Spazio all'Immaginazione 4° Edizione, Sezione Racconti Brevi: "Dove sarò?" di Pecora Elettrica


Credit: Tsubasa Artwork
Credit: Tsubasa Artwork

Dove sarò?

Pecora Elettrica

Non è molto semplice saper cosa divida il mio esser qui in questo momento oppure in un altro. Altrettanto difficile poter concepire, che la propria mente, si trovi da un’altra parte che non sia il proprio corpo. Alcuni esperimenti, fatti parecchi anni fa sul filosofo Daniel Dennett e in seguito su David Sanford hanno sperimentato questa dislocazione durante una missione all’interno della Terra per analizzare una sostanza radioattiva.

Poche notizie possedevo riguardo queste vicende e sulle loro esperienze. Tutta la questione era stata oscurata dall’FBI per non far sapere in giro le scoperte fatte da quel gruppo di scienziati. Era stato pubblicato solo un articolo riguardo la possibilità di estendere la propria mente, ma nulla di più. Dopo diversi anni dai seguenti fatti venni contattato dal governo degli Stati Uniti che voleva che facessi da cavia per scoprire cosa si nascondesse per quel tunnel radioattivo. Sapevo ai rischi in cui sarei potuto andare in contro se avessi partecipato a questo tipo di missione, poiché sia Daniel Dennett che David Sanford morirono in quell’occasione (secondo quanto riportato dai media). Venni condotto all’interno di un laboratorio segreto scavato all’interno di una collina nei pressi di Anchorage, città dell’Alaska. Il laboratorio si presentava con un lungo corridoio che si andava ad estendere per un paio di scalette metalliche, sia sopra che al di sotto del terreno. Vi erano una moltitudine di arnesi di uso medico, diverse vasche piene di cervelli e alcuni robot di color argenteo dalle sembianze umane. Entrai in una stanza operatoria dove venni tranquillizzato da due neurochirurghi che mi dissero che non avevo nulla da temere e che l’operazione alla quale mi sarei dovuto sottoporre sarebbe stata veloce e indolore. Fui collocato sul tavolo operatorio e mi venne spiegato in breve cosa intendevano farmi. All’inizio mi avrebbero semplicemente asportato il cervello in una teca di vetro immergendolo in ossigeno liquido; da lì in poi avrebbero esteso le mie capacità cerebrali con l’uso di elettrodi che funzionavano con il calore per permettermi di sopravvivere  (il mio corpo avrebbe prodotto calore da solo) ed infine il mio cervello sarebbe stato collegato oltre che al mio corpo anche ad un calcolatore. In sostanza non sarebbe cambiato granché, l’unica cosa che non sarebbe stata più come prima dell’intervento, era il fatto di non avere ciò che mi permetteva di fare pensieri dentro la mia testa. Tutta l’operazione sarebbe durata solo un’ora e mezza. Mi venne fatta una puntura per anestetizzarmi completamente. Persi lentamente i sensi e le ultime figure che vidi prima di chiudere gli occhi furono quelle dei due medici con il bisturi pronti ad incidermi il cranio. Risvegliato non sentivo alcun tipo di dolore di post-operazione e mi chiedevo veramente in quel momento se non avevo davvero il cervello dentro il mio cranio. Mi alzai piano e i medici mi indicarono con il dito una vasca all’angolo della stanza. In quell’istante vidi il mio cervello. Ero abbastanza sbalordito. Fuori dalla stanza c’erano tre uomini del governo ad attendermi. Loro mi avrebbero spiegato lo scopo della mia missione e mi avrebbero scortato fuori. Il mio unico obiettivo sarebbe stato entrare in quel tunnel e capire che cosa succedesse all’interno, perché sino a quel momento nessuno era riuscito ad entrarci senza morire. Arrivato nel luogo, venni calato con delle misure di sicurezza nel tunnel buio. Scendevo lentamente per diversi metri per evitare che la fune alla quale ero legato si spezzasse. Una luce verde si disperdeva per le pareti rocciose nelle tenebre di quel claustrofobico vicolo. Vuol dire che ero vicino al punto che stavo cercando. Presi ad analizzare i minerali che si trovavano