Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Fuori Concorso: "Il concerto" di Giuseppe Savoia (Parte 3-4)


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Il concerto

Giuseppe Savoia

III PARTE

Nella tarda mattinata una spoletta atterra verticalmente vicino alle astronavi Hoclenia ed “Indipendenza Vera”. Una macchina nera lunga e scura, due auto della Guardia Nobile e sei della polizia locale sono parcheggiate nei pressi della zona d’atterraggio.

Il portellone della spoletta si apre ed una passerella esce dallo scafo e si sistema in pendenza dal portellone al suolo. Da sotto la passerella si aprono dai due lati i componenti di metallo che si posizionano in modo da costituire i parapetti della passerella. Il fondo della passerella è costituito da tante traverse che si alzano e formano gli scalini. Questi dispositivi hanno formato una scaletta quasi uguale a quella degli aerei. Il primo a scendere è un uomo alto più di 2 amtros e mezzo, robusto e grasso che percorre la scaletta molto lentamente. Quando è arrivato giù iniziano a scendere Terbor Quant, Xonoh Congan e Xonoh Dakos Xobes. Xonni Foge inizia a percorrere la scaletta quando il bassista è giunto a terra. Quando il chitarrista si è riunito ai compagni l’ufficiale a capo del plotone della Guardia Nobile si rivolge in golosiano all’impresario ed ai musicisti: “Bentornati sul pianeta Geimo, benvenuti a Xoron e nella contea di Castellaquila.”.

I cinque salutano nella stessa lingua.

L’ufficiale si rivolge di nuovo al gruppo: “Sua Maestà ed alcuni suoi congiunti vi aspettano al castello.”.

L’impresario sale dallo sportello centrale destro della lunga auto scura mentre il chitarrista ed il cantante dallo sportello posteriore sinistro e il bassista ed il batterista da quello posteriore destro. Ai lati sono seduti Congan e Foge mentre al centro Quant e Xobes.

Gli sportelli dell’auto sono chiusi e l’ufficiale a comando della polizia locale parla per radio dicendo in calandriano: “Stiamo partendo.”.

Le sirene delle auto della polizia locale iniziano a suonare ed il convoglio si mette in marcia.

La carovana è costituita nell’ordine da tre auto della polizia locale, la quarta della Guardia Nobile, dopo c’è l’auto che porta i musicisti ed il loro impresario, seguita da un’altra auto della Guardia Nobile, chiudono la carovana i tre veicoli della polizia locale.

Dai finestrini dell’auto i Gub Vammagem osservano il paesaggio e vedono il paese arroccato sulla collina abbastanza ripida. Le auto iniziano a salire. Terbor Quant è il più curioso del gruppo, ma deve sforzarsi per osservare fuori visto che è al centro su un lato ha Xonni ma sull’altro gli altri due compagni. Il cantante fa notare come la strada è esposta sotto i burroni delle mura questo è funzionale alla difesa del paese e lui l’ha intuito perché ha letto romanzi d’ambientazione cavalleresca e fantastici. I suoi tre compagni subito iniziano scherzosamente a sfotterlo per questa sua passione che ritengono da bambini. La strada alterna tratti rettilinei in pendenza a tornanti. Ogni volta che l’auto con i Gub Vammagem arriva ad un tornante deve girare molto lentamente perché è lunga.

I musicisti durante la salita osservano la valle ed il tratto di mare a nord-est. Osservano anche uno stradina sterrata che taglia la strada carreggiabile e scende dritta a valle.

Il convoglio inizia ad attraversare la “porta Epralom” ed è all’interno delle mura. I veicoli percorrono il corso principale, ai lati ci sono numerose persone.

Gli adulti ultratrentenni sono solo curiosi mentre i giovani poco più che ventenni e gli adolescenti sono entusiasti e salutano, consapevoli che dentro l’auto scura e lunga celati dai vetri a specchio ci sono i loro beniamini, tutto questo entusiasmo è correttamente contenuto infatti nessuno si getta verso l’auto facendo quegli eccessi a cui i Gub Vammagem hanno assistito in altri luoghi dove sono stati. Xonni e Xohon il batterista, abbassano i vetri a specchio lasciando alzati solo quelli interni trasparenti. L’entusiasmo degli ammiratori, che sono ai margini della carreggiata, aumenta pur restando sempre composto. Le ragazze gridano i nomi dei musicisti il più urlato è quello del cantante seguito dal nome del chitarrista.

La carovana arriva nella piazza principale dove da un lato c’è la chiesa più importante del paese e di fronte il castello.

La fila d’auto si ferma davanti al fossato, aspetta che il ponte levatoio si abbassi, attraversa il ponte, il portale, arriva nel cortile del castello dove si ferma. Il ponte levatoio si rialza.

I Gub Vammagem ed il loro impresario scendono dall’auto così fanno anche le varie guardie nobili dai rispettivi veicoli.

