Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Fuori Concorso: "Il concerto" di Giuseppe Savoia (Parte 5-6)


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Il concerto

Giuseppe Savoia

V PARTE

Tre giorni dopo l’ultima riunione, all’alba si radunano ad Epralom sia i volontari calandriani sia quelli xoroniani.

I calandriani sono 96 e gli xoroniani sono 84. Sull’astronave calandriana Hoclenia salgono 9 persone: 8 calandriani ed un uomo xoroniano. La nave spaziale zourda Vefitras trasporta gli altri volontari calandriani e xoroniani oltre a 93 militari zourdi.

Sull’Hoclenia ci sono re Giurrego, Argedro ed Eppegisu Sequoia Jetan, Zenrolo Mancino, Ibafo Grano, Esiogu Spada, Rateno de Winus, Nesdo Alfiere, lo xoroniano Wulliggem Volpe Rossa e la cagna Irka che è l’unico essere di genere femminile a bordo.

Il viaggio verso la porta stellare dura circa 42 anre durante le quali i passeggeri dell’Hoclenia si esercitano con le armi, particolarmente nei duelli con le armi bianche. Gli avversari prediletti sono Zenrolo Mancino e Wulliggem Volpe Rossa che sono mancini come la maggioranza dei reldon. Lo xoroniano inoltre è stato campione di spada ai “Giochi interdisciplinari giovanili di Xoron e Krant” e poi per quattro volte membro della squadra olimpica di scherma di Xoron e Krant.

Argedro Sequoia Jetan perde di misura i duelli solo contro lo xoroniano, che ha anche trenta anni di meno, lo mette in difficoltà e si dimostra ancora un buono schermitore.

Le due astronavi arrivano a circa 1000 chilo amtros dal cancello stellare si fermano ed aspettano. La porta stellare si attiva più volte ed arrivano 3 astrovascelli talantidei e 4 astrofregate dei Monaci Guerrieri.

Re Giurrego sale a bordo d’ogni astronave, la visita, ne conosce l’equipaggio e si presenta come ammiraglio e comandante di tutta la forza multinazionale. Finite le visite del sovrano calandriano le astronavi varcano il cancello stellare per il sistema planetario dove si svolgerà l’azione bellica. La prima astronave a passare è l’Hoclenia, seguita dell’ammiraglia del gruppo talantideo,

dall’astronave principale dei Monaci Guerrieri, dalla Vefitras e poi alternate le restanti astronavi dei Monaci Guerrieri e dell’Impero Talantide. Dopo che l’ultima astronave è giunta nel sistema dove c’è l’asteroide “Asbab”, base di Lotrena Azorià, le navi spaziali si mettono in formazione e viaggiano verso l’obbiettivo.

Passate altre 21 anre le astronavi sono vicine all’asteroide che ospita la base di Lotrena Azorià.

Prima di dare battaglia tutti gli occupanti delle astronavi pregano; secondo la religione truviana davvonica: calandriani, quasi tutti gli xoroniani, talantidei e monaci guerrieri, mentre i 93 zourdi ed alcuni xoroniani pregano secondo la religione dozuldana orientandosi verso la stella madre del pianeta Zourdestan.

Le astronavi si muovono e manovrano per circondare l’asteroide.

Dai crateri dell’asteroide salgono piattaforme di metallo con torrette girevoli e cannoni in cima. Queste batterie di armi sono disposte alla stessa distanza l’una dall’altra su tutta la superficie sferoide dell’asteroide.

Re Giurrego e gli alti ufficiali dietro di lui in comando hanno intuito che d’ “Asbab” si aspettavano un attacco.

Le batterie iniziano a sparare verso le astronavi; la battaglia è iniziata.

Le astronavi, eccetto l’Hoclenia, risentono dei colpi, ma in ogni caso riescono a distruggere alcune batterie.

Re Giurrego comunica in calandriano a tutte le astronavi: “L’Hoclenia ha il carapace in usansuper resisterà ad ogni colpo. Ora faccio un orbita ravvicinata e distruggo quante più batterie possibili.”.

