EANA 2014 - Lo Strano Caso del Vulcano Dallol


Località Dallol, nella depressione della Dancalia, Etiopia. Credit: naturfotographen
Località Dallol, nella depressione della Dancalia, Etiopia. Credit: naturfotographen

Addentrandoci in questa prima giornata di conferenze all'EANA 2014, partiamo subito con un tema molto particolare: la vita sulla Terra in condizioni estreme.

Gli studi biologici in questo campo sono a dir poco fondamentali, per capire in potenziale quale potrebbe essere l'estensione di scenari su cui marcia vittoriosa la vita, che siano ospitali o meno (e soprattutto questo secondo caso). Ad esempio, esistono microorganismi che possono vivere senza ossigeno? Ed in caso di sostanze tossiche? A temperature estremamente basse (e quando si dice estremamente basse, si intende relativamente vicine allo zero assoluto, -273,15°C) o estremamente alte? Se si come, e in quale forma? A tutte queste domande si può rispondere studiando i luoghi più bizzarri sul pianeta Terra, e riportando poi gli stessi ragionamenti ad ambienti su mondi alieni.

Dallol. Credit: Sometimes Interesting
Dallol. Credit: Sometimes Interesting

Per i motivi sopra descritti, il primo intervento, della ricercatrice italiana Barbara Cavalazzi, parte da un esempio pratico: le sorgenti sulfuree e le distese saline di Dallol, nella depressione della Dancalia, nord-est dell'Etiopia e la loro importanza astrobiologica.

Formazioni cristalline caratteristiche della depressione della Dancalia. Credit: Marco Pistolozzi
Formazioni cristalline caratteristiche della depressione della Dancalia. Credit: Marco Pistolozzi

Iniziamo con il dire che Dallol, posto più caldo abitato al mondo, è il nome di una cittadina edificata dalla tribù nomade degli Afar, l'unico insediamento umano che sopravvive in questa regione e si occupa principalmente del trasporto del sale (abbondantissimo, e vedremo adesso anche il perché) attraverso il deserto. Ma questo nome in realtà è stato affidato al cratere vulcanico che domina la regione con una serie di fenomeni di vulcanesimo secondario (non solo eruzioni, quindi), conferendole un aspetto curiosamente alieno. Il terreno è cosparso di geyser, fumarole, formazioni saline create dal miscelamento dei sali presenti nella depressione – a causa delle inondazioni di migliaia di anni fa da parte del Mar Rosso – con lo zolfo e gli ossidi di ferro (che va a creare le caratteristiche formazioni cristalline di colore arancio scuro nelle foto), e vasche di soda (evidenti in giallo, sempre miscelate con le esalazioni sulfuree). Esalazioni acide, assolutamente tossiche, abbondano per la presenza di geyser e “camini delle fate”, piccoli coni fangosi disseminati lungo il terreno. Insomma, un territorio che, apparentemente, sembrerebbe il meno propenso ad ospitare la vita. Eppure, è possibile che forme di vita ci siano: i batteri estremofili.

Formazioni spugnose e depositi di zolfo nel Dallol. Creddit: Design You Trust
Formazioni spugnose e depositi di zolfo nel Dallol. Creddit: Design You Trust

I batteri estremofili sono degli esserini da record: riescono a resistere in ambienti da definirsi più che proibitivi, ognuno secondo la propria specializzazione. In particolare, ci troviamo di fronte a cinque categorie principali di estremofili: i termofili (resistenti a temperature elevate, da quelle caratterizzanti le solfatare come il Dallol – circa 100 °C – fino ai camini caldi negli abissi, la cui temperatura circostante si aggira intorno ai 400 °C); gli psicrofili (resistenti stavolta a temperature molto basse); gli acidofili, che come suggerisce il nome sopravvivono in un ambiente acido, caratterizzato dal pH proibitivo; gli alcalofili, che si aggirano in ambiento dove stavolta il pH è basico, ed è superiore a 10 (per farvi un esempio, è come se vivessero nel detersivo che usate per lavare i piatti); ed infine gli alofili, resistenti alle elevate concentrazioni saline. E di quest'elenco, eccezion fatta per la seconda categoria, tutti gli altri potrebbero vivere felicemente nella depressione della Dancalia! E se sono in grado di sopravvivere e proliferare in un ambiente così ostile (tale che il suo nome, Dallol, significa in lingua afar disciolto), molto probabilmente potrebbero avere la possibilità di sopravvivere con molta più facilità non solo in ambienti simili, ma anche in condizioni leggermente meno ostili su altri mondi, per i quali è già possibile effettuare uno studio sulla composizione delle atmosfere e di avanzare ipotesi sulla composizione del terreno.

Giulia Murtas

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