Eppegisu ed Icro osservano i quattro musicisti da dietro il vetro di una finestra della stanza del trono. Icro è emozionantissimo più del suo parente undicenne, osserva la capigliatura lunga, bionda e riccia del cantante, quella bionda e liscia del bassista, e le due capigliature folte e brune degli altri due musicisti del gruppo, non li aveva mai visti se non in video e sta già sudando freddo per l’incontro che avrà fra pochi giluri.

L’ufficiale che comanda il plotone che ha accompagnato i Gub Vammagem si rivolge ai musicisti ed all’impresario in lingua golosiana: “Sua Maestà vi aspetta nella sala del trono. Il paggio vi accompagnerà.”

Il paggio fa cenno ai cinque di seguirlo. Il gruppo sale una rampa di scale poi gira e ne sale un’altra, arriva al primo piano ed inizia a percorrere un corridoio dove ci sono 64 arazzi ognuno rappresenta un uomo con l’armatura ma senza l’elmo in modo da ritrarre il volto e con la spada in mano. Ogni persona ritratta negli arazzi ha come sfondo la collina con il borgo di Castellaquila. Diciassette dei 64 uomini immortalati negli arazzi impugnano la spada con la sinistra gli altri con la destra.

“Questo che state attraversando lo chiamiamo corridoio dei Conti o degli Arazzi. Su ogni arazzo è ritratto uno dei conti che ha retto da contea dalla fondazione ad oggi.”. Dice il paggio in golosiano.

L’ultimo arazzo del corridoio mostra re Giurrego; Terbor Quant lo riconosce, l’arazzo mostra un uomo tra i trenta ed i trentacinque anni perciò più giovane di quanto il cantante lo conobbe due anni prima.

“Gli arazzi sono fatti quasi tutti durante il primo anno di reggenza di ciascun conte.”. Afferma il paggio in golosiano.

Il gruppo va in un altro corridoio e poi è fermato davanti ad una porta.

Il paggio apre mezza porta entra ed annuncia ad alta voce prima l’impresario e poi ognuno dei musicisti, ogni persona annunciata entra dopo aver sentito il suo nome. Gli annunci sono fatti in calandriano.

I quattro musicisti ed il loro impresario sono a meta del lato lungo di una lunga stanza rettangolare. Al centro sul lato opposto della stanza c’è il trono con il re seduto, un altro trono più piccolo è al lato destro di chi guarda ed è vuoto. Vicino ai troni ai lati ci sono Eppegisu ed Icro.

Il re fa cenno ai 5 di avanzare. A meta percorso, i cinque fanno un inchino, dopo re Giurrego fa cenno di continuare ad avvicinarsi.

I musicisti e l’impresario arrivano a 5 amtros dal re.

“Benvenuti a Castellaquila, la cittadina di cui sono conte.”. Dice in golosiano re Giurrego.

“Buongiorno, Vostra Maestà.” Risponde Xonni Foge.

“Buongiorno, Vostra Maestà, è un onore conoscerla. “ Saluta Xonoh Congan.

“Buongiorno, Vostra Maestà, è un onore conoscerla ed essere qui.”. Dice Xonoh Dakor Xobes.

“Buongiorno, Vostra Maestà, felicissimo di essere qui ed incontrarvi di nuovo in un occasione migliore l’altra volta ero in un letto d’ospedale a causa di un incidente. Sono onorato di essere alla presenza del re di un popolo di valorosi guerrieri a cui ho dedicato il testo del primo brano del III album pubblicato nell’anno che per voi è il 5970.”. Dice Terbor Quant.

Il quinto a salutare il sovrano è Rezor Zramp l’impresario, è l’unico che essendo alto oltre i 2 amtros e mezzo, supera di 7 centi amtros l’altezza del re, e la sua mole è enorme: “Buongiorno, Vostra Maestà.”. Incurante dell’etichetta si avvicina ad Eppegisu, lo prende velocemente sotto le ascelle e lo solleva prendendolo in braccio, con una facilità tale, da far sembrare Eppegisu tra le sue braccia non un ragazzo di undici anni ma bambino di due anni. “Ciao, monello. Mi metti a rischio la vita dei miei amici. Ci tengo anch’io per te.”

“Razor…mettimi giù!”

“Il coraggio non ti manca mai.” Dice Rezor Zramp che prontamente rimette a terra l’undicenne.

“E’ un piacere reciproco avervi qui.” Dice il re.

I quattro musicisti salutano Eppegisu, che considera l’incontro una cosa normale ed è calmissimo, e poi Icro, che poi è salutato anche dal loro impresario. Il ventenne è molto emozionato e suda tantissimo, la sua emozione raggiunge il massimo, quando stringe la mano al batterista.

“Sei il mio beniamino. Sono batterista, anch’io mi piacerebbe diventare bravo e famoso come te, per questo studio tanto.”.

“Bravo! Fai bene ad impegnarti un buon batterista cerca sempre di migliorare e non si adagia sui successi ottenuti.” Risponde Xonoh Congan.

