Spazio all'Immaginazione, 3° Edizione, Sezione Racconti Lunghi: "Trapasso" di Starcruiser


Credit: Starcruiser
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Trapasso

Starcruiser

Mario aprì la porta e si trovò in una stanza cilindrica con il tetto a cupola, tutta completamente decorata. Non c'erano finestre e nemmeno si vedevano altoparlanti per spiegare la luce e la musica soave che permeava l'ambiente, fresco ed invitante. L'unico elemento stonante era una branda che sporgeva dal muro, ricoperta da un cuscino rosso scuro. La porta si chiuse alle sua spalle e svanì nel muro perché era così perfetta che i suoi bordi diventarono invisibili. La cosa lo preoccupò, perché mancava la maniglia, solo per un attimo, poi ricordò perché era li. Strisciando i piedi si accostò alla branda. Sapeva a cosa serviva. Era già stato in un posto simile anni prima. Anche allora la maniglia mancava, però era uscito comunque, ma non ricordava come. L'età.

Si sedette sulla branda con quel suo rivestimento che un tempo avrebbe potuto essere definito similpelle, ma non era pelle. Una volta seduto, con calma, perché la sua schiena non era più quella di una volta, guardò il muro in cui era incerniera la branda. C'era l'immagine di un uomo ed una donna sorridenti. La donna teneva tra le braccia un neonato. Accanto, dei bambini che giocano con semplici giochi di legno e cuccioli di animali, mentre in lontananza si vedevano persone che lavoravano i campi. Guardando a destra i bambini crescevano e si evolveva anche la coltura dei campi. Al periodo della raccolta coincidevano le figure di giovani che si corteggiavano e facevano l'amore, finché arrivava l'inverno, allora si vedeva una lunga fila di esseri umani che si tenevano per mano e che camminavano verso un bagliore giallo. Accanto alla fila la coppia con il neonato. Era il ciclo della vita, dipinto sul muro in modo magistrale. Il cielo della stanza mostrava i colori dell'alba sopra la coppia con il bambino ed andava illuminandosi di un bel azzurro con stormi di uccelli in volo. Poi digradava verso l'oscurità del tramonto sopra alla lunga fila di uomini per risorgere sopra la coppia. La luce verso cui si dirigeva la fila d'esseri umani poteva rappresentare tanto l'alba come il tramonto.

Mario si sedette più comodamente. Aveva attraversato tutto il ciclo della vita ed ora era al punto degli umani in marcia. Quanti anni aveva? Oh, aveva smesso di contarli molto tempo prima, tanto ormai contare gli anni non serviva più. Un tempo si sarebbe spaventato per quella situazione. Era vicino alla morte, lo sapeva. Pure non aveva alcun timore ne provava alcuna paura. Era un momento di passaggio, solo un momento di passaggio. Così aveva detto La Voce.

La Voce. L'ultima cosa che gli aveva detto era stata poco prima d'entrare nella stanza: "Entra e stenditi sulla branda."

Pareva che La Voce lo avesse accompagnato da sempre, ma non era sempre stato così. Era arrivata quando erano arrivati Loro. Prima aveva avuto una vita frenetica, quella che gli pareva l'unica vita possibile, alla ricerca del piacere, dominata dalla paura dei diversi, dalla bramosia del denaro, dalla ricerca del potere, tra inquinamento, criminalità, attentati. Una vita alla ricerca di certezze positive in un mondo che offriva solo incertezze pericolose. Poi all'improvviso erano arrivati Loro. No, non con il classico disco volante, come nelle più banali storie ufologiche. Le loro astronavi, se così si potevano chiamare, avevano delle forme ovvie, ma a cui nessuno aveva mai pensato. Erano scesi ed avevano subito cercato il contatto sia con le autorità che con la gente. All'inizio calamitavano l'attenzione di tutti. I media parlavano solo di loro, nel bene come nel male. Loro però erano sempre così gentili ed affabili che alla fine molti pensarono che lo facevano apposta per conquistarci. Iniziarono una serie di attentati contro di Loro. Lui, come tanti, temette la reazione violenta di Loro, invece nulla.

Professavano pace ed amore. In breve si conquistarono la stima della popolazione mondiale. Le istituzioni civili e religiose andarono in crisi. Governi blasonati crollarono miseramente mentre i templi venivano abbandonati in massa. Loro furono subito pronti a compensare la mancanza di ordine, suggerendo una grande novità: accettare La Voce.

I primi che la accettarono, ne parlarono in toni entusiastici e poi riuscivano in ogni cosa volessero fare. Apparivano più sereni, più... invidiabili. Così la gente si precipitò a farsi dare La Voce. Lui non fu uno dei primi, ma neppure degli ultimi.
Avere La Voce non era nulla di spaventoso o particolare. Bastava andare da Loro e chiedere La Voce. Loro alzavano le loro lunghe braccia al cielo, sorridevano e mandavano via gli umani: adesso avevano La Voce.

