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7 febbraio 2012

600 Milioni di Anni di Siccità Rendono Improbabile la Vita Sulla Superficie di Marte

Vista della superficie di Marte vicino al polo nord. Immagine ottenuta dal Phoenix Lander. Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona


Spesso quando si parla di Marte si parla di un pianeta desertico, e per una buona ragione; la sua superficie è secca e freddissima. Diverse ricerche hanno mostrato come l'acqua in passato era abbondante, ma è ormai scomparsa da molto, anche se ci sono ancora ghiaccio, neve e e nebbia. Ma a parte qualche rarissima occasione in qui si può vedere la brina diventare liquida per alcuni secondi, tutti i resti acquiferi di Marte sono adesso ghiacciati in vasti depositi di permafrost e nelle calotte polari. Da molto si pensa che queste durissime condizioni renderebbero la vita altamente improbabile, ma adesso c'è anche uno studio dettagliato che conferma quest'idea.

I risultati si basano sull'analisi dei dati provenienti dalla missione Phoenix, della NASA. Un lander atterrato vicino al polo nord di Marte, nel 2008 e le cui analisi del suolo e dell'atmosfera hanno mostrato che il pianeta rosso sta vivendo un periodo di estrema siccità da almeno 600 milioni di anni.

"Abbiamo scoperto che anche se c'è una grande abbondanza di ghiaccio sul pianeta, Marte ha vissuto un periodo di super-siccità che potrebbe star durando da centinaia di milioni di anni. Pensiamo che Marte come la conosciamo oggi sia in netto contrasto con com'era durante le sue origini, quando ha vissuto diversi periodi più caldi e umidi e in cui potrebbe aver ospitato le prime forme di vita. Future missioni NASA ed ESA hanno tutte come obbiettivo quello di scavare nelle profondità alla ricerca di segni di vita metri sotto la superficie, dove eventuali esseri avrebbero potuto rifugiarsi. " ha spiegato il Dr. Tom Pike, dell'Imperial College London.

Il team è arrivato a queste conclusioni studiando piccolissime particelle microscopiche presenti nel suolo in cui Phoenix ha scavato e che ha esaminato poco con il suo microscopio atomico. Il lander ha prodotto immagini 3D di particelle grandi anche solo 100 micron in diametro. Stavano cercando in particolare particelle collegabili a minerali argillosi, che si formano in presenza di acqua. La quantità scoperta nel suolo sarebbe un indizio riguardo a quanto tempo il suolo è stato in contato con l'acqua liquida. E' stato determinato che meno di 0.1% dei campioni contenevano particelle argillose, e questo indica un periodo molto lungo e molto arido, in quest'area di Marte.

Granelli e polvere visti al microscopio atomico del lander Phoenix, su Marte. Credit: NASA/JPL-Caltech

Dato che questo tipo di suolo sembra essere piuttosto comune sul pianeta, e in generale il suolo Marziano sembra essere piuttosto uniforme, questo studio ha grandi implicazioni planetarie e fa pensare che le condizioni sono state di grande siccità sull'intera superficie di Marte e non solo dove Phoenix è atterrato.

Bisogna tenere a mente comunque che le particelle del suolo e la polvere possono essere spostate spesso da tempeste di sabbia e "dust devils" (vortici d'aria) e che ci possono persino essere enormi tempeste di sabbia diffuse su tutto il pianeta.
Questo studio implica anche che il suolo analizzato è stato esposto all'acqua liquida per solo 5000 circa, anche se altri studi fatti sono in disaccordo su questo.

Animazione di dust devils su Marte, osservate dal lander Phoenix. (se l'animazione non parte, clicateci sopra)Credit: NASA/JPL-Caltech/Università dell'Arizona

Un'altra cosa da tenere in considerazione è che i depositi di argille più significativi trovati su Marte sono stati trovati altrove, da Opportunity. Questi depositi che sta esplorando ora intorno all'Endeavour Crater, sembrano molto più ricchi e, almeno per ora, suggerirebbero una diversa storia di diverse regioni. Per queste e altre ragioni citate sopra, potrebbe ancora essere prematuro estrapolare i risultati di Phoenix per applicarli all'intero pianeta.
Se da una parte questo studio è molto importante, serviranno tanti altri risultati definitivi anche da altre regioni del pianeta. Un grande passo avanti sarebbe quello di riportare a casa dei campioni marziani. In questo modo potrebbero essere studiati con strumenti molto più sofisticati. Inoltre, gli strumenti a bordo di Curiosity sono molto più avanzati di quelli con cui Phoenix ha analizzato il suolo, e questo ci permetterà di avere una riprova di questi test.

I campioni lunari osservati da Phoenix sono stati paragonati a quelli raccolti sulla Luna: la distribuzione della grandezza delle particelle era molti simile tra i due campioni, e questo indica che probabilmente si sono formate allo stesso modo. Le rocce presenti su Marte sono corrose da continui venti e meteoriti, mentre sulla Luna, solo gli impatti possono contribuire. Sulla Terra ovviamente abbiamo molti più fattori di erosione.

Il lander Phoenix, della NASA ha ripreso l'alba sul pianeta rosso verso la fine della sua missione. (se l'animazione non parte clicateci sopra)Credit: NASA/JPL

Per quanto riguarda il problema della vita, qualsiasi tipo di organismo possa vivere sulla superficie, dovrebbe essere in grado di resistere a condizioni davvero estreme, come i famosi batteri estremofili sulla Terra.
E' possibile che qualcosa possa aver trovato modi in cui sopravvivere in qualche nicchia della superficie, è molto più probabile che eventuali forme di vita siano presenti sottosuolo, dove sono protette dalla luce ultravioletta del sole, e dove potrebbero ancora oggi essere presenti regioni contenenti acqua liquida.

La nostra esplorazione del pianeta rosso continuerà e molto probabilmente nei prossimi decenni andremmo sempre più a fondo di questa storia, nel senso molto letterale del termine.

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