Il re si rivolge ai musicisti: “A nome del popolo calandriano, vi devo ringraziare per la canzone Guerriero Esule che avete dedicato ai guerrieri calandriani in modo così esplicito, nel testo, che vi è costato dal 5970 di non poter più entrare nella Federazione Geimaniana perché in tal caso rischiereste l’arresto e l’esecuzione dalla condanna ad un anno di carcere per tre di voi e due anni per Terbor che ha scritto il testo. Con quella canzone avete valorizzato le virtù del mio popolo e propagandato le nostre istanze indipendentiste a tanti che le ignoravano.”.

“Maestà.” Inizia a rispondere Terbor Quant in golosiano: “ Quando 10 anni fa ci esibimmo per 4 concerti qui su Geimo nella Federazione Geimaniana, appresi la vostra storia ne fui affascinato tanto da scriverne una canzone l’anno dopo l’abbiamo pubblicata come primo brano del III album. Ammiro i popoli di guerrieri e la stima nei confronti dei calandriani è aumentata dopo che ho conosciuto vostro nipote, Eppegisu.”.

Icro interviene ricordando che il III album è l’unico del gruppo di cui è vietata la vendita integrale nella Federazione Geimaniana e che in quello stato è permesso solo vendere i singoli brani del III album eccetto il primo. Inoltre i cittadini geimaniani che sono sorpresi ad ascoltare la canzone “Guerriero Esule” o in possesso di una copia del singolo o del III album rischiano una multa pesante oppure 30 giorni di carcere.

Il re chiede ad Icro di salutare i musicisti ed il loro impresario. Il giovane esegue e poi lascia la stanza del trono.

Giurrego chiede ad Eppegisu, ai musicisti ed a Rezor Zramp di seguirlo nel suo studio.

Qui, il sovrano si rivolge ai musicisti in golosiano: “Vi ringrazio per aver salvato la vita di mio nipote Eppegisu sottraendolo dalle grinfie di quella strega rentaniana.”.

“Di niente, Maestà. Abbiamo fatto solo quello che era giusto.” Ribatte Xonni Foge.

“Mi sarei fatto uccidere, ma non avrei mai permesso a Lotrena Azorià di uccidere Eppegisu.”. Aggiunge Xonoh Congan.

“Nonno…” Dice l’undicenne che è interrotto da un gesto del re che lo zittisce.

Eppegisu pensa che lui ha parlato la notte con i nonni paterni. E’ chiaro che nonno Argedro deve aver riferito tutto a suo nonno materno, stando così le cose è probabile che anche sua nonna Fisoa, la regina, sa tutto.

Terbor Quant si rivolge al re: “Ribadisco a nome di tutto il gruppo che ci teniamo all’amicizia con Eppegisu, lo vogliamo bene come un figlio, non avremmo mai permesso né a quella strega né ad altri di fargli del male.”.

“Abbiamo fatto solo quello che ritenevamo giusto. Siamo stati anche fortunati ad intervenire in tempo.”. Dice Xonoh Dakor Xobes.

“Tutti i presenti in questa stanza sapete dalla mia disavventura. Nonno sai anche che potevo uccidere la strega e non l’ho fatto.”.

“So tutto! Hai fatto bene hai evitato di uccidere tre innocenti che altrimenti sarebbero morti con la strega.”.

“Si però risparmiando la megera gli ho permesso qualche tempo dopo di uccidere centinaia di bambini. Quei bambini sono morti per colpa mia. Per colpa del mio errore! Dio non mi perdonerà mai!”

Eppegisu inizia a piangere e poi singhiozzando dice: “Come posso farmi perdonare? Come posso rimediare?”

Tutti accarezzano il bambino e suo nonno l’abbraccia e poi gli dice: “Non hai niente da farti perdonare da Dio, hai evitato di uccidere.”.

“Se c’è qualcuno in questa stanza che ha delle colpe sono io.”. Dice Xonni Foge che continua: “Tutta colpa della mia passione per l’esoterismo. Sono un appassionato delle opere di un mago, Azoxek Korrex. Prima che fondassi i Gub Vammagem mi presentarono Lotrena Azorià ad un convegno su questo mago. Durante i primi anni del nostro gruppo ho trascinato i miei compagni ed amici in questa passione loro mi hanno in parte assecondato ma non si sono fatti coinvolgere come me nella magia. Intanto frequentavo Lotrena Azorià ci incontravamo due o tre volte l’anno, ho costatato che lei s’interessava non solo di magia ma anche di stregoneria, magia nera e cose peggiori. Ho cercato di non farmi coinvolgere, ma il nostro gruppo è stato tirato in qualche modo dentro. Da quando abbiamo salvato vostro nipote, sto cercando di rimediare ai miei errori. Mi sento in colpa per il male che potrei aver causato involontariamente.”.

“Come vi hanno coinvolto?” Chiede Eppegisu in golosiano.