La Voce era una voce, appunto, con cui dialogare a parole o a mente. La si poteva chiamare, oppure era lei ad intervenire. La Voce sapeva tutto. Era onnisciente e poteva qualsiasi cosa. Non era mai fastidiosa, saccente o presuntuosa. Non si scandalizzava mai, sebbene talvolta usava toni interrogativi, di sorpresa, divertiti o dispiaciuti, quando uno decideva di non volerla seguire o era in disaccordo. Tuttavia la Voce era una compagna che non abbandonava mai l'umano. Sempre pronta a sostenerlo nei momenti di bisogno o gioire nei momenti belli. Era l'amante perfetta per qualsiasi essere umano. Con lei si poteva dialogare. Quando le domande si facevano complicate, sapeva come aggirare il problema con molto tatto.

"Dici che è arrivata la mia ora?" Aveva detto lui.

"Si. Il tuo tempo sulla Terra è finito." Aveva confermato La Voce.

"Ma Loro potrebbero farmi vivere ancora, no?"

"Si, ma il tuo fisico è logoro. La natura ha deciso che ogni creatura vivente abbia un limite. Loro potrebbero anche opporsi, ma sarebbe solo un rimandare. Poi i continui aggiornamenti renderebbero il futuro trapasso più difficile e penoso per te. Meglio andare quando lo ha stabilito la natura."

"Anche tu sei trapassata?"

"Si, molte volte. Voi umani siete al primo passo verso le evoluzioni future. Come una crisalide, che in vita è un bruco e poi si trasforma in farfalla."

"Anche Loro sono già trapassati?"

"Si, sono già trapassati e trapasseranno ancora. Così nelle evoluzioni future, per accedere ai
livelli superiori."

"Tu sei all'ultimo? Loro vengono prima o dopo di te?"

"No, io non sono all'ultimo e Loro non sono ne più avanti ne più indietro, secondo i tuoi canoni. Devi capire che il mondo trascendentale non è come quello in cui tu vivi, ma è molto più complesso e complicato. Come il vero nome di quelli che tu chiami Loro, perché il loro nome per te è impronunciabile. Così non posso neppure io dirti il mio vero nome perché non lo riusciresti nemmeno a concepire. Tu mi conosci solo come La Voce e questo mi basta, perché ti permette di capirmi con la tua mente che ora è limitata, ma poi si espanderà con i livelli successivi."

"Ma cosa succederà, come morirò?"

"Oh, non temere. Non ci sarà alcuna sofferenza. Proprio come addormentarsi. Così sarebbe stato anche nella tua vita senza l'arrivo dei Loro, se avevi la fortuna di non ammalarti o di subire una morte violenta. E' la morte naturale."

Come Loro e La Voce avevano trasformato il mondo. Ora era un luogo pieno di pace. Avevano suggerito d'abbandonare la società dei consumi e di tornare alla natura. La Voce spiegò come ricavare tutto il necessario sfruttando ciò che la natura metteva a disposizione. Piante apparentemente inutili avevano proprietà inimmaginabili se utilizzate nei dovuti modi. E così ci fu un esodo verso le campagne mentre Loro provvedevano a far sparire i segni della civiltà tecnologica. Ai primi tempi lui aveva un poco nostalgia del suo vecchio mondo, ma in poco tempo il nuovo stile di vita lo aveva contagiato rendendolo entusiasta. Era comunque una vita faticosa, ma grazie all'aiuto della Voce tutto sembrava più soddisfacente. Non c'erano più litigi e violenze. La pace regnava sovrana sul mondo.

Lui vestiva con fibre vegetali ed animali, mangiava fibre vegetali o loro estratti, accompagnati dal latte e dai suoi derivati, gli unici alimenti di carattere animale permessi, perché così non si dovevano uccidere gli animali. Ovviamente gli animali erano ancora allevati, per esempio la pecora, per la lana, ma quando gli animali morivano di vecchiaia o per qualche malattia, La Voce aveva insegnato come sfruttare ogni fibra degli animali morti per ricavarne qualcosa di utile. Dato che gli animali erano tornati ed esser tanti, vi era sempre materia prima da lavorare. Non tutta la tecnologia era stata abolita, ma solo quella strettamente necessaria, come l'arte ceramica, quella metallurgica e quella della falegnameria, tutte ad un livello molto semplice ma molto efficace.

