Vasti Oceani Coprivano Un Terzo di Marte?


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Illustrazione di Marte come poteva essere circa 3.5 miliardi di anni fa, quando vasti oceani coprivano buona parte del emisfero nord. Illustrazione creata dall'Università del Colorado

Le prove a favore della passata esistenza di grandi quantità di acqua su Marte aumentano continuamente. L'ultimo studio, che combina dati riguardo a strutture legate alla presenza dell'acqua, come canali di fiumi, depositi di delte e simili, con uno sguardo più approfondito riguardo alla possibilità di un'idrosfera su Marte nei suoi primi anni, ha scoperto che molto probabilmente almeno un terzo della superficie del pianeta rosso era coperto d'acqua 3.5 miliardi di anni fa.

Collettivamente, questi risultati sopportano le attuali teorie legate alla presenza di un antico gigante oceano su Marte," spiegano Gaetano Di Achille e Brian Hynek dell'Università di Colorado, nel loro articolo su "Nature Geoscience", "questo implica che le condizioni in superficie in quei anni probabilmente permettevano la presenza di un'idrosfera globale ed attiva, integrando reti di vallate, delte e vasti oceani come maggiori componenti di un ciclo idrologico come quello della Terra.

L'idea di un oceano su Marte è stata ripetutamente proposta e sfidata nei ultimi due decenni, con studi e prove che si susseguono sempre più spesso. Questo nuovo studio fornisce ulteriore supporto all'idea di un mare sostenuto sul pianeta rosso durante il Noachiano, un era risalente a circa 3 miliardi di anni fa.

Più di metà dei 52 depositi di delte furono scoperti da ricercatori della Colorado University, e ognuno di questi depositi nutriva numerosi fiumi. Questi probabilmente demarcavano il confine del oceano proposto, dato che sono tutti alla stessa altezza. 29 delle 52 delte erano connesse o ad un antico oceano marziano o ai depositi di acqua sotterranei insieme a diversi enormi laghi adiacenti.
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"Lo studio è il primo a integrare dati multipli riguardo a una vasta serie di delte, reti di valli e una complessa ed approfondita topografia fornita dalla NASA ed ESA, grazie alle loro missioni che hanno raccolto dati dal 2001 ad oggi." ha spiegato Hynek. Lo studio implica che l'antico pianeta rosso probabilmente aveva un proprio circolo idrologico come quello della Terra, che includeva precipitazioni, formazione di ghiaccio,fiumi e accumulazione di acqua sotto la superficie.

Di Achile e Hynek hanno usato un sistema di informazione geografica, o GIS(geographic information system) per mappare il terreno marziano e concludere che l'oceano probabilmente copriva il 36 % del pianeta e conteneva circa 124 milioni di km cubici di acqua. La quantità di acqua nel antico oceano avrebbe formato l'equivalente di uno strato d'acqua profondo fino a 550 metri lungo tutto il pianeta.
Il volume dell'antico oceano su Marte sarebbe stato circa 10 volte minore di quello dei attuali oceani della Terra, ha spiegato Hynek. Marte è poco più della metà della Terra.

L'altezza media delle delta sui margini del proposto oceano è incredibilmente consistente su tutto il pianeta, spiega Di Achille. Inoltre, i larghi, antichi laghi probabilmente si sono formati nei posti di impatti di cratere e forse sono stati riempiti dall'acqua trasportata nel sottosuolo tra i laghi e l'oceano.

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Letto di un fiume, ripreso da HiRISE

Un secondo ulteriore studio condotto da Hynek e che coinvolgeva il ricercatore della Colorado University, Michael Beach, insieme alla studentessa Monica Hoke, è stata pubblicata nel "Journal of Geophysical Research". Nella ricerca si parla di circa 40.000 vali di fiumi identificate su Marte. Cioè circa 4 volte il numero di valli di fiumi precedentemente identificate dagli scienziati.

Le valli erano la fonde dei sedimenti che furono portati in basso e scaricate nelle delta adiacenti al oceano proposto. "L'abbondanza di queste valli richiedono un abbondanza significante di precipitazioni per essere spiegate" ha spiegato Hynek. "Questo effettivamente rende quasi certa la passata esistenza di precipitazioni sul pianeta rosso." Hynek ha dichiarato che un oceano sarebbe stato necessario per sostenere una tale quantità di precipitazioni.
"Una delle principali domande a cui bisogna rispondere adesso è che fine ha fatto tutta l'acqua?", ha detto Di Achille. Ha spiegato come le future missioni su Marte, inclusa la missione della NASA, da 485 milioni di dollari, il MAVEN(Mars Atmosphere and Volatile Evolution) dovrebbero fornirci una risposta a questa e altre domande che faranno più chiarezza sul passato dell'acqua su Marte. MAVEN è una missione che sarà condotta dall'Università del Colorado, e sarà lanciata nel 2013.

Le delta dei fiumi su Marte sono di grande interesse per gli scienziati planetari perché le delta sulla Terra seppelliscono rapidamente carbonio organico e altri biomarcatori per la vita e sono alcuni alcuni dei principali target per tutta la futura esplorazione di Marte. La maggior parte dei astrobiologi pensa che qualsiasi futura prova di vita su Marte sarà scoperta sotto forma di microorganismi che vivono sottoterra.

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"Sulla Terra, le delta ed i laghi sono eccellenti collettori e preservano tantissimi segni di vita passata" ha spiegato Di Achille. "Se la vita è mai nata su Marte, le delta potrebbero essere la chiave per trovare i segni della sua passata o presente esistenza.
Come ha dichiarato Hynek, gli oceani possono aver fornito l'ambiente ideale perché la vita microbica possa aver conquistato il pianeta.

http://www.colorado.edu/news/r/f9b2e81224758e6b422b6bb0735f7098.html

4 risposte a “Vasti Oceani Coprivano Un Terzo di Marte?”

