Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Sezione Racconti Brevi: "Lazarus" di Stegiale


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Lazarus

Stegiale

As may be seen on picture here,

    under the Dome the doctors do appear,

    When to their patients they are called,

    In places by the plague appalled,

    Their hats and cloaks, of fashion new,

    Are disposable made, dark of hue,

    Their caps with glasses are designed,

    Their bills with antidotes all lined,

    That foulsome air may do no harm,

    Nor cause the doctor man alarm,

    The device in hand must serve to show

    Their noble trade where'er they go.

(storpiatura della poesia del Dr. Hodges sui medici della peste)

Le vie del Lazarus erano particolarmente vuote quella notte. Non si sentivano i canti degli Anavaccinisti né le loro litanie. Gli unici suoni che turbavano il silenzio erano i lamenti degli appestati, il ritmico crepitare dei loro colpi di tosse, talvolta un richiamo di aiuto. Il medico della peste si aggirava con circospezione in questa bolgia moderna, illuminata da fredde luci al led. Era seguito da Mono-Act16-56, chiamato colloquialmente “Mon”, il suo rover da ricognizione ed analisi.

La vita di un medico della peste era troppo preziosa per permettersi imprudenze. Il primo ad entrare nell’abitazione sarebbe stato il fedele robottino, che avrebbe valutato la salubrità dell’aria. Nonostante il complicato respiratore, una specie di becco ricurvo in cui alloggiavano i sistemi di depurazione dell’aria, per il medico il pericolo di contagio non era nullo. In verità, in commercio erano presenti diverse tute più sicure e meno ingombranti di quella che indossava, ma la società degli Anavaccinisti aveva dei regolamenti molto rigidi: non si poteva utilizzare niente che non fosse stato approvato dalla maggioranza dei membri di un apposito comitato popolare. Quella setta, fondata da una cantante priva di ogni sorta di cultura accademica e, quindi, amata da tutti quelli che si rispecchiavano in lei, si era impossessata del bastone che l’autorità in un primo momento le aveva puntato contro: nel giro di pochi decenni aveva guadagnato un'inaudita popolarità.

Il nostro medico della peste, che con passo cauto si addentrava nel Lazarus, proveniva da una carriera disastrosa: nelle sterminate graduatorie per le posizioni a cui ambiva, si era sempre trovato qualche gradino sotto i vincitori. Quindi, si era arreso alla sorte ed aveva accettato ciò che la sorte stessa gli aveva offerto: un impiego come medico presso il Lazarus, la cittadella dei contagiati. I vent’anni di stipendio versati dagli Anavaccinisti l’avevano reso docile all’oscurantismo che imperava in quel mondo. Non si scandalizzava per l’ignoranza imperante e si accontentava della poca medicina che gli era permesso di praticare. Non era un ribelle, un idealista o semplicemente non si era mai atteggiato tale, poiché, in fin dei conti, subito dopo lo stipendio, aveva a cuore la sopravvivenza malati. Così, con quella strana armatura obsoleta, si aggirava per i vicoli della zona contaminata, come i suoi antenati del diciassettesimo secolo affrontavano i temuti miasmi dei lazzaretti.

Un vecchio modello di Mono-Act sbucò da un portone, trascinando un ingombrante sacco nero, chiuso ermeticamente. Il medico della peste osservò il Mono-Act allontanarsi con il suo triste carico. Per un attimo, gli sembrò che il sacco fosse scosso da un tremito. Non se ne stupì: molti Mono-Act non erano dotati di sensori in grado di distinguere con chiarezza i parametri vitali. Spesso si sbagliavano. Molto spesso. D’altronde, il Mono-Act-00-01 era nato per un unico, semplice compito: trascinare i cadaveri degli appestati verso il più vicino forno crematorio. Una volta completata la sua missione, il Mono-Act stesso, impossibile da sterilizzare completamente, si immolava per evitare di espandere il contagio. La generazione di Mon, per fortuna, era stata progettata per seguire fedelmente il medico della peste per lunghi anni.

“Medico della peste” potrebbe essere un termine fuorviante. Non era tornata la cara vecchia peste del Decameron, ma una “qualsiasi altra peste”: una malattia estremamente contagiosa, che aveva innescato nel popolo fanatismo e furore. Da anni, ormai, la scienza aveva sconfitto i principali virus e batteri che per secoli avevano falciato la popolazione. Questa vittoria era molto, molto sospetta. “Perché le industrie farmaceutiche non permettevano più alle persone di ammalarsi?” si era chiesto qualcheduno, illuminato da studi dilettantistici ed un raffinato fiuto per il complotto. “Cosa ci nascondono?”.

Quando le autorità avevano imposto l’obbligo vaccinale per questa nuova malattia, gli Anavaccinisti erano insorti. Avevano formato una comunità molto solida, che aiutava i membri in ogni aspetto della vita: istruzione a casa per evitare l’indottrinamento, mutua omeopatica e, soprattutto, il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale. Era bastato, infatti, diventare una religione per essere esentati dalla prassi comune.