Usare il calandriano, parlato da solo poche migliaia di persone nella Galassia, per le comunicazioni in codice è stata un idea di Eppegisu, che da un anno si è appassionato alla crittografica e spesso gioca creando nuovi codici cifrati. Il nonno materno subito aveva accolto l’idea e fatto trasferire a bordo di ogni astronave un calandriano da mettere alla postazione radio. Questo ha il compito di ascoltare il messaggio e tradurlo come anche di tradurre gli ordini dei suoi superiori e comunicarli in codice alle altre astronavi.

L’Hoclenia si stacca dalla formazione e Giurrego si rivolge a JAE: “Fai un orbita ravvicinata intono all’asteroide e colpisci tutte le batterie che hai a tiro.”.

“Si, Primo Navigatore.” Risponde il cervello e cuore dell’astronave.

L’Hoclenia sorvola molto bassa la superficie ed è colpita ripetutamente, ma i colpi non hanno alcun effetto, mentre ogni colpo partito dall’astronave corrisponde ad una batteria contraerea distrutta.

La presenza e la pericolosità dell’Hoclenia così vicina alla superficie crea anche un diversivo per le altre 8 astronavi. L’Hoclenia compie una seconda orbita, passando su un’altra parte della superficie dell’asteroide, questo gli permette di distruggere altre postazioni anti astronavi. La cosmonave, a forma di testuggine, ha distrutto un terzo delle batterie, contemporaneamente le altre astronavi hanno distrutto un altro terzo.

Re Giurrego comunica in calandriano con gli altri comandanti di astronave ed insieme decidono una nuova strategia. L’Hoclenia si allontana dalla superficie dell’asteroide. Le astronavi con precise manovre si alternano a colpire le batterie rimaste e concludono i bombardamenti, quando l’ultima contraerea è stata distrutta. Le astronavi della flotta hanno subito danni irrilevanti.

Ora che la base non ha più difese esterne l’attacco è diretto ai portelloni delle due gallerie d’accesso all’aviorimessa. Due colpi potenti ed uno dei portelli è distrutto l’altro salta con altrettanti colpi.

Le navette da sbarco partono dalle astronavi madri, mentre l’Hoclenia si appresta ad entrare nella galleria che conduce all’aviorimessa.

“Eppegisu!” Dice Re Giurrego che continua: “Ora inizia il tuo compito in questa battaglia.”.

Il bambino come gli adulti a bordo si è già messo l’esoscheletro, armatura leggera e con le articolazioni flessibili ma protette. Deve solo chiudere il casco ed è pronto. Pensa che è arrivato il suo momento per combattere è preoccupato ed eccitato allo stesso tempo sperando di riuscire ad essere all’altezza del compito che lo attende.

“Ti dico cosa devi fare, Eppegisu.” Dice il sovrano.

“Si, Maestà. Ai suoi ordini.”

“L’incarico che sto per assegnarti è importantissimo e non può essere svolto da un computer per quanto complicato possa essere. Qui ci vuole la capacità d’intuizione che solo un essere vivente può avere.” Il re fa una pausa e continua: “Eppegisu resterai qui a bordo, in orbita all’asteroide e sorveglierai che non arrivino potenziali astronavi nemiche. Qualsiasi dubbio sulle eventuali astronavi che avvisterai consulta la memoria di JAE. Avvertici subito per ogni astronave sospetta che avvisti.”.

“Allora non combatto.” Dice deluso l’undicenne.

“Il compito che ti è stato affidato è importante come combattere. Qualcuno deve pur farlo. Devi guardarci le spalle, mentre noi combattiamo nelle viscere dell’asteroide.”. Dice Wulliggem Volpe Rossa.

“Affidiamo le nostre vite a te. Questo è un incarico di responsabilità.” Dice Argedro.

“Non devi distrarti mai. Ti raccomando.” Dice re Giurrego.

“Si, comandante. Faro del mio meglio.” Risponde Eppegisu.