“Le dicerie su due canzoni dei ragazzi, non le hai mai sentite?” Chiede Rezor Zramp.

“Ah…si.” Risponde Eppegisu avendo capito di cosa parla l’impresario.

“Fortunatamente, gli ho creato una casa discografica tutta per loro.”. Dice Rezor Zramp.

“Volete dire che le case discografiche sono controllate da personaggi perfidi?” Chiede il re.

“Non direttamente, non del tutto e solo quelle che pubblicano questo genere di musica. Ormai quello che è fatto non sarà mai più cancellato della storia dei Gub Vammagem.”. Dice l’impresario.

“Io voglio rimediare ai miei errori.” Afferma Xonni Foge che continua: “Potrei aiutarvi.”.

“Come?” Chiede Eppegisu.

“Come puoi rimediare, Xonni?” Chiede re Giurrego.

“Conosco il rifugio di Lotrena Azorià.”

“Dimmi.” Dice il re.

“La strega non ha i suoi ordini solo ancelle per i suoi rituali ma anche un piccolo esercito privato. Questa milizia è formata da reldon che vogliono il ritorno degli Azorià sui tre troni rentaniani ed aspetta tempi favorevoli per questo obbiettivo. La strega ogni volta che deve ordire, insieme con coloro con cui è coalizzata, vari complotti internazionali ed interplanetari si serve di questa armata. Ufficialmente il comandante della truppa è Zad Azorià, il marito della megera, di fatto, a comandarla è proprio la fattucchiera. Questa armata ha una base operativa all’interno di un asteroide. Ci sono stato una volta sette anni fa ed ho visitato tutta la base.”.

“Dove si trova questa base?” Chiede il re.

“Datemi una carta astronomica ed io vi indicherò la stella e poi anche l’orbita precisa dell’asteroide.”. Risponde il chitarrista.

Il re aziona un dispositivo che mostra un ologramma tridimensionale con La Galassia, Xonni Foge indica una stella. Il sovrano seleziona il punto indicato che corrisponde ad un sistema solare con 13 pianeti, ed una fascia di asteroidi. Il musicista fa in aria all’interno dell’ologramma un’ellisse. Re Giurrego seleziona la zona di spazio e quella corrisponde all’orbita in un asteroide di forma sferoide dal diametro massimo di 169 chiloamtros e minimo di 143 chiloamtros.

“Farò verificare queste informazioni e le utilizzerò come ritengo opportuno.”. Dice il re che poi chiede: “Non ti senti un traditore della strega?”

“Maestà, l’amicizia può esistere solo se entrambi gli amici hanno virtù morali. La strega dopo avermi mostrato il suo lato falso, per cui ha carpito inizialmente la mia amicizia, mi ha mostrato il suo lato oscuro dimostrando di non avere moralità e di conseguenza non può più essere mia amica. Preferisco essere amico d’Eppegisu, anche se è un bambino ed io ho più di trenta anni. Personalmente non credo che l’amicizia deve esserci in base all’età.”.

Il colloquio tra il re, Eppegisu, i musicisti ed il loro impresario dura ancora alcuni giluri. Dopo re Giurrego congeda gli ospiti non prima di averli invitati a pranzo. Eppegisu lascia lo studio insieme ai 5 ospiti e su suggerimento del nonno inizia ad accompagnarli a visitare il castello.

L’undicenne conduce gli ospiti nei vari ambienti del castello spiega che funzione hanno, la loro storia, vari racconti ed aneddoti. Tutte queste spiegazioni il bambino le fa in golosiano lingua che parlano tutti e sei. L’impresario paragona il bambino ad un guida turistica che porta degli stranieri in visita ad un monumento e gli dice che è bravo nelle spiegazioni.

La visita è interrotta, quando i Gub Vammagem sentono suonare una chitarra elettrica.

“Questo è un brano dei Geet Zurcle, gruppo nostro rivale.”. Dice Xonoh Congan.

“Non sbaglia una nota!” Dice Xonni Foge sorridendo e poi chiede: “Chi sta suonando?”

“Non credo sia mio zio, che oggi non è a Castellaquila, sicuramente è mio cugino Zonlafo.”. Risponde Eppegisu.

“Deve avere minimo quattordici, o quindici anni.”. Dice Terbor Quant.

“No, ha otto anni.” Risponde Eppegisu.

“Io alla sua età sapevo suonare solo piano e tastiere.”. Afferma Xonoh Dakor Xobes.

“La musica viene da lì.” Dice Rezor Zramp che poi conclude: “Vorrei sentirlo da vicino. Eppegisu accompagnaci.”

Il bambino fa un cenno affermativo e poi dice: “Ora vi accompagno nella sala da musica dove i vari membri della famiglia Niastro si esercitano a suonare. E’ ben attrezzata a questo scopo ed ha un ottima acustica, se la porta è chiusa non si sente niente all’esterno. I Niastro discendono da Apollo, e tutti i maschi della famiglia sono bravi a suonare qualsiasi strumento a corda sin da bambini.”.

