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8 maggio 2012

LRO: Roccia Fusa Sul Bordo di Un Cratere Lunare

Roccia fusa dall'impatto di un asteroide, vista qui sul bordo di un cratere mentre si è solidificata cadendo verso il centro del cratere. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University


L'impatto di un'asteroide sulla superficie della Luna, a volte libera così tanta energia che la roccia della crosta viene letteralmente fusa. Per i grandi crateri come Tycho o Copernico, l'impatto responsabile per la loro formazione era abbastanza grande da generare così tanta roccia fusa da coprire l'intero fondale del cratere ed i dintorni, coprendo i bordi della cavità. Tycho e Copernico sono i tipici esempi di spettacolari depositi di roccia fusa da impatti, ma la camera LROC a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter ha mostrato che questo tipo di depositi sono molto più comuni, e si possono torvare anche in crateri più piccoli. Non solo, ma non si trovano soltanto nei fondali come si pensava, bensì anche nelle zone esterne del cratere.

L'immagine sopra è un'ottimo esempio di questo. Si tratta di un piccolo cratere di circa 4.2 km in diametro che si trova nelle alture a nord-est del Mare della Tranquillità. Osservando con attenzione i suoi bordi, anche se alcuni sono rovinati e sono più una massa di rocce, si può notare che molte zone sono coperte di roccia liscia, rimasta dopo il raffreddamento del materiale fuso. Inoltre, si trovano anche le tipiche caratteristiche di un flusso del materiale fuso, come zone più rotondeggianti. Le ombre suggeriscono che questa caratteristiche che fa pensare al flusso del materiale potrebbe essere un rilievo topografico non indifferenze e probabilmente non solo un semplice strato sottile di roccia fusa.

Immagine intera dello scatto che ha ottenuto il LRO, che mostra parte del cratere. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University

Queste osservazioni forniscono chiare prove di un passato flusso di materiale fuso che dal bordo del cratere è caduto nuovamente nel cratere. A volte questo processo viene chiamato anche "flowback". Ma come si è potuta formare questa struttura che vediamo nell'immagine in apertura? Quando la roccia fusa è espulsa dal cratere durante gli ultimi momenti della formazione del cratere, il posto dove atterra è determinato dall'energia che rimane dall'impatto stesso. Se c'è tanta energia rimasta, la roccia fusa sarà espulsa verso l'esterno del cratere dove potrà formare pozze, flussi e vene. Ma se non rimane moltissima energia, non basterà per spingere il materiale fuori dal cratere e quindi si depositerà sul bordo, dove la gravità inizierà a fare il suo gioco. Se abbastanza roccia fusa è depositata in un posto del bordo del cratere, e se è abbastanza calda da essere ancora fluida, allora inizierà a cedere verso il basso, creando una morfologia simile a quella osservata.

Una particolare cosa da notare con attenzione è il piccolo cratere da 20 metri in diametro, vicino al bordo del lobo di flusso di roccia fusa. E' interessante perché la morfologia del cratere suggerisce che potrebbe essersi formato mentre la zona coperta da roccia fusa era ancora almeno parzialmente fluida. Il cratere ha una morfologia relativamente liscia e morbida e manca di una coperta di materiale espulso. Quando avvengono degli impatti su un target solido, scavano fuori molto materiale e lo fanno a blocchi.
E' possibile che adesso sia tutto coperto da un sottile strato di regolite che copre tutto, dato che il cratere parente è geologicamente giovane, ma un cratere di queste dimensioni avrebbe bucato il sottile strato di regolite esponendo la roccia solida sotto.

Zoom sul piccolo cratere da 20 metri che si trova sopra il flusso di roccia fusa indurito. Credit: NASA/GSFC/University of Arizona

E' anche vero che l'impatto è avvenuto in pendenza, quindi si può pensare che magari il materiale roccioso espulso è caduto in basso. Tuttavia, quest'ipotesi non spiega del tutto la porzione bassa, molto rotondeggiante del cratere, che è liscia e priva di rocce. Non spiega inoltre neanche l'assenza di una coperta di materiale fuso, ben sviluppata. Quindi, in base ai dati e le osservazioni a disposizione, la spiegazione della formazione del cratere quando la superficie su cui è caduto era ancora parzialmente fusa, è almeno consistente con le osservazioni, anche se ne serviranno altre per poter studiare in dettaglio la morfologia di altri crateri che si sono formati cadendo su depositi parzialmente fusi.

http://lroc.sese.asu.edu/news/?archives/557-Melt-on-a-Rim.html

http://wms.lroc.asu.edu/lroc_browse/view/M170205366LE

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