emessa durante questa collisione, e le scoperte mostrano che la nostra precedente idea riguardo a come si formano le aurore potrebbe essere in errore.

Per più di 25 anni, la nostra conoscenza del meteo spaziale terrestre è stato parzialmente basato su assunti sbagliati riguardo a come l'azoto(il gas più abbondante nella nostra atmosfera) reagisce quando entra in collisione con gli elettroni prodotti dalla luce UV e dal vento solare.

La nuova ricerca ha scoperto che le misure pubblicate,in buona fede, nel 1985, da Ajello e Shemanksy contengono un errore sperimentale significativo, mettendo cosi in bilico decenni di scoperte riguardo al meteo spaziale.

Nuove tecnologie hanno permesso ai ricercatore di creare meglio e controllare le collisioni, e di evitare gli errori analitici che hanno contraddistinto le scoperte del 1985.

I nuovi risultati del team del JPL suggeriscono che l'intensità di un flusso di luce UV emessa dalla collisione cambia significativamente meno con il bombardamento dei elettroni di quanto si pensasse precedentemente.

I ricercatori hanno studiato la luce in ultravioletto entro quella che si chiama la fascia "Lyman-Birge-Hopfield"(LBH) per capire meglio i processi chimici e fisici che avvengono nell'atmosfera superiore e nello spazio vicino alla Terra.

Aurora Boreale fotografata dallo spazio, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Credit: NASA

"Le nostre misurazioni della dipendenza di energia LBH differisce significativamente dai risultati ampiamente accettati pubblicati 25 anni fa." ha spiegato Dr. Charles Patrick Malone, del JPL. "Gli scienziati che lavorano allo studio dell'atmosfera possono adesso usare questi esperimenti e applicare questi nuovi modelli ai loro studi atmosferici, determinando cosi che tipo di collisione produce la luce osservata."

Oltre ad aiutare i ricercatori a capire meglio il meteo spaziale, che sarà di fondamentale aiuto nel proteggere la sempre maggiore popolazione di satelliti in orbita terrestre, le nuove scoperte serviranno anche a capire meglio il fenomeno delle Aurora Borealis(le luci del nord) e le simili Aurora Australis, che sono causate dai processi di collisione che coinvolgono le particelle del vento solare che eccitano l'ossigeno e l'azoto terrestre al polo nord e polo sud.

I ricercatori sono speranzosi che questo aiuterà anche i membri del team di Cassini, a capire meglio la lunga di Saturno, Titano, dato che emissioni LBH sono state rilevate dalla sonda spaziale.

http://iopscience.iop.org/0953-4075/43/13/135201

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