Re Giurrego si mette il casco dell’esoscheletro e scende dall’astronave, gli altri, dal più anziano al più giovane, fanno lo stesso e lo seguono.

L’Hoclenia vola fuori dalla galleria di lancio delle astronavi e si posiziona in orbita all’asteroide.

Re Giurrego, Argedro Sequoia Jetan e tutti gli altri militi devono superare la forte ostilità degli azoriani per penetrare nella zona dell’aviorimessa. Questa parte della base è contesa amtros per amtros. La maggior parte degli scontri sono con fucili e pistole a raggi laser ma ci sono anche combattimenti a corpo a corpo all’arma bianca.

La forza multinazionale riesce a vincere le resistenze della soldataglia azoriana dopo un anra; l’aviorimessa è conquistata, molti soldati salgono sulle astronavi nemiche eccetto la “Prima Emegra” che ha tutti gli accessi chiusi. Argedro Sequoia Jetan ottiene di guidare un gruppo per prendere l’astronave della strega con lui vengono Zenrolo Mancino, suo nipote da parte della moglie, Rateno de Winus e lo xoroniano Wulliggem Volpe Rossa. Il gruppo è composto da altri 12 calandriani, da 9 xoroniani, da 25 talantidei, 11 monaci guerrieri e 14 zourdi.

Altri gruppi di soldati, nei 20 giluri successivi, conquistano molti corridoi che partono dall’aviorimessa e conducono al nucleo della base.

Re ed il suo gruppo conquistano un corridoio che termina dove c’è un apertura su un burrone che da sulla cavità che è usata come centro della base.

Fibre ottiche che dalla volta della cavità arrivano sulla superficie prendono dall’esterno la luce della stella ed illuminano la cavità come in una giornata nuvolosa. Il Re ed i militi che l’accompagnano osservano che la cavità è circolare a forma di semisfera, loro si trovano a metà della semisfera e sotto di loro sul fondo piatto c’è un centro abitato con case, strade e piazze.

“Questa è la parte della base che riproduce Oakralle.”. Dice fra Josepuk.

“Questo è un posto ideale per le mie qualità di arciere.”. Dice il re.

Il sovrano prende la faretra e la mette a tracolla, poi prende l’arco. Le frecce che sono nella faretra hanno nelle punte potenti esplosivi. Il re preme un bottone ad attiva un piccolo dispositivo vicino al mirino dell’arco che attiva il detonatore della freccia dopo che questa è stata rilasciata.

Re Giurrego prende la prima freccia, la mette nell’arco, si mette in posizione con l’arco laterale al corpo, alza l’arco lo mette in linea per prendere la mira, prende la mira, tende l’arco e rilascia la freccia. Il dardo fa la sua traiettoria lenta, colpisce un edificio che esplode. Il monarca ripete le operazioni fino ad esaurimento di tutte le frecce. Tutti gli strali colpiscono i bersagli prescelti questo perché il re ha ancora la mano ferma e un ottima mira capacità ereditate da tutti i membri della dinastia Niastro per decine di generazioni dal loro capostipite Apollo. Le frecce sono state rilasciate in circa 30 giluri ed hanno sempre colpito i nemici e mai i militi sotto il comando di re Giurrego. Il sovrano ha scelto sempre bersagli davanti alle truppe che avanzavano per favorirle. I danni che hanno causato le frecce sono notevolissimi.

La battaglia nella cavità volge facilmente a favore della forza multinazionale.

Gli azoriani rimasti iniziano a combattere a corpo a corpo all’arma bianca.

Argedro Sequoia Jetan, mentre il con suocero dal ciglio del burrone metteva a frutto le sue doti di ottimo arciere, riusciva a penetrare nella “Prima Emegra”. Qui ci sono una cinquantina di combattenti azoriani. I militi della forza multinazionale hanno facilmente la meglio su di loro. Argedro, con il fucile laser ne uccide cinque. Lui ed altri si dirigono verso la plancia, quando vedono alcuni reldon e quello con la divisa da generale interessa al capo dei Sequoia Jetan.