“Sua Maestà, sa suonare?” Chiede Xonni Foge.

“Si vari tipi di chitarre, basso elettrico e contrabbasso.”.

L’undicenne porta gli ospiti nella stanza dove si trova Zonlafo, che pizzica le corde con la sinistra e fa gli accordi sulla tastiera con la destra, il bambino appena vede entrare impresario sbaglia una nota impressionato dalla sua enorme mole e smette di suonare.

“Avevi suonato bene fin ora.” Dice Rezor Zramp.

“Lei è più alto di Sua Maestà, di mio nonno.”. Dice Zonlafo in calandriano.

Eppegisu traduce.

“Non preoccuparti non ti mangio.” Risponde in golosiano Rezor Zramp che poi invita il bambino a suonare.

“Voi siete i Gub Vammagem!” Zonlafo li saluta e poi dice in calandriano: “Non fa niente se suono pezzi dei Geet Zurcle o dei Cerchio Nero?”

Eppegisu traduce.

“Suona quello che vuoi. Sei anche a casa tua.” Risponde Terbor Quant.

Il bambino suona un brano dei Cerchio Nero e poi un altro dei Geet Zurcle senza mai sbagliare una nota.

Finito il secondo brano pensa un poco e poi dice in golosiano molto lentamente: “Mi dispiace di non aver suonato una vostra canzone, ma desidero studiarle meglio prima di esibirmi sono più difficili rispetto a quelle che ho suonato. Non voglio fare la brutta figura del bambino che non sa suonare.”

“Non fai nessuna brutta figura.” Risponde Xonni Foge.

Qualche giluro dopo tutti i presenti nella sala da musica sono chiamati a pranzo.

Re Giurrego mentre Eppegisu è in giro per il castello con i suoi amici musicisti studia la zona di spazio dove si troverebbe l’asteroide base di Lotrena Azorià e pensa su come agire. Nello studio entra Fisoa Medusa.

“Perché studi questa zona della Galassia?” Chiede la regina.

“Qui potrebbe esserci la base della megera che voleva uccidere nostro nipote. Ho la possibilità di fermare questa strega. Ho deciso di passare quest’informazione ai talantidei ed ai Monaci Guerrieri. Qualora usassero queste informazioni, per attaccare la perfida reldessa vorrei combattere con loro e portarmi degli uomini fidati. Non vorrei essere troppo impulsivo ed essere preso da quello spirito di vendetta che abbiamo noi discendenti d’Apollo, senza ponderare bene, com’è giusto che sia, quando le circostanze t’impongono, se dare battaglia. Cosa mi consigli?”

Fisoa Medusa pensa alcuni istanti e risponde: “Ciò che è accaduto a nostro nipote poteva capitare e può accadere a qualsiasi bambino. Nessuno deve fare del male agli innocenti e se succede deve essere punito. Quando passerai le informazioni, che ti hanno dato i Gub Vammagem, ai tuoi alleati questi vorranno dare battaglia a Lotrena Azorià per catturarla viva o morta. Un popolo libero non delega ad altri l’esercizio dei suoi diritti. Se agisci come umilmente ti consiglio, Dio apprezzerà la tua scelta e così le nazioni e un giorno potremo avere la speranza di tornare in Calandria. Forma un armata calandriana, assumine il comando o fallo fare a nostro figlio, unisciti ai tuoi alleati, scendi in guerra e…vinci! Mio marito…mio re!”

La regina esce dallo studio.

Re Giurrego telefona prima al monaco delegato per Xoron e Krant dei “Monaci Guerrieri” e poi al console talantideo ad Epralom comunicando ad entrambi che probabilmente conosce il rifugio di Lotrena Azorià, considerata dal nuovo governo e dal neoimperatore di Talantide nemica nazionale. Il sovrano, con entrambe le telefonate ha convocato per un incontro i rappresentanti talantidei e dei “Monaci Guerrieri”.

I musicisti, il loro impresario ed Eppegisu pranzano insieme al re, alla famiglia reale. Dopo pranzo si trattengono ancora un anra nel castello e poi se ne vanno rifacendo il percorso inverso fino alla spoletta.

IV PARTE

La mattina del giorno dopo arrivano nel castello di Castellaquila il console dell’Impero Talantide Darlos Beziten, il generale talantideo Etrow Troziqueb, quattro monaci guerrieri tra cui il priore d’Epralom fra Zeyono, il monaco delegato, che svolge ruolo di console dell’ordine a Xoron e Krant, fra Josepuk.

Re Giurrego li convoca tutti nel suo studio. Eppegisu ha visto arrivare le delegazioni ed ha salutato ogni loro membro. I delegati hanno risposto al saluto del bambino intuendo che è parente del sovrano.

Tutti i rappresentanti nell’entrare salutano il monarca calandriano.