Ovviamente la gente si ammalava ancora e se non bastavano le cure naturali, allora La Voce suggeriva di portare i malati o gli infortunati, che un incidente grave poteva sempre capitare, verso uno degli ospedali dei Loro. Piccoli edifici con poche camere sparsi qua e là. Si portava l'infortunato in una stanza, come quella dove era lui in quel momento e lo si lasciava li. Poi era La Voce a dire di tornare a riprendere l'infortunato guarito, ma spesso era lo stesso infortunato a tornare sulle sue gambe. Anche lui si era ammalato ed era già stato in una camera come quella. Si era steso, poi come addormentato ed al risveglio era guarito. La porta si era aperta e La Voce gli aveva dato il bentornato.

Anche la struttura sociale era cambiata. L'uomo restava sempre più forte rispetto alla donna, quindi si dedicava ai lavori più faticosi, lasciando libera la donna d'occuparsi della prole, della preparazione dei cibi e la coltura degli orti. L'uomo aveva sempre lavori di una certa entità in quanto le abitazioni erano in fibre naturali che si deterioravano rapidamente, quindi c'era sempre lavoro da svolgere, ma anche nei campi e nei frutteti. Quanto ai rapporti tra i sessi, le coppie fisse erano poche e c'era la tendenza a cambiare spesso. La Voce in questo forniva spesso aiuto, suggerendo chi e quando o dissuadendo da certe tentazioni. Lui stesso aveva avuto desideri nei confronti di certe donne e talvolta La Voce si diceva d'accordo, altre no. Lui aveva talvolta evitato i suggerimenti della Voce e molto spesso aveva ricevuto un rifiuto. La Voce però non se la prendeva mai a male e cercava sempre di farlo ragionare. Così, il suo matrimonio precedente all'arrivo di Loro era sfumato. Nell'arco della sua vita aveva giaciuto con molte donne ed ora aveva tre figli e due figlie da donne diverse. Li conosceva bene tutti e cinque, ma voleva altrettanto bene a tutti gli altri bambini della comunità così come gli altri amavano i suoi. I bambini, in quell'ambiente, crescevano forti e sani, privi di quelle turbe che lui ricordava nei bambini di quando lo era lui e di quelli poi.

Ovviamente non c'era solo il lavoro. Le feste erano numerose. Una nascita, la fine dell'aratura piuttosto che della semina o del raccolto, ma anche una morte annunciata, come la sua. La gente era arrivata dai dintorni. Gente che non conosceva, ma tutti pronti a far festa. Portavano generi alimentari o altro per rendere la festa più intensa. Così come la sera accanto al fuoco, chi sapeva cantare o suonare dava sfoggio delle sue abilità musicali ed i ballerini che così incitavano tutti alle danze. Poi ecco una palla fatta di stracci volare tra i tavoli e subito s'accende una partita ad un misto di calcio, pallacanestro e pallavolo, praticata da uomini, donne, bambini e cani, ciascuno secondo le proprie abilità. Chi non pratica continua ad ascoltare la musica, danzare o ascoltare le storie narrate da chi è bravo a narrare racconti di fantasia. I suoi erano stati due giorni di festa. Poi tutti si erano congedati da lui, ringraziandolo per la compagnia e per il lavoro svolto per la comunità, oltre che per l'evento unico a cui stava andando in contro, con la raccomandazione di non dimenticarsi di tutti quelli che erano ancora lì, così come lui aveva fatto per tutti quelli che se ne erano andati prima di lui. Qualcuno fu preso dalla commozione, anche questo era accaduto a lui, ma La Voce gli aveva suggerito qualche parola di conforto.

Ora era lì. La musica soave, le pareti luminose e calde, l'aria fresca ma non fredda. Una ventata di vita come da tempo non se la sentiva. Pensò che era ora, quindi si distese sulla branda. Comodissima, i cuscini erano perfetti. Sul soffitto vide qualcosa che attirò la sua attenzione: c'era un triangolo giallo che lampeggiava. Gli venne sonno.

Dietro alla parete un dispositivo scattò. Se alla sua mente fosse stato collegato un encefalogramma, si sarebbero viste tutte le onde trasformarsi in righe assolutamente parallele. La musica soave tacque. Una botola si aprì e la branda fu risucchiata dentro. Tre grossi macchinari, immersi nella penombra, si chinarono sul suo corpo facendolo sparire alla vista. Luci colorate, ronzii, colpi leggeri e sommessi, rumore di liquidi gocciolanti ed aspirati. Il tutto durò giusto cinque minuti, poi i tre macchinari si ritirarono e la branda scivolò nuovamente nella stanza cilindrica. Non un capello, ne un briciolo di nulla. Assolutamente intonsa. Passarono circa due minuti, poi la musica soave ricominciò e la porta si aprì.

Sergio entrò strisciando i piedi. Aveva lasciato il bastone fuori, tanto non gli serviva più, come gli aveva detto La Voce. Con comodo, sempre come gli aveva detto La Voce, si diresse verso la branda.

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