Argedro si rivolge a lui in golosiano: “Ti riconosco! Sei quel principe pusillanime che 34 anni fa è fuggito abbandonando i soldati sotto il suo comando in balia dei partigiani gidariani. Zad Azorià sei una merda! Dov’è quella strega di tua moglie?”

Il principe non risponde, sguaina la spada, ma retrocede per evitare lo scontro. Argedro gli va incontro e lo raggiunge. Il duello inizia, i due contendenti hanno un ottima tecnica, il duello volge subito a favore di Argedro perché il suo nemico è impaurito. Il conte di Zeteio ed Idon riesce a disarmare il reldon mettendolo con le spalle al muro del corridoio e lo tiene in suo potere poggiandoci la lama della spada al collo sotto il mento.

“Zad! Non ti uccido non perché sono misericordioso come mio nipote. Sono solo più esperto e pratico. Mi servi più da vivo che da morto.” Dice in golosiano Argedro.

“Se credi che mia moglie paghi il riscatto, allora ti sbagli. Uccidimi ora.”

Argedro consegna Zad Azorià ad altri soldati che l’ammanettano e lo portano via.

Zenrolo Mancino si avvicina: “Zio abbiamo trovato il tempio della strega. Ti ho chiamato perché vorrai distruggerlo di persona.”.

“Grazie.”

Argedro e Zenrolo vanno verso il tempio della strega.

I due calandriani sono seguiti da una ventina di militari. Quando Argedro entra nel tempio vede l’ara fatta da un unico blocco di roccia a forma di parallelepipedo e dietro la statua di un angelo decaduto. L’ultrasessantenne inizia a salire di corsa le scale. Arrivato a pochi amtros dall’altare regola il fucile con raggio energetico alla massima potenza. Il raggio spacca la pietra. Argedro punta il fucile verso la statua e con un colpo la polverizza, solo un pezzo della testa resta intatto.

“Zio è inutile prendersela con una statua.”. Dice Zenrolo Mancino.

“L’ho distrutta per quello che rappresenta, un culto malefico.”. Risponde Argedro Sequoia Jetan, che prende fiato e poi ordina: “Minate quest’ambiente.”.

“Comandante tutti gli azoriani a bordo si sono arresi.”. Dice un sottufficiale ad Argedro.

“Bene!” Risponde Argedro che poi continua: “Dopo aver minato quest’ambiente fate scendere i prigionieri, comunicate alle astronavi della nostra flotta che usciremo con questo veicolo per portarlo in orbita. Lì lasciate l’astronave con le navette e poi detonate le mine così da far saltare il tempio del maligno.”.

Zad Azorià è portato nei corridoi adiacenti dell’aviorimessa insieme agli altri prigionieri. Argedro comunica al suo con suocero che ha catturato il capo degli azoriani.

Argedro mette la spada sul collo di Zad Azorià e poi uno zourdo passa un microfono all’ex erede ai troni rentaniani che è costretto a parlare: “Soldati! Sono Zad Azorià, il vostro principe e comandante, sono prigioniero. La battaglia è persa! Vi ordino di arrendervi!”

Argedro prende il microfono e parla in golosiano: “Azoriani! Il vostro capo è stato facilmente sconfitto, le vostre astronavi sono state prese, l’asteroide è circondato dalla nostra flotta. Arrendetevi e vi sarà risparmiata la vita! Resisteteci e non avremo pietà di voi!”

I combattenti azoriani, Appena ricevuto questo messaggio, iniziano ad arrendersi. Pochi giluri dopo la battaglia termina. Gli azoriani sono tutti prigionieri dei militari della forza multinazionale.

Eppegisu dalla radio della plancia sente voci in varie lingue gridare. In zourdo sente urlare più volte: “Dio è grande!” Intuisce che la battaglia è vinta. Sono passate poco più di due anre dall’inizio delle ostilità.

Un giluro dopo sente la comunicazione in calandriano che faranno uscire la “Prima Emegra”, ormai catturata, pochi noscedi dopo la vede uscire dalla galleria di lancio. Passano alcuni giluri e vede esplodere la parte a forma di piramide della “Prima Emegra” il fuoco dell’esplosione si spegne appena i frammenti della piramide iniziano a galleggiare dello spazio. Il tempio usato dalla strega è stato distrutto.