Riuniti tutti nello studio il re si rivolge ai presenti in golosiano: “Buongiorno. Benvenuti! Vi abbiamo convocato a questa riunione per comunicarvi le informazioni che abbiamo avuto su Lotrena Azorià.”.

“Maestà. Auspico che queste informazioni siano attendibili e potranno esserci utili per catturare viva la strega. E’ considerata nemica dell’Impero; è sotto processo in contumacia ed in caso di condanna rischia la pena di morte.”. Risponde, in golosiano, il console talantideo che continua: “Vorrei ricordare a tutti che la megera è accusata di congiura internazionale atta a limitare la sovranità dell’Impero, cospirazione contro il governo, attività sediziose, colpo di stato, concorso in regicidio e strage con l’aggravante della crudeltà.”.

“Siamo perfettamente a conoscenza degli efferati crimini della strega.”. Dice il re.

“Possiamo visionare subito le informazioni?” Chiede fra Zeyono.

Il re inizia a mandare le immagini della zona spaziale dove si presume ci sia il rifugio di Lotrena Azorià e mostra il presunto asteroide al cui interno dovrebbe esserci la base.

“Noi Monaci Guerrieri abbiamo, per una provvidenziale coincidenza, un astronave in esplorazione in quel sistema planetario, la possiamo mandare ad analizzare più dettagliatamente l’asteroide del presunto rifugio.” Dice il priore fra Zeyono.

Il re acconsente. La riunione è interrotta per mettersi in contatto con l’astronave. La riunione ricomincia dopo che è stato inviato il messaggio con l’ordine del priore d’Epralom e del monaco delegato fra Josepuk.

“Nel caso sarà confermata la presenza di un istallazione all’interno di quell’asteroide noi talantidei organizzeremo una spedizione contro la nostra nemica.” Dice il generale in golosiano.

“Lotrena Azorià è anche nostra nemica, desideriamo unirci alla spedizione e lo faremo se il Consiglio dei 15 ed il Gran Priore del Sovrano Ordine dei Monaci Guerrieri lo decideranno.”. Dice fra Josepuk.

“Noi calandriani desideriamo partecipare, non possiamo farlo con un contingente numeroso perché il nostro popolo è ridotto a poche migliaia di persone. Guideremo personalmente il nostro contingente. La strega ha tentato di uccidere nostro nipote. E’ necessario fare giustizia. Questa megera non può andare in giro per La Galassia uccidendo bambini o tentando di farlo.”. Dice re Giurrego.

“Propongo Sua Maestà Giurrego comandante della forza interplanetaria, qualora i calandriani si uniscano a noi. Sarà un onore essere comandato da un discendente d’Apollo.” Dice il generale talantideo.

“Sono d’accordo il comando a Sua Maestà Giurrego. “Afferma fra Josepuk.

“Se questa sarà la volontà di tutte le parti che comporranno il contingente interplanetario saremo onorati di accettare il comando.”. Risponde il sovrano che poi cambia argomento: “Proponiamo di convocare Xonni Foge così ci racconta di tutto quello che ha visto nella base in modo da integrarlo con le informazioni che avremo dall’astronave dei Monaci Guerrieri.”.

Eppegisu è fuori il corridoio con l’orecchio sinistro poggiato sulla porta, quando arriva suo zio Jephos.

“Eppegisu!” Grida Jephos che continua: “Quante volte ti è stato detto che non devi origliare?”. Jephos continua con un tono di voce alto: “Tuo nonno si sta occupando di cose per adulti di cui tu non ti devi interessare! Non sono stato invitato nemmeno io che sono l’erede al trono a questa riunione, e tu origli!”

Re Giurrego in quel momento apre la porta: “Eppegisu, mi metti in imbarazzo con persone importanti. Non è la prima volta che crei imbarazzo per la real casa, per fortuna che stavate parlando in calandriano e nessuno degli ospiti ha potuto capire.”

“Io sono una vittima della strega, desideravo solo sapere cosa volevate fare. Mi dispiace! Sono mortificato!” Dice Eppegisu che abbassa la testa.

Il console di Talantide si rivolge al re: “Maestà, perdonatelo, è un ragazzo. Non abbiamo deciso niente che non avrebbe comunque saputo.”.

“Chiedo scusa per aver origliato. L’ho fatto solo perché vorrei sapere cosa farete per fermare quella strega una volta per tutte. Mi piacerebbe partecipare all’attacco perché mi sento in colpa di non averla uccisa, quando potevo”. Risponde in golosiano Eppegisu.

“In che circostanza hai avuto Lotrena Azorià alla tua mercè?” Chiede il diplomatico.

“Eccellenza, ero sfuggito, grazie all’aiuto dei Gub Vammagem, alla strega, la mia astronave era stata prima inseguita e poi cannoneggiata dalla sua, quando la mia astronave ha risposto al fuoco, ha vinto lo scontro ed ha reso inoffensiva la Prima Emegra, non gli ho voluto dare il colpo di grazia. Era il 12 tralonto 5977 tempo prima che la megera tramasse sul suo pianeta e facesse tutte quelle cose cattivissime. E’ colpa mia, avrei potuto evitarle quelle brutte cose. E’ colpa mia.”