L’anavaccinista medio poteva in questo modo seguire le proprie ferree convinzioni e prepararsi per l’Ordalia della Peste. Imbottito di rimedi casalinghi, entrava nel Lazarus ed aspettava il nero bacio della malattia.  Quasi tutti uscivano dal lazzaretto sulle proprie gambe o aiutati da qualche medico della peste che ne aveva provato la guarigione. Molti, esasperati dal sovraffollamento del quartiere, provavano a fingersi guariti benché fossero ancora scossi dai brividi di febbre, ma le postazioni mediche, collocate ad ogni varco per il Lazarus, li smascheravano sempre: i gestori avevano investito molto di più per evitare che un contagiato sfuggisse che per distinguere i morti dai vivi.

Una volta uscito dal Lazarus, l’anavaccinista aveva completato il suo percorso di formazione ed entrava a pieno titolo nella società: poteva candidarsi alle elezioni, entrare nei comitati popolari, sposarsi.

Ogni tanto accadevano incidenti, come quello ben sigillato nel sacco nero trascinato dal vecchio Mono-Act. Uno scienziato del comitato, però, aveva carismaticamente spiegato che si trattava solo di un anticiparsi di una morte di per sé già inevitabile, dovuta all’inosservanza della dieta basata sul gruppo sanguigno o da altre pericolose dimenticanze.

Il medico della peste sospirò, pensando alle notti insonni passate sui tomi universitari. Poi, però, si ricordò della propria missione, evidenziata sullo schermo del navigatore che lo guidava nella monotona scacchiera di prefabbricati.

“Utente 15645, blocco C, sezione 4, interno 12” mormorò attraverso la maschera. “Ci siamo, Mon”.

Mon rispose con un cinguettare elettronico. Il suo proprietario l’aveva leggermente modificato per dargli un po’ di personalità e sentirsi meno solo durante i lunghi turni notturni. Almeno, questo non era vietato dai dettami degli anavaccinisti.

Entrarono in un edificio spoglio, soffocante, costruito tutto su un piano per facilitare il compito dei Mono-Act.

L’ammalato era ormai in fase di guarigione e li accolse con un sorriso un po’ forzato, ma senza dubbio smagliante. Era parecchio pallido e, secondo la cartella clinica, aveva perso più di cinque chili, ma ad ogni domanda del medico sosteneva di essersi mai sentito meglio in vita sua.

“Dottore, dovrei chiederle un favore” chiese, con un tono arrogante che stonava con ogni parola pronunciata.

Senza aspettare una risposta, si posizionò a fianco del medico e attaccò una diretta oleografica trasmessa sul principale social network.

“Buongiorno, amici!”. Il suo volto entusiasta brillava in confronto all’aspetto tetro del suo vicino. A quel punto, il suo pallore avrebbe potuto benissimo essere imputato al contrasto con la scura divisa dell’altro. “Senza inganni e senza filtri, vi saluto dalla mia confortevole stanza del Lazarus. Con me c’è il dottor…”.

“Pantalini” sussurrò il medico attraverso la sua maschera.

“Come potete vedere, a quindici giorni dal mio ingresso nel Lazarus, sto benone!” disse il paziente. Ed illuminò i propri contatti con un altro sorriso smagliante. “È stata davvero una passeggiata”. Sorriso smagliante. “Un’esperienza che mi ha aiutato a riflettere”. Sorriso smagliantissimo. “Un’esperienza che mi ha insegnato il vero significato della vita”. Sorriso, a questo punto, eccessivamente smagliante. “Un’esperienza che dovremmo fare tutti, come è sempre stato in natura. Ma sentiamo, per conferma, che cosa dice il nostro dottore indipendente, non al soldo dell’industria farmaceutica. Ditemi, sto bene?”.

“Da quello che posso constatare e guardando i valori delle analisi fatte da Mono-Act16-56, posso dire che in questo momento lei si sta pienamente riprendendo dalla malattia. Anche se non sottovaluterei il dimagrimento di cinque chili, per cui le ho prescritto qualche integratore…” disse timidamente il medico. Sapeva che non poteva far trasparire la propria contrarietà, ma, allo stesso tempo, desiderava tutelare al meglio il proprio paziente.

Il sorriso dell’uomo non fu scalfito da questa affermazione. Infatti, si intromise nel discorso per sottolineare: “D-E-P-U-R-A-Z-I-O-N-E. Depurazione. È chiaro che la perdita di peso è dovuta a tutte le scorie che ho perso in questi fantastici giorni. Mi sento come nuovo! Rinato! Amici, penso che non ci sia niente altro da aggiungere. Ci sentiamo domani per un altro live-hologram”.

Tenere il braccio alzato per inquadrare anche Pantalini e Mon era stata una prova fisica spossante per il fisico provato del convalescente. Il dispositivo gli cadde a terra e, chinandosi per raccoglierlo, l’anavaccinista fu preso da un giramento di testa. Il medico della peste lo sostenne e lo portò a letto, lasciandogli sul comodino una serie di integratori permessi dal comitato degli Anavaccinisti.

Mon emise un bip impaziente per avvisare il suo padrone che era necessario un intervento d’urgenza in un altro settore. Pantalini sospirò: gli prudeva orribilmente il naso, ma non poteva grattarsi. Il robottino sembrò percepire il suo malumore e cercò di tirargli su il morale orchestrando i suoi bip in modo da ricreare un suono che ricordava dei campanellini natalizi.

“Ho capito, vecchio mio. Andiamo!”. Il medico della peste si sistemò la maschera sul volto e riprese il suo lento peregrinare per il Lazarus.

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