Sette Mondi da Osservare per il James Webb Telescope


Illustrazione artistica che mostra come dovrebbero apparire i pianeti del sistema Trappist-1 in base ai parametri noti di dimensioni, masse e distanze orbitali. Credit: NASA/JPL-Caltech
Illustrazione artistica che mostra come dovrebbero apparire i pianeti del sistema Trappist-1 in base ai parametri noti di dimensioni, masse e distanze orbitali. Credit: NASA/JPL-Caltech

La scoperta dei sette pianeti rocciosi che orbitano intorno alla nana ultrafredda Trappist-1, a 40 anni luce da noi, è stata fenomenale sia per la quantità di mondi di dimensioni simili alla Terra che il sistema ospita, sia per il numero – tre: e,f e g – di quelli che si trovano nella fascia di abitabilità e potrebbero potenzialmente ospitare vita. A fornire un importante contributo per determinare se nel sistema di Trappist-1 ci siano le condizioni adatte per supportare eventuali forme di vita arriverà presto il James Webb Space Telescope.

La vita intorno ad una nana rossa può essere molto complicata. Le nane rosse sono le stelle che nel corso della loro evouzione rimangono più stabili, e sono le più fredde e piccole di tutte le stelle della sequenza principale (quelle che all’interno del nucleo stanno consumando l’idrogeno nelle reazioni nucleari); per questo motivo, la loro fascia di abitabilità (regione in cui, su un pianeta, l’acqua potrebbe esistere allo stato liquido) è più vicina e stretta. La vicinanza potrebbe comportare qualche problema: le eruzioni stellari colpiscono i pianeti a distanza ravvicinata, e potrebbero spazzare via velocemente l’atmosfera, prima che le basi per la vita possano essere gettate.

“Se questi pianeti possiedono atmosfere, il James Webb Space Telescope sarà la chiave che svelerà i loro segreti,” spiega Doug Hudgins, scienziato facente parte dell’Exoplanet Program al Quartier Generale della NASA a Washington. “Nel frattempo, le missioni della NASA quali Spitzer, Hubble e Kepler seguirenno da vicino questi pianeti.”

Illustrazione artistica di Trappist-1 e dei suoi sette mondi, apparsa su Nature il 23 febbraio 2017. Credit: NASA/JPL-Caltech
Illustrazione artistica di Trappist-1 e dei suoi sette mondi, apparsa su Nature il 23 febbraio 2017. Credit: NASA/JPL-Caltech

In partenza nel 2018, il JWST analizzerà con il metodo della spettroscopia la luce proveniente da questi mondi separandola nelle varie lunghezze d’onda, in modo da identificare l’impronta caratteristica delle diverse componenti chimiche che fanno parte delle loro atmosfere. In cima alla lista ci sono i biomarcatori chimici che potrebbero provenire da processi organici, tra cui l’ozono – prodotto sulla Terra da organismi fotosintetici come le piante ed il fitoplancton – ed il metano.

Il numero dei pianeti del sistema aprirà un nuovo capitolo della ricerca nel campo della planetologia comparata, che permete di scoprire processi planetari fondamentali tramite il confronto tra diversi mondi. “Questo è il primo e l’unico sistema a possedere sette pianeti di dimensioni terrestri, dove tre sono nella zona abitabile della stella,” dice Hannah Wakeford, ricercatrice postdottorale presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt, Maryland. “È anche il primo sistema sufficientemente brillante, e sufficientemente piccolo, da rendere possibile a noi guardare ad ognuna delle atmosfere di questi pianeti. Più impariamo a riguardo degli esopianeti, più possiamo capire come il nostro stesso Sistema Solare sia diventato quello che è. Con tutti i sette pianeti di dimensioni terrestri, possiamo esaminare le diverse caratteristiche che rende ognuno di essi unico e determinare le connessioni critiche tra le condizioni di un pianeta e le sue origini.”

Giulia Murtas

Fonte: https://www.nasa.gov/feature/goddard/2017/probing-seven-worlds-with-nasas-james-webb-space-telescope

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