“Jephos portati via Eppegisu.” Dice il re rivolto al figlio in calandriano e poi in golosiano: “Eccellenza dopo gli spiego di cosa parla mio nipote.”.

Eppegisu è portato all’altro lato del castello dallo zio.

La riunione riprende.

L’incontro non dura molto tempo ancora. Si delibera che la base della megera deve essere attaccata, che questa deve essere possibilmente catturata per essere processata su Talantide ma se non è possibile uccisa, che la forza d’attacco sarà composta di monaci guerrieri, talantidei e calandriani ed eventuali volontari di altre nazioni, che re Giurrego sarà il comandante dalla milizia multinazionale, che ci saranno due vice comandanti uno talantideo e l'altro dei Monaci Guerrieri e che ogni nazione della forza multinazionale deciderà autonomamente come reclutare i suoi combattenti. E’ deciso anche di indire un’altra riunione nell’ambasciata calandriana ad Epralom tra due giorni. Le delegazioni lasciano il castello.

Re Giurrego, rimasto solo nello studio, scrive di suo pugno un editto per chiamare a combattere i suoi sudditi.

Bussano alla porta che è poi aperta parzialmente. Il sovrano intuisce che deve essere un parente, infatti, è Eppegisu.

“Sto lavorando.”

La porta si apre del tutto e dietro il bambino c’è Argedro.

“Buongiorno Maestà.”

“Entrate entrambi.”

I due Sequoia Jetan entrano.

“Maestà nostro nipote non può partecipare alla missione, ma io sono ancora in età per poterlo fare, a meno che il limite massimo non é stato abbassato.”

“Il limite massimo è di 65 anni.”

“Ne ho compiuti 64 da poco più di un mese, posso combattere.”.

“Partecipo anch’io.” Afferma Eppegisu.

“Eppegisu non puoi partecipare. Argedro sono felice di averti nel contingente.”.

“Quella strega la pagherà per aver tentato di uccidere mio nipote.”. Dice Argedro.

“E’ anche mio nipote.” Afferma re Giurrego.

“Nonno, vorrei partecipare, posso combattere, ho gia affrontato e vinto dei duelli mortali.”

“E’ chiaro che hai vinto perciò sei qui.” Risponde il re che conclude: “Non ti è possibile combattere.”.

“Perché?”

“Per le regole scritte nell’editto che ho appena redatto.”.

Il sovrano passa il documento ai due Sequoia Jetan.

Argedro inizia a leggerlo ed allungando il collo anche Eppegisu.

GIURREGO

Per grazia di Dio

Re di Calandria, Re dei Calandriani,

Principe dello Jetan Occidentale,

Conte di Castellaquila, Granduca dell’Impero Vosupi,

Principe delle Isole Treulesie, Duca del popolo kelfiano

chiama

I calandriani a combattere contro una perfida reldessa, Lotrena Azorià, ed i suoi coalizzati, ella è nemica della pace, persecutrice degli innocenti, cospiratrice interplanetaria.

La chiamata è parziale.

Cerchiamo volontari. Noi saremo al comando della milizia interplanetaria. Possono dare la loro adesione tutti gli uomini tra i 20 ed i 65 anni non compiuti.

Possono anche partecipare più volontari per famiglia. In un clan familiare può aderire uno per generazione.

Sono esentati:

I figli unici maschi, i vedovi con uno o più figli minorenni, gli uomini sposati senza prole o con sole figlie.

I minori di anni 20 possono presentare domanda solo se hanno già combattuto e possono provarlo, in tal caso la loro richiesta sarà valutata ed eventualmente accettata valutando ogni singolo caso.

“Non c’è alcuna regola che può impedirmi di partecipare.” Dice il bambino.

“Hai undici anni.” Risponde re Giurrego.

Il nonno paterno con un cenno concorda.

“Ho un fratello ed ho già combattuto. La Volpe dello Spazio ve lo può confermare.”

“Eppegisu, esci ed aspetta nella stanza di fronte e non fuori la porta.” Ordina il sovrano.

I due anziani si assicurano che il nipote effettivamente entri nella stanza indicata. Quando sono soli iniziano a parlare.

“Giurrego! Nostro nipote è tormentato. Si carica di una colpa di cui in realtà non sarebbe colpevole. Se facendolo partecipare può porre fine al suo tormento spirituale, è giusto accogliere la sua richiesta. Noi abbiamo il dovere di tutelarlo materialmente e moralmente. E’ chiaro che non può e non deve combattere in prima linea, anzi…se non combatte proprio ed ha solo un ruolo ausiliario è meglio. Mi affido a te, che sei il mio re, il mio comandante e parente acquisito per valutare la soluzione migliore.”