intorno a me. C’erano diverse varietà di silicati e solfati, però notai qualcosa di difficile classificazione. Quel minerale sconosciuto aveva il colore dello zolfo, la leggerezza di una pomice e la fosforescenza di una lucciola. Decisi di staccarne un piccolo pezzo e di inserirlo in un sacchettino per poterlo far analizzare. Stranamente, incominciai a tremare e ad avvertire un forte senso di nausea. Forse era la concentrazione di tutti quegli elementi chimici che mi faceva avere quei tipi di sintomi. Riuscii a proseguire per un altro paio di metri prima di perdere i sensi. Al mio risveglio mi trovai nel laboratorio di Anchorage con mio immenso stupore. Uno degli scienziati che si trovava con me, mi spiegò che si erano messi ad analizzare lo strano minerale ritrovato e che ci sarebbe voluto un bel po' per avere un risultato a causa della complessità di quella roccia. Non ricordavo molto di quella esperienza nelle profondità della Terra, in particolare gli istanti prima in cui persi i sensi. In quel momento pensavo al mio corpo che sembrava lo stesso di prima, al mio pensiero ed al mio cervello che era nella teca in una delle stanze del laboratorio. Avevo la sensazione di sentirmi diverso dopo l’esperienza che avevo avuto nei meandri del pianeta. Non mi sentivo più me stesso. Gli uomini del governo mi diedero la possibilità di ritornare a casa e mi avrebbero avvertito in caso di novità imminenti sul minerale ed eventuali scoperte. Presi il primo aereo disponibile e mi imbarcai per far ritorno a Detroit. Il viaggio fu tranquillo, non accusai alcun malessere anche se ero stato esposto a un numero considerevole di radiazioni durante la missione. A casa mi addormentai sul divano verso le 5 del pomeriggio. Nel sognare mi accorsi di una cosa: Ero in grado di essere cosciente. Non riuscivo a capire come era possibile, però ero in grado di pensare. Un pensare strano, perché in quel momento non ero io, ma un calcolatore. Stavo pensando da computer attraverso equazioni e logaritmi su uno schermo rettangolare. Se qualcuno in quel momento mi avesse sottoposto ad un test di Turing sarei stato in grado di superarlo senza problemi e imitar perfettamente un comportamento umano (pur se in quella circostanza ero un semplice computer). Il me calcolatore era collegato alle telecamere presenti nel laboratorio segreto in Alaska.  Sfruttai quell’occasione per dare un’occhiata ad ogni angolo di quel posto. Vidi gli scienziati intendi ad analizzare il minerale che avevo trovato con strani macchinari; Vidi alcune persone che venivano operate con l’asportazione del cervello( come era successo a me); Vidi pure una cosa sconvolgente: riuscivo a scorgere con una telecamera l’interno di un’altra stanza, nella quale non era presente alcuna sorveglianza( potevo guardare solo perché la porta era leggermente aperta). Su un lettino c’era una creatura non umana. Non riuscivo a vedere molto bene dentro quella camera, avevo solo una visione parziale e non messa bene a fuoco. Di quel che potevo descrivere su ciò che stavo vedendo, quell’essere era davvero strano. Non era completamente un essere organico. Si notavano evidenti braccia di metallo, il petto ricoperto da peluria e la faccia da giraffa con una piccola spaccatura sul cranio che lasciava intravedere un cervello umano. L’immagine di quell’essere mi rimase impressa nella memoria e non appena sveglio la prima cosa a cui pensai fu: che cosa mai poteva nascondere il laboratorio di Anchorage? Che esperimenti stavano conducendo? Cosa mi avevano tenuto nascosto? Per alcuni giorni rimasi a casa, pensando giorno e notte a quella cosa, prima di ricevere notizie dal governo. Una sera intento a preparare i pomodori per sbaglio mi tagliai. Notai che da dentro la ferita non usciva sangue (cosa molto insolita). Ad uno sguardo più attento vidi un luccichio che era tipico degli oggetti metallici. Questo aumentava i miei dubbi sulla mia identità. Cosa ero