Dalla radio Eppegisu sente la voce del nonno materno: “Eppegisu porta l’Hoclenia all’interno dell’asteroide. Parteciperai alla sfilata della vittoria.”.

“Si, Maestà.” Risponde contento il bambino.

“JAE manovra per atterrare nell’aviorimessa dell’asteroide.”.

“Si, Terzo Navigatore.”

L’Hoclenia entra nella galleria di lancio, poi manovra ed atterra su una rampa laterale. Il pavimento della rampa si muove allontanandosi dalla galleria e trascinando con se l’astronave all’interno dell’aviorimessa.

Eppegisu scende dalla cosmonave con Irka pochi giluri dopo. Zenrolo Mancino gli va incontro e l’accompagna dove si sono radunati tutti i guerrieri calandriani.

Tutti i combattenti della forza multinazionale si sono riuniti in un settore della cavità, i militari d’ogni contingente sono tutti insieme e non mischiati con quelli di altri gruppi. I combattenti per celebrare il trionfo hanno trascinato in catene Zad Azorià ed altri ufficiali della coalizione azoriana. I fotografi immortalano in particolare re Giurrego e poi gli altri alti ufficiali.

La città all’interno della cavità è ridotta a sole macerie. La battaglia è stata veloce ma distruttiva.

I guerrieri della forza multinazionale iniziano a marciare descrivendo un percorso sinuoso tra le macerie e le strade ancora percorribili.

Eppegisu sin dall’inizio del corteo si è messo in testa vicino a nonno Giurrego ai generali talantidei, all’ammiraglio zourdo ed ai comandanti dei Monaci Guerrieri. L’undicenne non è l’unico milite della truppa in testa al corteo.

Irka ringhia, un attimo dopo un essere, che ha un elmo a forma di testa di rettile con due corna dritte, che escono dalla fronte, e due occhiali ovali scuri, lo scudo sul braccio sinistro e che impugna la spada con la mano destra nuda e con artigli in vista, è uscito da un mucchio di macerie e si avventa verso il re incurante di Eppegisu e della cagna che sono sul suo percorso.

Eppegisu estrae prontamente la spada impugnandola con la sinistra. Irka salta sull’aggressore che però scansa il cane e lo fa cadere usando lo scudo. Questo permette ad Eppegisu, avendo l’essere distratto e trovandosi su alcune pietre che portano la testa del bambino un poco più su di quella dell’aggressore, di poterlo colpire con la spada dall’alto al basso. La spada entra in petto tra le costole a destra e la sua punta esce dalle spalle. Il corteo si ferma ed Irka si avventa sul braccio sinistro dell’essere facendogli perdere lo scudo. L’aggressore con tutta la spada in corpo ed un molosso calandriano che ha chiuso il suo morso sul braccio vicino all’ascella ha ancora la forza di trascinarsi il cane appeso per alcuni amtros, poi tenta con gli artigli della mano destra di colpirlo, ma fortunatamente per il cane il colpo va a vuoto.

“Irka, lascialo!” Ordina gridando Eppegisu temendo che il suo cane possa essere ucciso al prossimo tentativo.

Il cane lascia la presa.

Il reldon corre sanguinante verso un pozzo, i soldati lo circondano, ma il reldon si butta nel pozzo.

“Chi era questo reldon?” Chiede in golosiano Argedro Sequoia Jetan agli ufficiali azoriani.

“Il Principe Oscuro.” Risponde un prigioniero.

“Confermo che è il Principe Oscuro è uno dei più validi e determinati coalizzati di mia moglie. Vi illudete se pensate di averlo ucciso.” Interviene in golosiano Zad Azorià.

“Ti illudi che sia ancora vivo.” Ribatte Zenrolo Mancino che poi si gira verso i soldati ed in golosiano grida: “Viva Eppegisu Sequoia Jetan! Salvatore di Sua Maestà!”

