Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Sezione Racconti Brevi: "La giornata d'un irroratore" di Gianstele Scandiami


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La giornata d'un irroratore

di Gianstele Scandiami

(ispirato dal podcast “Conspiracy Theories and their Worlds” di C.M. Kosemen e Simon Roy)

George era al suo primo giorno di lavoro  e guardava il viso da rettile nello schermo. Strizzava gli occhi cercando di leggere il labiale mentre Il rombo dei motori gli sfondava le orecchie. Guardò Max in cerca d’aiuto, ma il collega era affondato nella sua poltrona, le mani sulla cloche. Vedeva la sue labbra mormorare sottovoce: 213453 213453 213453 213453… la sequenza di Gravoboi per il volo sicuro. Tornò a guardare il visore e urlò: “Non capisco, signor Rothchild, ALZI LA VOCE!”.

Il signor Rothchild smise di parlare, lo sguardo torvo. Sbuffò e corrugò la fronte. “Adesso mi sente, signor Smith?” la voce del signor Rothchild esplose nella testa di George come un petardo. Non che la cosa aiutasse la sua emicrania. “Sì, grande immenso maestro, sì signor grande immenso maestro” recitò George mentre con le mani tracciava il segno di Seth, la croce riversa e ogni genere di triangoli. L’etichetta era rigidissima.

“Allora, mi ascolti bene” continuò il signor Rothchild, mentre la lingua biforcuta gli guizzava tra la dentatura perfetta. “So che è il suo primo giorno, ma le assicuro che è tutto semplice. Come sa, l’abbiamo scelta perché lei è il meglio del meglio, ha passato con il massimo dei voti tutti i nostri esami”. George doveva ancora ringraziare Max: di certo, senza di lui, non ci sarebbe mai arrivato che, per ogni domanda, doveva dare una risposta qualsiasi, basta non fosse quella corretta. “Dannazione” pensava “sarei dovuto andare a lavorare all’HAARP con mio cugino… là si che pagano bene e poi… ”.

“Signor Smith, non mi costringa a vaccinarla di nuovo. Ora metta la mano sotto il sedile, dovrebbe trovarci una scatola. Bravissimo, quella”. Dentro c’era un ammasso di attrezzature elettroniche alla rinfusa, una specie di pistola con una imponente (ed ingombrante) spirale in rame, scatole e scatolette, medaglioni, amuleti e quello che pareva un enorme proiettile da caccia grossa. “Allora, le spiego solo le cose principali” continuò il signor Rothchild, le squame iridescenti che apparivano e sparivano sul volto spazientito. “In quella scatola ci sono delle pastiglie omeopatiche, quando raggiungerete la quota e inizierete a irrorare ne prenda una e la metta in due litri d’acqua, mescoli bene e beva. La proteggerà dalle energie dell’alta atmosfera. Vede invece quella?” Intendeva quello che pareva un grosso pomello decorato di simboli arcani “Quella è una butt-plug, se la attaccano degli alieni non leali al NWO la… indossi. La proteggerà dalle loro sonde e dalle loro influenze demoniache. Ora, con i cristalli di sale, si assicuri di avere i chackra allineati nel modo corretto e il karma purificato, non vorremmo che tornasse come fantasma a rovinarci i progetti. Poi vede…” Il signor Rothchild continuò per molto, molto tempo: si sa come sono fatti i vecchi, per lo più quando sono immortali… Quando raggiunsero quota lo fece andare sul retro, attivare i dispersori di scie di condensa e “aprire i rubinetti”. George guardava quei litri e litri di vaccini, metalli pesanti e nanopolveri riversarsi giù, mentre Rothchild parlava e parlava. Che noia di lavoro. Passò quasi un’ora, quando finalmente chiuse i rubinetti e permise di nuovo alla normale condensa di formarsi in coda all’aereo. Si scambiarono il segno di Horus, la camminata massonica e, mentre George cantava con voce stonata Thunderstruck degli ACDC al contrario, il signor Rothchild chiuse la chiamata.

