Nuovi Dati di SOFIA Mostrano la Vera Composizione della Superficie di Cerere


Lo strato superficiale che ricopre il pianeta nano Cerere è composto da una polvere di pirosseno "secco" (privo di composti con molecole d'acqua), proveniente dallo spazio, mescolato allo strato nativo dato da carbonati, ghiaccio d'acqua e composti con molecole d'acqua. Credits: Pierre Vernazza, LAM–CNRS/AMU
Lo strato superficiale che ricopre il pianeta nano Cerere è composto da una polvere di pirosseno "secco" (privo di composti con molecole d'acqua), proveniente dallo spazio, mescolato allo strato nativo dato da carbonati, ghiaccio d'acqua e composti con molecole d'acqua. Credits: Pierre Vernazza, LAM–CNRS/AMU

Dalle molte osservazioni passate di telescopi a terra ed in orbita, la superficie di Cerere sembrava possedere una composizione ricca di carbonio, caratteristica tipica di molti degli oggetti presenti nella fascia degli asteroidi. Eppure c’è una novità: dagli ultimi dati acquisiti dallo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy della NASA (SOFIA) nelle lunghezze del medio infrarosso, risulta che la composizione superficiale di Cerere sia del tutto diversa da quella che ci si aspettava.

“Questo studio risolve una questione di lunga durata sul ‘se’ il materiale superficiale di un asteroide rifletta accuratamente la composizione intrinseca dell’asteroide stesso,” spiega Pierre Vernazza, ricercatore presso il Laboratoire d’Astrophysique de Marseille (LAM-CNRS/AMU). “I nostri risultati mostrano che estendendo le osservazioni al medio infrarosso, la composizione del substrato dell’asteroide rimane identificabile nonostante la contaminazione per oltre il 20% di materiale proveniente da altrove,” prosegue Vernazza.

Secondo le nuove osservazioni, pubblicate il 16 gennaio scorso su “Astronomical Journal”, sulla superficie di Cerere è presente una grande quantità di detriti composti soprattutto da frammenti di asteroidi ricchi di silicati: i risultati cozzano con la classificazione della composizione superficiale attualmente accettata per il pianeta nano e suggeriscono che esso sia ricoperto da materiale che maschera parzialmente la sua costituzione.

Cerere, insieme a circa il 75% degli asteroidi, è stato inserito – sulla base della colorazione – nella classe “C”: gli spettri prodotti dallo strumento FORCAST, in dotazione a SOFIA, mostrano tuttavia differenze significative dai vicini asteroidi di tipo C, rimettendo in gioco la comprensione della relazione tra il pianeta nano e gli oggetti più piccoli.

Per identificare la provenienza del pirosseno – minerale contenente catene di silicio ed ossigeno, molto comuna anche nella crosta terrestre – osservato su Cerere, Pierre Vernazza ed i suoi collaboratori, tra cui si annoverano ricercatori del SETI Institute (Mountain View, California) e del Jet Propulsion Laboratory (California), si sono concentrati sulle particelle di polvere interplanetaria (IDP, o “interplanetary dust particles”), che costituiscono le meteore quando passano attraverso l’atmosfera terrestre. Come il team stesso ha dimostrato in precedenza, le IDP che sono state lanciate nello spazio da collisioni tra asteroidi si trasformano in una importante fonte di materiali che va ad accumularsi sulla superficiedi altri asteroidi: ciò implica che uno strato di queste particelle abbia ricoperto Cerere restituendogli una colorazione molto simile a quella di alcuni dei suoi vicini asciutti e rocciosi.

Questo non è un caso isolato di materiale proveniente da fonti diverse e trasportato in un secondo momento sul un altro corpo del Sistema Solare: lo stesso è accaduto a Giapeto, luna di Saturno a “due facce”, e spiega probabilmente l’origine del materiale rossiccio osservato da New Horizons su Caronte, satellite di Plutone.

Giulia Murtas

Fonte: https://www.nasa.gov/feature/don-t-judge-an-asteroid-by-its-cover-mid-infrared-data-from-sofia-shows-ceres-true

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