Osservata Materia Divorata da un Buco Nero


PKS_1127-145, Chandra, quasar, buco nero
quasar PKS_1127-145 osservato dal telescopio spaziale a raggi X, Chandra

Un osservazione davvero storica questa dei scienziati dell'Università di Melbourne, insieme al astronomo David Floyd e colleghi, che sono riusciti a vedere per la prima volta i processi con cui un buco nero supermassiccio divora la materia intorno a se. Fino ad ora, quest'impresa era sempre stata aldilà delle possibilità di tutti gli astronomi, a prescindere dal telescopio usato.
Ma usato una tecnica incredibilmente potente, chiamata delle "Microlenti gravitazionali",sono riusciti nell'impresa che sembrava impossibile.
Il Dr Floyd della Scuola di Fisica dell'Università di Melbourne insieme al Osservatorio Anglo-Australiano, dicono che questa scoperta apre le porte ad una nuova era nell'esplorazione dei buchi neri

"Questa tecnica ci permette di osservare regioni che sono solo poche volte più grandi del buco nero al centro di un quasar, in solo qualche minuto, piuttosto che decenni"

La materia nelle immediate vicinanze del buco nero subisce un estrema compressione e super-riscaldamento. Il risultato è un quasar, che emette cosi tanta energia come luce visibile, che può eclissare la luce della propria galassia dell'ordine di migliaia di volte.

"Il problema è che queste regioni che emettono quantità cosi enormi di luce so cosi piccole, e la loro distanza dalla Terra è cosi incredibilmente alta, che è stato finora impossibile osservarle direttamente, e quindi capire che ruolo giocano nell'evoluzione dell'Universo." spiega il Dr. Floyd.

"Le condizioni in un quasar sono cosi estremi che spingono le leggi della fisica al limite. Sono gli acceleratori di particelle dell'Universo. Danno la forma alle galassie e sono guidano l'evoluzione dell'Universo."

Questa ricerca fa uso di una speciale tecnica chiamata delle "microlenti gravitazionali", dove la luce dal quasar passa vicino ad un altra galassia nella sua strada verso la terra. La galassia in mezzo aggisce come lente, ingrandendo e spezzando l'immagine del quasar nei suoi vari componenti, ognuno dei quali può essere analizzato.

esempio di micolenti gravitazionali, dove si vedono annotate galassie che altrimenti sarebbero invisibili a qualsiasi telescopio

Usando i dati del telescopio Magellan, da 6.5 metri, nel nord del Cile, insieme al Hubble Space Telescope, il Dr. Floyd insieme ai suoi colleghi dell'Università di Melbourne, Dr Nick Bate e la professoressa Rachel Webster, hanno dimostrato che il 99% della luce visibile nel quasar con cui hanno lavorato viene prodotto in una regione che è solo qualche migliaio di volte più grande del buco nero stesso.

"Questa regione è cosi piccola in termini astronomici che servirebbe un telescopio con uno specchio di oltre 100 km per osservarla direttamente," spiega Floyd.

"E' davvero eccitante che siamo in grando di osservare questi fenomeni a distanze cosi grandi," ha spiegato "Questi primissimi risultati sono soltanto un assaggio di quello che verrà "

http://newsroom.melbourne.edu/news/n-305

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