George tornò in cabina di pilotaggio, si sedette al suo posto e buttò il palmare in un cassetto. Max e George si guardarono in faccia, e George finse di sbuffare. Max rise “(213453) La fa sempre lunga (213453) il vecchio capo”.  Si aggiustò il cappello dei 49ers “Guarda: (213453) ormai abbiamo stiamo sorvolando l’Atlantico (213453), ne avremo un po’ prima (213453) dell’Europa, quindi… rilassati! (213453) Goditi il viaggio!”

George cercò di mettersi comodo e tirò fuori il cellulare. Salutò nella fotocamera, di sicuro qualcuno alla base lo stava guardando, e chiamò la figlia.

“Ciao tesoro!”

“Ciao papà! La mamma… (vociare di sottoforndo) la mamma chiede come va il primo giorno!”

“Bene, tesorino! Pulire bagni non è così male alla fine!”

“Ma cos’è questo rumore? Sembri quasi su un aereo!”

“No… ehm… si, tesoro! Pulisco i bagni degli aerei!”

“Mentre volano?”

“Si, tesoro! Si… si fa p-per risparmiare tempo! Dai, adesso devo lavorare, ci sentiamo stasera!”

“Va bene, papà!”

George sospirò: l’aveva scampata bella. Ora, già che aveva il cellulare in mano, decise di aprire Facebook. Immigrati, immigrati, immigrati… Terra piatta! Riconobbe la pagina: Flat earth Italia: la piada ci rende liberi. Conosceva il gestore, Gianmario, troll di professione. Bel lavoro il suo, alla fine, stimolante a suo modo. Cercare di convincere la gente che la terra è tonda con claudicanti argomentazioni sul fatto che sia piatta era geniale. “Che ignoranti” pensò, guardando dal finestrino, “basta guardare…

Stava giusto leggendo l’ennesimo commento di Gianmario, sotto un post di tale Rosary Walknòt, quando Max emise un singulto. George si girò: era sbiancato. “Che è? Che succede?” Con dito tremante Max indicò qualcosa, in mezzo a quella nuvola a forma di cane. George ebbe un tuffo al cuore: non indicava qualcosa nella nube, indicava proprio la nuvola! “Cosa cazzo…” Gli occhi del cane-nuvola brillarono di luce azzurra, irosi. Le zampe che erano cirri si mossero, come correndo sul cielo azzurro. Spalancò la bocca, mostrando la gola, attraversata da lampi e scariche di fulmini.

“UNA GLORIA CELESTE!!” riuscì a gridare Max gettandosi sulla cloche. L’aereo tanker virò di colpo, allontanandosi dal cane-nuvola, ormai gettato all’inseguimento. “Cazzo cazzo cazzo cazzo” mormorava Max, poi, con voce apparentemente tranquilla, mentre grondava sudore dal volto pallido, riprese a cantilenare: “213453…435221…prendi…213453…435221…la scatola…213453…”.

George non vedeva più la gloria celeste, ma poteva udire il crepitio e gli scoppi dei suoi fulmini, mentre li rincorreva furiosa, affamata di scie chimiche. George gettò le mani sotto il sedile. Afferrò la scatola. La aprì: lo stesso mare di cianfrusaglie di prima. “che cazzo prendo?” urlò Gorge.

Max era visivamente provato da stress e sequenze numeriche: “…435221… Ighina…213453…spirale…435221…213453…batterie Tesla… “

George capì al volo, prese il grosso marchingegno, quello con la spirale di rame, poi immerse le mani in quel marasma di chincaglieria, un paio di fragilissimi cristalli finirono schiantati sul pavimento (voci quasi inaudibili sibilarono nell’aria). Trovò le batterie. George si passò la lingua sulle labbra, “Ecco ecco” disse a sé stesso, mentre collegava il tutto.

L’aereo ebbe un sussulto, un tuono esplose vicinissimo. Max emise un forte peto, l’equivalente di urinarsi addosso per un respiriano: “cazzo…(213453) esci fuori! Apro (435221) (213453) il portellone! (435221) sparagli!”

George si alzò barcollante, nell’aereo che ormai oscillava vistosamente sotto le turbolente correnti che erano il fiato del cane-nuvola. Giunse nella stiva, dove il liquame delle scie si agitava nella sua tanica.

