Spazio all'Immaginazione, 2° Edizione, Sezione Racconti Lunghi: "Un Editoriale dal Futuro" di Vincenzo Cammalleri


redit: iforlab
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Un Editoriale dal Futuro

Vincenzo Cammalleri

Con la chiusura ieri dei Giochi della XXXVI Olimpiade cala il sipario sull'evento sportivo, ma resta viva la sensazione entusiasmante e allo stesso tempo inquietante, che una nuova epoca sia alle porte. Non è mai facile scrivere un editoriale quando si ha la certezza di essere testimone di un evento di tale portata, si rischia di scivolare nel campo della retorica e allo stesso tempo di banalizzare un momento storico di cui si parlerà nei secoli (e forse nei millenni) a venire.

Non è una questione di record, sebbene siamo tutti rimasti impressionati dalla prova collettiva degli atleti nordcoreani. Dopo la sorpresa nelle prime gare qualcuno aveva ingenuamente sperato che si trattasse di un fuoco di paglia, ma mentre i giorni passavano le finali decretavano i vincitori, si assegnavano le medaglie e i record venivano infranti lasciando presagire un risultato finale che ci avrebbe lasciati tutti senza fiato. A Olimpiade conclusa il medagliere di Dehli 2036 assegna duecentosessantasette Ori alla Nord Corea, accompagnati da duecentoquindici Argenti e duecentotrentaquattro Bronzi. Un primo posto incontrastato con gli U.S.A. secondi con soli ventiquattro Ori, mentre il nostro medagliere azzurro piange con appena un Bronzo conquistato dal giovane Donetti nella scherma. Un distacco simile non si era mai visto nella storia dei Giochi Olimpici, un monopolio tale per cui si può affermare a ragion veduta che in India abbiamo assistito alle prima dimostrazione di quello che la bioingegneria può realizzare.

Le prestazioni sovrumane di Kim Eun Hae nel getto del peso (NWR con 47,38 m), Kang So Hyuk nel salto in lungo (NWR con 15,82 m) e Lee Sung Go nella maratona (NWR 1h27'58'') sono già sufficienti per intuire che a Dehli non hanno gareggiato dei semplici esseri umani. I test e i prelievi effettuati hanno evidenziato parametri ben oltre i range di normalità, anche per gli atleti più straordinari. Non c'è bisogno di citare i già ampiamente diffusi dati sull'ematocrito degli atleti coreani (che in alcuni casi ha toccato l'incredibile quota del 73% ponendo seri dubbi sulla salute e il destino di tali atleti una volta terminati i Giochi), basta ricordare le immagini in televisione con gli atleti dal torace ampio e con i lanciatori coreani dotati di una muscolatura semplicemente esagerata per arrivare infine al caso di Ri Kwang Chong (dominatore nel nuoto) con quei fori dietro il collo che si sono dimostrati essere delle narici ectopiche.

É chiaro a tutti che il famoso Uomo Nuovo annunciato dal governo di Pyongyang è un atleta costruito ad arte per superare i limiti che l'evoluzione ha imposto all'uomo naturale (se oggi questa parola ha ancora un significato).

A nulla servono le invettive degli indignati che vorrebbero tornare alla purezza di un tempo in cui il gesto sportivo era alla portata di qualunque uomo e la discriminante tra la normalità è l'eccellenza era dovuta, più che ai fortunati doni di madre natura, alle capacità individuali di superare ogni ostacolo con la forza di volontà.

Del resto il passaggio dal dilettantismo al professionismo aveva già tracciato un primo solco e successivamente l'ammissione di Oscar Pistorius a Pechino 2008 è stato un precedente che nel giro di qualche anno ha aperto le porte a tutta una serie di casi limite. È stato giocoforza accettare il doping e regolamentarlo.

Segno dei tempi che cambiano, segno di un nuovo modo di vedere e affrontare il limite in cui l'atleta non è più il romantico eroe che affronta in solitaria gli orizzonti imposti ai mortali. Oggi l'atleta è non solo servito e preparato da un team di esperti professionisti che perfezionano il gesto e l'atleta-macchina. Da adesso in poi l'atleta non è più scelto dal fato, ma costruito e progettato verso un destino preciso prima ancora di nascere. Ma, se guardiamo oltre i record e le prodezze sportive, l'atleta perfetto realizzato dai coreani è solo un esempio di quello che sarà l'uomo nuovo.