Tutti i militari ripetono questo grido più volte anche il sovrano si è unito al coro.

Avuto il tributo dei militari, per la sua azione, l’undicenne si avvicina allo scudo del Principe Oscuro. Il bambino lo prende e ne osserva lo stemma araldico in rilievo. Lo scudo ha forma di rettangolo ed un semicerchio uniti. La metà alta dello scudo ha lati formati da semirette lineari; il lato orizzontale è lungo il doppio dei due verticali. La meta bassa dello scudo ha forma di un semicerchio. Lo scudo è diviso in 5 strisce verticali di uguale dimensione. Partendo da sinistra di Eppegisu le strisce hanno i colori: bianco, nero, rosso, nero ed azzurro cupo. Nella striscia rossa, quella centrale, ci sono, partendo dall’alto, 3 castelli gialli poi la base di un tronco d’albero tagliato ed infine altri due castelli gialli.

Eppegisu si carica lo scudo e lo porta con se. Il corteo riprende la marcia ed arriva al centro della cavità.

Re Giurrego tiene un breve discorso in golosiano nel quale elogia il coraggio e l’abilità con cui hanno combattuto tutti i soldati dei vari contingenti della forza multinazionale.

Al sovrano è portata una notizia ed anche delle casse enormi e molto pesanti.

Il re si rivolge ai militari: “Abbiamo trovato il tesoro della strega. Qui ci sono delle casse piene di Crediti Golosiani ed altre monete d’oro in altre valute pregiate. Ci sono anche oggetti di valore.”

I forzieri sono aperti tra il giubilo dei militari.

Il corteo si scioglie ed i militari tornano alle rispettive astronavi portandosi i prigionieri. L’asteroide è ispezionato in ogni parte, ma Lotrena Azorià non è stata trovata. Zad Azorià interrogato ha risposto che sua moglie é da una ventina di giorni su Eatoxon, un pianeta barbaro diviso in oltre un migliaio di stati sempre in guerra tra loro.

Una parte dei militari talantidei restano a presidiare l’asteroide delle loro tre astronavi ne partono due. Otto astronavi iniziano il viaggio verso la porta stellare.

Re Giurrego ed Eppegisu sono nella stanza studio della Hoclenia.

“Eppegisu, ti ringrazio per avermi salvato la vita. Il tuo intervento è stato tempestivo, coraggioso e determinato. Hai una buona tecnica nell’uso della spada mi sorprende che sei stato bocciato proprio nella scherma.”.

Eppegisu pensa al modo in cui è stato bocciato in quella materia ma non parla per non essere sgridato dal nonno.

L’undicenne pensa al Principe Oscuro e dice: “Nonno sono contento di averti salvato la vita. Non sono sicuro che il Principe Oscuro sia morto. Si è gettato in un pozzo con la mia spada che gli ha attraversato il busto ma potrei non aver colpito organi vitali. La gravità dell’asteroide è bassa e se il pozzo arriva alla superficie potrebbe essere arrivato alla sua estremità senza altre conseguenze.”.

“Capisco di cosa parli. Senza soccorsi è destinato a morire lentamente. Non può in ogni modo lasciare l’asteroide. Sarà trovato vivo o morto.”

“Nonno non avevo mai ucciso nessuno oggi forse l’ho fatto per la prima volta, ma non mi sento in colpa.”.

“Esseri come Lotrena Azorià o il Principe Oscuro non meritano pietà. Ti ripeto sei stato bravissimo oggi; ti sono grato per avermi salvato la vita.”. Dice il re che poi conclude: “Sono orgoglioso di te.”.

La discussione termina ed Eppegisu va nella sala ricreativa.

Sono passate 10 anre da quando le 8 astronavi hanno lasciato l’orbita di “Asbab”. L’Hoclenia si è agganciata a dritta della “Vefitras” nel punto della fiancata dove c’è un portello per agganciare anditi di collegamento tra astronavi. La Prima Emegra come unità catturata segue le astronavi dei vincitori ed è comandata da un alto ufficiale della forza interplanetaria, a bordo sono stati riuniti gran parte dei prigionieri.