diventato? Se sotto la pelle nascondevo un tessuto artificiale, che cosa potevo essere? Decisi di andare a dormire per poter prendere il controllo del computer del laboratorio per trovare qualche indizio che mi avrebbe potuto aiutare su quel mistero. Preso il controllo del calcolatore, mi misi subito ad analizzare i dati degli esperimenti degli scienziati. Naturalmente non erano così stupidi da lasciare le loro informazioni così facilmente accessibili. Sapevano benissimo che potevo collegarmi al dispositivo proprio perché erano loro ad avermi fatto quell’operazione, però non conoscevano a fondo le capacità che mi avevano donato. Inizialmente provai una miriade di codici binari formati da 10 numeri alla volta. In quel caso non riuscii ancora ad avere accesso ad alcun tipo di informazione presente nella mia ram. Dopo la prova con diversi codici potei aprire una cartella. Questa cartella portava il nome di “Identità in fase di sviluppo con materiali organici e inorganici” e conteneva diversi file sulle persone che avevano subito esperimenti. Vidi tra quelle miriade di nomi il mio, quello di Dennett e anche quello di Sanford. Lessi le informazioni riportate che riguardavano me stesso. Oltre ai miei dati biografici alla fine vi era riportato il fatto che io ero morto qualche giorno fa in una spedizione. Questo però non tornava. Io non ero morto e poteva sembrare un paradosso leggere del proprio passaggio a miglior vita. Andai a leggere le informazioni riguardo ai miei due predecessori. Riguardo Dennett vi era riportato il fatto che era scomparso misteriosamente e non morto come si credeva, mentre su Sanford vi era la seguente dicitura: “ Nel giorno 30 Agosto del 1999, lo scrittore David Sanford dopo aver subito un intervento al cervello venne usato come cavia per sperimentare il progetto APC”. A quel punto mi svegliai e non ebbi il tempo necessario per poter analizzare altri dati. Cominciai a fare mente locale su ogni cosa che ero riuscito a scoprire.  Mi chiedevo se gli esperimenti che abbiamo subito non nascondano eventuali progetti segreti che in qualche modo sono collegati con lo strano materiale trovato nel mantello a 2000 km di profondità.
Non mi restava che scoprire su cosa si basava il progetto APC. Domani sarei tornato al laboratorio di Anchorage perché c’erano delle novità sul minerale, ma sapevo che dovevo trovare altri indizi, prima di ritornare lì. Mi era rimasta solo una notte di sonno. Intanto guardai il taglio che mi ero fatto il giorno precedente e con sorpresa mi resi conto che si era completamente rimarginato. Decisi così di provare a fare una pazzia. Siccome avevo acquisito una capacità di rimarginazione così veloce, mi venne in mente di provare un taglio più grande per poter capire al meglio cosa era cambiato all’interno del mio corpo. Presi e cercai di scarnificare un bel po' di pelle dalla mia mano. Sottopelle mancavano le ossa e il tutto era sostituito da una struttura di metallo e da materiale sintetico. Ora la domanda sorgeva spontanea: Cosa ne era rimasto di me se tutto il mio corpo era inanimato e il cervello mi era stato asportato? Forse solo la mia coscienza era sopravvissuta o nemmeno quella? Il giorno passò velocemente e la notte mi diede un po' di sonno. Avendo man mano preso sempre di più la mano con il mio me calcolatore, non mi fu difficile scoprire altri dettagli. Il progetto APC portato avanti da alcuni ricercatori di intelligenze artificiali, organiche, psicologi, neurochirurghi e biologi statunitensi consisteva nel poter creare un individuo a più coscienze che possa mutare nel corso del tempo con la capacità di poter, attraverso il pensiero, controllare più corpi alla volta mantenendo integro il proprio essere. Sembrava chiaro che io in quel momento stavo controllando due corpi senza aver avuto perdita di memoria. Al mio risveglio ricordai che nel laboratorio avevo visto dei robot la prima volta. Il mio aereo sarebbe partito