Fa una certa impressione scriverne e, come dicevo all'inizio di questo articolo, rischio di risultare retorico e pedante, ma ho trascorso notti insonni alla tv e mentre guardavo e riguardavo i record frantumati mi chiedevo continuamente: e ora?
Filosofi e pensatori ne hanno parlato qualche volta, mentre libri e racconti di fantascienza hanno sviscerato da molteplici angolature il problema di ciò che verrà dopo l'uomo. Ricordo uno splendido romanzo di René Barjavel, Il Viaggiatore Imprudente, che lessi una trentina di anni fa. L'autore francese descriveva le tragicomiche avventure di due spericolati viaggiatori nel tempo, tra cui il loro arrivo nel mondo del 100.000 D.C.! Agli occhi dei viaggiatori si mostra un mondo irriconoscibile, dove strani esseri svolgono le più disparate funzioni in una società che ricorda una fabbrica biologica. Alla fine rimangono basiti quando realizzano che stanno assistendo all'estrema evoluzione umana: la specializzazione ha portato gli uomini a dividersi in specie differenti, ognuna delle quali si dedica a una funzione precisa, più o meno come fanno le formiche in un formicaio o, meglio ancora, come fanno gli organi del corpo umano. Un romanzo scritto poco meno di un secolo fa, ma che sembra anticipare gli eventi e suggerire quello che potrebbe accadere in un tempo non troppo lontano, certamente ben prima di quanto prospettato da Barjavel.

Forse sto volando troppo con la fantasia, ma non si può ignorare il fatto che tutta la storia umana sia stata una corsa alla specializzazione. La differenza è che oggi questo processo può iniziare prima ancora che l'individuo sia composto da un numero complessivo di cellule superiori all'unità. Il pericolo in tutto questo è che se è possibile avere su commissione il figlio dei sogni, se è possibile progettare a tavolino il soldato perfetto, l'atleta perfetto o il manager perfetto, allora la dignità dell'individuo in quanto essere unico e dotato di diritti viene sacrificata sull'altare delle logiche di potere o dei desideri egoistici di genitori incapaci di fare i conti con le variabilità naturali della vita.

Mi rendo conto che può non sembrare un gran problema, ma se fate due conti non è difficile rendersi conto che nel momento in cui compaiono i primi “superumani” essi hanno inevitabilmente un vantaggio evolutivo non trascurabile. Se una nazione è dotata di atleti capaci di fare con un respiro quello che gli altri atleti fanno con tre respiri è ovvio che per poter competere anche le altre nazioni dovranno cercare di adeguarsi. Se un esercito è dotato di soldati capaci di muoversi più velocemente, di pensare più rapidamente, di colpire con rapidità e forza sovrumane allora nessun altro esercito potrà competere e sarà costretto ad adeguarsi in una corsa agli armamenti di tipo umano.

Rischiamo due scenari:
- Nel primo scenario questi nuovi uomini saranno prodotti come schiavi, ammesso che si riesca a controllarli e dominarli senza che qualcuno trovi il modo di ribellarsi, e daranno un immenso potere a chi potrà sfruttarne le prestazioni. Questo scenario presenta innumerevoli risvolti etici sia per quanto riguarda i nuovi schiavi e sia per il potere che i nuovi schiavisti potranno esercitare.
- Nel secondo scenario invece questi esseri saranno in grado di integrarsi lentamente e cominceranno a occupare tutti i ruoli più importanti nella società grazie alle loro doti eccezionali. Per gli umani “normali” non si chiuderanno solo le porte delle arene sportive, ma anche quelle degli uffici più prestigiosi e dei consigli di amministrazione. Ci ritroveremo a essere dipendenti in ogni cosa da questi nuovi superumani e incapaci di decidere del nostro destino.
Qualcuno si starà ancora chiedendo cosa c'è di male. In fondo se questi esseri sono così intelligenti e forti da poter pensare e agire meglio di noi allora vuol dire che per l'umanità alla fine tutto si rivelerà un grande affare. Ma non bisogna dimenticare che l'avere governanti più capaci e intelligente non è necessariamente sintomo di miglioramenti e benessere per i governati, semplicemente perché chi ha il potere potrebbe voler usarlo più per il proprio benessere che per quello del suo popolo.

Questo dei superumani costruiti in provetta è un fenomeno appena agli inizi, al momento limitato perché gestito e controllato da un unico potere centrale, ma cosa accadrà quando praticamente chiunque potrà farsi il laboratorio il suo superumano preferito? Cosa ne sarà della dignità e dei diritti di questi individui? Quali prospettive ci saranno per chi si rifiuterà di adattarsi a questa corsa biologica verso l'oltre-umano?

Il punto è che si potranno stabilire leggi e accordi internazionali, ma limitare e contenere il fenomeno non basterà: ci sarà chi riuscirà comunque ad aggirare gli accordi come del resto è sempre accaduto e come la storia stessa della bomba atomica ci insegna. Chiunque riuscirà a realizzare su vasta scala un esercito, non necessariamente militare, di superumani sarà in grado di mettere sul campo un potere ineguagliabile da coloro i quali si rifiuteranno di adattarsi ai tempi che mutano. Quando il primo uomo con una pietra affrontò l'uomo che continuava a combattere orgogliosamente a mani nude fu il primo a vincere lo scontro. Con buona pace delle considerazioni etiche e morali.

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