Sulla “Vefitras” i comandati delle astronavi ed alcuni alti ufficiali iniziano la riunione.

Re Giurrego prende la parola: “Abbiamo convocato questa riunione perché ora dobbiamo gestire il successo. Dobbiamo decidere la sorte dei prigionieri, la divisione del tesoro di Lotrena Azorià che ora è bottino di guerra, chi controllerà la base nell’asteroide definitivamente e prenderà tutto quello che ancora contiene comprese le piccole astronavi, cosa ne facciamo della Prima Emegra. Incominciamo con un giro di consultazioni dei presenti. Siamo al comando ma è giusto che le decisioni siano prese dai quattro massimi rappresentati delle quattro parti della forza interplanetaria dopo aver consultato i più stretti collaboratori.”.

Ogni partecipante alla riunione, quando è il suo turno, espone le sue proposte sui temi indicati dal sovrano calandriano.

Si decide che i prigionieri saranno condotti su Geimo a Xoron e li saranno processati. E’ deliberato che il bottino di guerra non è solo il tesoro della strega ma anche l’asteroide con la base e le astronavi catturate. E’ deciso che il tesoro della strega sia diviso in cinque parti una ai calandriani, un quinto agli xoroniani, un quinto ai zourdi, un altro ai Monaci Guerrieri e l’ultimo quinto ai talantidei. La Prima Emegra va agli zourdi che la smonteranno e ne ricicleranno ogni pezzo. Le piccole astronavi nella base vanno ai Monaci Guerrieri. L’asteroide e la sua base va all’Impero Talantide.

Queste decisioni sono verbalizzate le copie sono scritte nelle lingue: calandriano, xoroniano, talantiedeo, zourdo, golosiano e pelagius antico. In ogni lingua ne sono trascritte quattro copie per cui ci sono ventiquattro documenti, tutti firmati dai comandanti dei quattro gruppi: calandriano, talantideo, monaci guerrieri e zourdo-xoroniano.

Il monaco guerriero, console del Sovrano Ordine dei Monaci Guerrieri a Xoron e Krant, fra Josepuk inizia a parlare: “Il tesoro che la strega ha accumulato e custodiva nell’asteroide ha un valore enorme ho calcolato cosa se ne può fare. Ad esempio facendo del bene potremmo costruire una mezza dozzina di ospedali oppure aiutare un numero elevato di poveri o rilanciare l’agricoltura in grandi regioni depresse. Qualora fosse stato usato per la guerra permetterebbe di pagare per un anno lo stipendio ad un milione di militari oppure di acquistare dieci astro vascelli da guerra e pagarne gli equipaggi per mezzo anno.”.

“E’ probabile che la megera avrebbe usato il tesoro per la guerra.”. Afferma re Giurrego.

Fra Josepuk riprende a parlare: “Nei forzieri del tesoro abbiamo trovato un libro contabile scritto in itagnico dove sono riportate le donazioni di anonimi sostenitori tutti distinti con un numero rentaniano. Più volte è scritto nel libro contabile che il tesoro serviva per Il Progetto. Non sappiamo cosa stava tramando la strega, ma siamo certi che avendo conquistato la sua base, essendoci impossessati del suo tesoro e della sua astronave abbiamo fermato un suo piano malefico. Sarebbe stato meglio catturare anche Lotrena Azorià.”.

“Fermando o ritardando un piano malefico della strega abbiamo evitato sofferenze a moltissimi esseri, forse a milioni. Abbiamo anche guadagnato tempo per contrastarla in futuro.”. Dice il generale Etrow Troziqueb.

Nella stanza della riunione è passata una comunicazione dall’asteroide conquistato.

Il comandante della base inizia a parlare con il generale Troziqueb, che dopo aver sentito, chiede all’ufficiale di ripetere agli altri presenti in golosiano.