verso le 12 del mattino e mi dovevo incominciare a preparare per la partenza. Gli ufficiali del governo mi avrebbero aspettato al mio arrivo in aeroporto. Atterrato in Alaska fui scortato dagli uomini verso il laboratorio segreto. Ormai lo conoscevo come le mie tasche,  perché lo avevo visto così tante volte attraverso le telecamere del computer. Fui portato nella stanza in cui avevano eseguiti gli esami sul minerale. Lì uno degli scienziati cominciò a spiegarmi cosa avevano scoperto: «Il seguente minerale che noi abbiamo nominato JO-K presenta caratteristiche particolari. Innanzitutto è altamente radioattivo e l’esposizione prolungata è in grado di provocare forti allucinazioni. Non è tutto. Può cambiare di stato, ovvero passare dallo stato solido a quello liquido e sembra che questo cambiamento crei, come abbiamo osservato negli ultimi giorni, una presa di coscienza da parte del minerale. Ad esempio reagisce alla luce e riesce ad avere una struttura tale da poter essere considerato una forma biologica o semplicemente un essere vivente». Dopo le sue dichiarazione fui sorpreso. Non avrei mai pensato che un minerale potesse in un certo senso passare ad essere una forma organica a tutti gli effetti. Guardai la sua mano. C’erano dei segni evidenti del minerale sulla sua pelle. Lo scienziato si accorse che me ne resi conto e prese di nuovo la parola: “Tanto è inutile mentirti. Questo è solo il mio ospite; io sono l’ospitato. Sono stato io ad organizzare la spedizione all’interno della Terra per permettermi di recuperare le altre mie parti. Tutto questo laboratorio è opera mia. Ogni singolo esperimento. Il progetto APC è una mia idea. Ed anche tu sei sotto il mio controllo”. Rimasi sconcertato. Non avevo più nessuna certezza. Il tutto poteva essere una tremenda allucinazione, ma ogni cosa era troppo reale. La voce dello scienziato riecheggiò l’ennesima volta: «Il progetto a più coscienze consiste nel fatto di poter estendere una delle coscienze a più individui animati ed inanimati. Hai presente Daniel Dennett e David Sanford? Tu sei la loro coscienza.  Il cervello che avevi è stato prima di Dennett, poi di Sanford ed infine il tuo. Tu naturalmente non ne hai il ricordo, però è così. Non ti sei mai chiesto perché sei fatto di metallo? Durante i nostri esperimenti noi forniamo a dei robot un rivestimento di pelle umana che maschera cosa c’è davvero sotto. Questo fino a quando non viene asportato il cervello. Poi la pelle umana viene tolta e ne viene aggiunta una sintetica. Tutto questo serviva a creare un’unica grande coscienza controllabile da me, semplice minerale inorganico quando me ne sarei impossessato. Sono come una sorta di parassita. In un certo senso vi ho programmati io. Semplice. Tu sei morto! Tu non esisti! Quando il cervello viene tolto da un corpo è normale che si smetta di vivere. L’unica cosa che hai adesso è esserne cosciente. Non sei niente. Il tuo è uno stato allucinatorio perenne e non potrai più uscirne. Quando il corpo che possiedi verrà distrutto, ti ritroverai in un altro. Il mio scopo è di essere sempre presente in ognuno di voi. Potrei essere una sorta di Dio, il vostro libero arbitrio, ciò che vi scorre dentro. C’è anche da sapere che sto facendo altri esperimenti. Sto costruendo nuovi prototipi robot con caratteristiche umane e animali. Questo per potenziare le caratteristiche fisiche dei miei nuovi corpi. Sarò in ognuno di loro». Un grande brivido mi attraversò tutto il corpo (anche se ero fatto di ferro) e mi chiesi: « Dove sono adesso? Dov’ero prima? e Dove sarò poi? Chi mi abita?». Il liquido minerale mi scorreva nelle vene al posto del sangue. La fosforescenza era inconfondibile.
Una risata si diffuse per la stanza mentre le bollicine delle grandi teche con i cervelli salivano in cima. il corpo con la testa da giraffa sul tavolo operatorio aprì gli occhi e grugnì.

Rispondi

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>