30 maggio 2012
Scoperti Getti di Raggi Gamma Rilasciati dal Centro della Via Lattea

Illustrazione artistica della Via Lattea vista di lato insieme ai nuovi getti di raggi gamma appena scoperti (in rosa) che si estendono per 27.000 anni luce sopra e sotto il piano galattico e sono inclinati rispetto ad esso di 15 gradi. Sono mostrate anche le bolle di raggi-gamma scoperte di recente. Queste tracce suggeriscono che il centro della Via Lattea era un tempo molto più attivo di quanto non lo è oggi. Credit: David A. Aguilar/CfA
Negli ultimi decenni, grazie a telescopi sempre migliori e nuove tecniche di osservazione, abbiamo scoperto che ci sono centinaia di miliardi di galassie nel solo universo osservabile, e questo ha messo in una diversa prospettiva noi e la nostra Via Lattea, che è diventata solo una delle tantissimi galassie. Abbiamo comunque imparato molto dal compararla alle altre galassie, e una cosa che è da subito stata evidente è che altre sono estremamente più attive, con spettacolari getti relativistici scatenati dai buchi neri supermassicci che divorano grandi quantità di materia, riscaldandola fino a milioni di gradi. Al confronto, la nostra Via Lattea sta facendo un pisolino. Ma secondo alcune nuove scoperte, non sempre è stato così tranquilla. La scoperta di sottili e appena visibili getti suggerisce che Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, non troppo tempo fa era tutt'altro che addormentato.
"Questi pallidi getti sono le tracce spettrali di quello che esisteva al loro posto un milione di anni fa" ha spiegato Meng Su, astronoma del Centro di Astrofisica della Harvard-Smithsonian e autrice principale della nuova ricerca pubblicata su "Astrophysical Journal.
I due getti sono stati scoperti grazie al telescopio spaziale Fermi, della NASA. Si estendono per una distanza di 27.000 anni luce a partire dal centro della galassia, sopra e sotto il piano galattico. Tuttavia, la cosa più particolare è che non erano perpendicolari ma inclinati ad un angolo di 15°. Questo potrebbe riflettere un'angolazione nel disco di accrescimento che circondava il buco nero supermassiccio.
"Il disco centrale di accrescimento può piegarsi mentre scende a spirale verso il buco nero, sotto l'influenza della rotazione del buco nero stesso" ha spiegato Douglas Finkbeiner, co-autore della pubblicazione e astronomo del CfA. "Il campo magnetico immerso nel disco quindi accelera il materiale presente nei getti, lungo l'asse di rotazione del buco nero, che potrebbe non essere allineato con quello della Via Lattea. "
Anche se sia le bolle che i getti sono tracce di questa passata attività , sono strutture che si sono formate in modi radicalmente differenti. I getti sono stati prodotti quando il plasma è fuoriuscito dal centro galattico, seguendo l'inclinazione data dal campo magnetico nel disco di accrescimento. Le bolle invece sono state probabilmente create dal "vento" di materia caldissima che è fuoriuscita dal disco stesso. Come risultato sono molto più vaste e larghe rispetto ai strettissimi getti.

Immagine a raggi X della regione intorno al buco nero supermassiccio Sgr A* al centro della Via Lattea. Credit: NASA/CXC/Chandra
Entrambe le strutture sono alimentate da un effetto chiamato "Compton Scattering". In questo processo, gli elettroni che si muovono a vicino alla velocità della luce collidono con la luce a bassa energia, come i fotoni infrarossi o radio. La collisione aumenta l'energia dei fotoni che vengono colpiti fino a farli diventare fotoni di raggi gamma, portandoli all'estremo dello spettro elettromagnetico.
La scoperta lascia comunque aperta la questione di quanto la Via Lattea è stata attiva l'ultima volta. Si può calcolare un'età minima dividendo i getti di 27.000 anni luce per la loro velocità approssimativa. Tuttavia, l'attività poteva essere persistita anche per molto più tempo.
"Questi getti probabilmente si sono acesi e spenti in maniera alternata man mano che il buco nero supermassiccio alternativamente dava morsi più o meno grandi al materiale intorno" ha spiegato Finkbeiner.
Ci vorrebbe un influsso tremendo di materia perché il nucleo galattico si riaccenda. Finkbeiner stima che servirebbe almeno una nube molecolare 10.000 volte più massiccia del Sole.
http://www.cfa.harvard.edu/news/2012/pr201216.html