Giurrego pensa alcuni noscedi e poi dice: “Chiamami Eppegisu.”

L’undicenne è chiamato e ritorna davanti ai nonni.

Giurrego si rivolge al nipote: “Eppegisu!” Con un tono di voce alto e determinato poi continua: “Ascoltami bene! Prendere parte a questa missione significa essere militare, rispettare la disciplina militare, ubbidire agli ordini dei superiori, ed in caso di disobbedienza subire le pene che ti spettano.” Il re fa una pausa e poi ancora più deciso: “Ricorda che se non ubbidisci a tutti gli ordini per te c’è la prigione e non avrai alcun favoritismo anche sei mio nipote. Già hai fatto esperienza, quando sei stato bocciato e non abbiamo fatto ricorso con la scuola pur essendo io stesso il massimo responsabile didattico della contea di Castellaquila. Tu parteciperai, ma dovrai promettere di rispettare la disciplina militare e dovrai giurare come militare.” Il re fa ancora una pausa è poi chiede: “Hai capito?”

Il bambino fa un cenno affermativo con la testa.

“Non si risponde così! Sì risponde si Maestà oppure si comandante.” Dice Argedro al nipote.

“Si, Maestà.” Dice il bambino che poi chiede: “Che grado avrò nel contingente?”

“Milite semplice.” Risponde il nonno materno che poi aggiunge: “Questo significa che anche se sei mio nipote devi ubbidire a tutti e sei l’ultimo della gerarchia.”

“Si Maestà. Sono contento di partecipare. Spero che la strega sia vinta e catturata. Così ci sarò il giorno della sua fine.” Risponde Eppegisu.

I due anziani ad il bambino escono dallo studio. Eppegisu è lasciato libero e va a giocare dal cugino Zonlafo. I due uomini parlano ancora per un quindicina di giluri, poi si salutano.

Due Giorni dopo nell’ambasciata calandriana ad Epralom si tiene la seconda riunione, presieduta da re Giurrego con i delegati talantidei e dei Monaci Guerrieri. Sono presenti anche il comandante delle milizie zourde a Xoron e Krant e l’erede al trono di Calandria Jephos. Alla riunione è convocato Xonni Foge che riferisce quello che sa della base. Quando il musicista è congedato si studiano le informazioni sull’asteroide che ospita la base degli Azorià e si elabora il piano di battaglia per conquistarla. Nel frattempo Neddafrino Niastro, figlio di Dantreci e cugino del re di sei anni più giovane, sta raccogliendo le adesioni dei calandriani per la missione bellica. Un altro cugino del sovrano Drogeffo Niastro, figlio di fu Ciamogo di dodici anni in meno, raccoglie le domande dei volontari xoroniani.

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Glossario

Anra = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo composta di 60 giluri oppure 3600 noscedi. Equivale ad 1 ora e 2, 4912504 secondi terrestri oppure a 3602,4912504 secondi terrestri.

Amtros = Unità di misura delle distanze a livello internazionale o interstellare in uso su tutti i pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche” e sui pianeti e stati in rapporti con la Confederazione. Equivale a 0,76 metri ovvero 76 centimetri. Amtros ha multipli e sottomultipli su base 10 in modo equivalente al sistema metrico decimale. Il chilo amtros equivale a 1000 amtros cioè 760 metri.

Credito Golosiano = Moneta d’oro che ha corso legale sul pianeta Golos. Il suo valore è dato dal peso d’oro contenuto nella moneta cioè 950 millesimi del peso complessivo più un appezzamento che varia a seconda della richiesta da un 25% ad un 50% in più del valore intrinseco. Questa valuta è usata anche su altri pianeti affiancata alle monete locali in seguito ad accordi bilaterali con il governo golosiano.

Giemsi = Nono mese dei dodici del calendario xoroniano. Corrisponde al mese di Gipesasta nel calendario calandriano.

Giluro = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo è composto da 60 noscedi equivale a 60,04152084 secondi terrestri cioè 1 minuto e 0,04152084 secondi terrestri.

Gipesasta = Nono mese dei dodici del calendario calandriano. Corrisponde al mese di Giemsi nel calendario xoroniano.

Luxon = unità di misura delle velocità. E’ il rapporto della velocità di un oggetto o particella con la velocità della luce. Si esprime di conseguenza sempre con uno zero seguito da cifre dietro la virgola. E’ usato per misurare la velocità di qualsiasi oggetto si muove nello spazio.

Noscedo = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo equivale a 1,000692014 secondi terrestri.

Tralosasta = Secondo mese del calendario xoroniano. Trovandosi Xoron nell’emisfero australe di Geimo è un mese estivo.

Zender = Marca di chitarra elettrica usata da molti musicisti su vari pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche”.

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Link a Parte 1-2: http://www.link2universe.net/2018-09-02/spazio-allimmaginazione-5-edizione-fuori-concorso-il-concerto-di-giuseppe-savoia-parte-i-ii/

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