Il portellone si stava aprendo e l’aria iniziò a fischiare, invadendo come un’onda la stanza. Il drone a forma di ISS, che era stato mal posizionato, scivolò sferragliando nel vuoto. George infilò il braccio in una sbarra di metallo e iniziò a regolare le manopole dello strumento. Ora lo vedeva vicinissimo, con quegli occhi accecanti, unico indizio dello scheletro di pura energia che abitava quel cumulonembo. Quando la gloria celeste vide George, spalancò di nuovo la bocca ed abbaiò un tuono. Il suono esplose nelle orecchie di George, e gli fece battere i denti. Puntò la pistola-spirale proprio verso la gola della gloria celeste. Prese un ampio respiro, e mentre le fauci del cane si gettavano sulla coda dell’aereo, premette il grilletto.

Un poderoso ‘ding!’ scosse l’aria. George vacillò, mentre la sua energia spirituale veniva risucchiata e proiettata in un unico raggio quantico. George non lo vide, ma il raggio uscì dal portellone, più veloce della luce, e colpì in pieno la gloria celeste. Proprio in mezzo agli occhi. Il suo scheletro di energia si disfece mentre le sue particelle venivano quantizzate. Anche la Luna, che era appena visibile nel cielo diurno e sfortunatamente si trovava sulla linea di tiro, venne quantizzata. Il suo ologramma per un visibile attimo sfarfallò e si poté scorgere il vero satellite, Nibiru, con le miriadi di navicelle extrabordo in transito nei suoi porti.

George guardò la gloria celeste dissolversi con un guaito sfrigolante e tornare una normale nuvola. Si appoggiò alla parete e prese un gran respiro mentre il portellone lentamente si richiudeva. Rimase solo il rumore dei motori, ormai in qualche modo confortante.

George tornò in cabina con il cuor che forse accennava a calmarsi. Max era visivamente più sereno ed era tornato a snocciolare sequenze più tranquille. Si guardarono ridendo e Max gli diede il cinque. Il palmare squillò: era il signor Rothchild. Il volto era deformato dalla smorfia di rabbia. Gli occhi erano diventati gialli, la pupilla verticale. Era, letteralmente, inviperito. “Signor illustre maestrissimo immenso!” esclamò stupito George, e già agitava le mani per aria in invisibili triangoli, ma il signor Rothchild non pareva in vena di convenevoli. “Ssssssignori, voi avete rivelato la nosssssstra presssenza al gregge” George non capiva, cercò di guardare Max, ma Rothchild richiamò la sua attenzione “La Luna, idioti. Per Belial, avete dissssssattivato per un ssssecondo la Luna!”. La lunga lingua biforcuta di Rothchild guizzava incontrollabile, il volto gli tremava di rabbia. “Avete idea di quanto tempo ci vorrà per convincere l’opinione pubblica? Quanto dentifricio al fluoro dovremo vendere??” George era a bocca aperta, poteva solo guardare il volto rugoso sbraitare. “Ssssarete disssstrutti.” pronunciò infine il Signor Rothchild, mentre la faccia gli tornava quasi umana, “Per il NWO, sarete distrutti. SOROS!!” urlò, rivolto a un’altra stanza “Attiva il laser orbitale! A mai più rivederci signori, la prossima volta assumerò ibridi umano-maiale.” E chiuse la comunicazione.

Max e George ebbero solo un momento per guardarsi in faccia quando l’aereo si trasformò in una palla infuocata. Mentre i pezzi dell’aereo volavano a incontrare l’oceano, i fantasmi di George Smith e Max Wilkox si stavano ancora guardando in faccia, sospesi a seimila metri di quota. A quanto pare i cristalli purificatori non erano stati proprio ben calibrati. Max, che prendeva tutto con filosofia, aprì bocca per primo, “beh, io vado a infastidire un po’ di fotografi, dicono la paga non sia malaccio. Ci vediamo!” Si toccò il cappello dei 49ers, o almeno il suo resto ectoplasmatico, e sparì nell’etere con uno schiocco di energia.

George, il cui posto di lavoro era sfumato già al suo primo giorno, non poté far altro che pensare: “Un’altra giornata schifosa”. Si guardò intorno, a destra, poi a sinistra, e anche lui sparì nell’etere, diretto non si sa dove. Forse a farsi un drink.

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