  1. Gisella Pandolfo

    La notizia della “scoperta” di un oceano esistente su Marte alcuni miliardi di ani fa, in effetti non è una notizia e non si tratta di una “scoperta”. Come in tanti altri casi simili, e come capita sempre più spesso con riferimento al pianeta Marte, si tratta di una ri-conferma di tesi già sostenute in passato, peraltro spesso argomentate con prove molto consistenti.
    Nella fattispecie la prima esposizione in assoluto, riguardante l’esistenza passata di un “Oceano su Marte”, fu presentata ben otto anni fa (2002) nel libro di Gianni Viola (attuale responsabile della commissione scientifica della FLIP-Free Lance International Press” di Roma),intitolato “La civiltà di Marte”, all’interno del quale l’argomento in questione occupa dieci pagine (pp. 218-226, 271) e dove è presente anche una raffigurazione schematica dell’Oceano, chiamato, secondo una terminologia già accettata, “Oceano Borealis”. A pagina 271 è presente un “quadro generale del passato di Marte”, dove è possibile leggere delle statistiche dettagliate riguardo le proporzioni delle superfici di acqua e di terra nei due emisferi settentrionale e meridionale, di Marte. Le statistiche presenti sono stime prudenti formulate sulla base delle rilevazioni satellitari condotte dalle sonde Mariner 9 (1972), Viking 1&2 (1976-1980) e Mars Global Surveyor (1997-2002).
    La stessa tesi, con alcuni aggiornamenti, è stata ripresentata da Gianni Viola, in un lungo servizio (14 pagine) pubblicato, come articolo principale, intitolato “Marte: fisionomia di un pianeta” (peraltro pubblicizzato sulla copertina) nel n. 272 del marzo 2006, della prestigiosa rivista “L’Astronomia” di Milano, a suo tempo fondata da Margherita Hack. Oltretutto, le ipotesi di Viola sono da tempo presenti anche su alcuni siti internet come ad esempio “PianetaMarte.net” (http://www.pianetamarte.net/marte_oggi4.htm).
    In conclusione, la notizia riguardante l’Oceano di Marte, pubblicata di recente sulla rivista Nature Geoscience, non fa che riconfermare (anche nelle valutazioni statistiche, con una differenza del 6% in più) le ipotesi già ampiamente e articolatamente formulate da Gianni Viola. Parlare di “scoperta”, per i motivi su esposti, francamente, è del tutto fuori luogo.
    Un principio base cui ogni ricercatore deve conformarsi è quello di acquisire e “studiare” tutte le notizie e gli studi omogenei condotti da altri, sul medesimo soggetto che si va ad analizzare. Quando questo principio non è rispettato, può capitare, come in effetti è capitato nel caso in questione, che si possa immaginare di essere arrivati per primi, in un posto giù visitato da altri. In questi casi, l’unico antidoto da utilizzare, è l’umiltà, oggi, merce rarissima, specie in alcuni ambienti.
    Grazie per l’ospitalità.

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    • Allora, prima cosa, questa notizia è relativa a nuove interpretazioni di dati, che sono della camera HiRISE, che neanche era in orbita quando Gianni Viola parla di oceani su Marte, quindi si, è decisamente una notizia nuova, in quanto non riguarda la novità del oceano come tesi, ma la novità delle prove che hanno portato a sostegno di questa tesi.

      Non scenderò troppo in dettaglio sulla mia opinione su Gianni Viola, tuttavia, forse dovrebbe aggiornare alcune sue considerazioni dato che il suo libro su Marte si basa sui lavori dei anni '90 principalmente.
      Il dibattito sulla possibilità di un oceano su Marte è un dibattito che va avanti da un po, tuttavia questo mese ha ricevuto un colpo decisamente duro.

      Ecco qui il link allo studio che ho pubblicato poco fa

      http://link2universe.wordpress.com/2010/06/26/lacqua-era-diffusa-su-marte-ma-niente-oceani/

      Quindi è piuttosto difficile alla luce di questi nuovi dati, parlare ancora di un oceano su Marte.

      Comunque, grazie per il commento !

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  2. Ci sono due aspetti da non trascurare mai: il pensiero intuitivo ed il pensiero cognitivo.

    Segendo l'intuito, quando si acquisisce una determinata informazione, si può benissimo fare "il passo successivo", anche due volendo. Seguendo la cognizione, si deve invece procedere per cognizione successiva, ovvero ulteriori dati e informazioni.

    Nessuna "intuizione" può definirsi una "scoperta" finchè non si acquisiscono i dati attraverso i mezzi che la tecnologia offre. Quindi, è solo un bene che le notizie riguardo nuovi studi e richerche ci siano. perchè solo grazie ad essi si potranno placare le vele dell'intuizione galoppanti in un modo o nell'altro.

    Ad oggi, per quel che concerne Marte, non esistono certezze. Lasciamo che gli "adetti ai lavori" facciano il loro lavoro finchè ci saranno i mezzi e i soldi per farlo.

    Ovviamente, poi, siamo liberi di condividere o meno il pensiero espresso dai Ricercatori, nessuno ce lo vieta. L'importante è di non mettere queste persone nella gogna dei dannati in modo ingiustificato...

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  3. Gisella Pandolfo

    Mi è giunto proprio adesso un chiarimento che chiarisce e ridimensiona il senso del mio intervento. In realtà il dott. Gaetano Di Achille non ha scoperto l'Oceano di Marte, mentre le sue scoperte sono relative ad altri particolari della morfologia marziana. A questo punto decadono anche i miei commenti. Per questo mi scuso.

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