“Signori! Ho fatto ispezionare tutte le gallerie che partono dalla cavità a semisfera, alcune conducono sulla superficie. Ho fatto ispezionare il pozzo dove è caduto il Principe Oscuro. Il suo corpo non è stato trovato. La spada del ragazzo che l’ha trafitto è stata trovata spezzata. Abbiamo trovato il sangue del principe ed abbiamo scoperto che dal fondo di quel pozzo parte una galleria che conduce ad una piccola rampa di lancio dove probabilmente c’era un astronave monoposto.

Infatti, noi avevamo notato un piccolo veicolo spaziale lasciare la superficie dell’asteroide, quando stavate salendo tutti a bordo delle astronavi. E’ probabile che quel veicolo portasse il Principe Oscuro. Si è diretto verso la superficie del terzo pianeta che è molto freddo e coperto interamente da ghiacci perenni. Lo cercheremo li.”

“Trovatelo e catturatelo.” Ordina il generale Troziqueb.

“Faremo di tutto per trovarlo vivo o morto.”.

La comunicazione termina.

“Ora sappiamo che il Principe Oscuro è vivo. Aveva ragione Zad Azorià, purtroppo!” Dice re Giurrego.

La riunione è sciolta re Giurrego torna all’Hoclenia e riferisce tutto agli altri passeggeri compreso il nipote Eppegisu.

Il viaggio continua fino al cancello spaziale che è attraversato circa 10 anre dopo la riunione. Una volta entrati nel sistema della stella Smula il viaggio dura circa 42 anre fino all’orbita della luna Aania.

VI PARTE

L’Hoclenia atterra a Castellaquila 135 anre dopo la sua partenza dall’astroporto di Epralom. Le altre astronavi restano in orbita da queste partono le spolette che portano tutti i militari calandriani e xoroniani a terra. Tre quarti d’ogni contingente tra talantidei, monaci guerrieri e zourdi è condotto su Geimo.

Eppegisu si rivolge ai nonni: “Ora torniamo a casa.”.

“No. Andiamo ad Epralom al foro sulla costa, ci aspettano per i festeggiamenti.”. Risponde Argedro.

Tre auto prendono i passeggeri dell’Hoclenia e partono velocemente dirette ed Epralom.

I militari delle nazioni membre della forza interplanetaria arrivano sulla costa dove ci sono le rovine dell’antico foro che più di duemila anni prima ospitava anche il primo edificio del senato popolare degli uomini del Regno di Wucran.

Arrivano il governatore di Xoron e Krant ed il sindaco di Epralom sono intonati gli inni di tutti gli stati che hanno partecipato della missione. Nell’ordine: Monaci Guerrieri, Impero Talantide, Regno di Calandria e Zourdestan.

Il sindaco e il governatore pronunciano i rispettivi discorsi con cui celebrano ed accolgono i reduci. Eppegisu più volte sbuffa per la noia.

Il terzo ed ultimo discorso è di re Giurrego che ha deciso di parlare in xoroniano: “Xoroniani, calandriani, talantidei, monaci guerrieri e zourdi. E’ un grande giorno. Ringraziamo Dio che ci ha concesso questa vittoria veloce e schiacciante. Dobbiamo essere soddisfatti dei risultati che abbiamo ottenuto: abbiamo conquistato la base di Lotrena Azorià, preso la sua astronave, catturato e disarmato la sua soldataglia, preso il suo tesoro. In questo modo abbiamo privato la strega di risorse per concretizzare i suoi maligni scopi nel breve e medio periodo impedendole di fare del male a molti esseri probabilmente a milioni. Dobbiamo essere fieri tutti dai comandanti alla truppa di aver fatto del bene impedendo alla megera di fare del male. Abbiamo catturato anche il marito della perfida reldessa, Zad Azorià.”. Re Giurrego lo indica e subito iniziano gli insulti contro il reldon che è apostrofato come: vigliacco, traditore, assassino, merda e schiavo idiota di una strega.

Re Giurrego calma la folla e riprende il discorso: “Resta il rammarico di non aver potuto catturare Lotrena Azorià perchè non era nella base, quando l’abbiamo attaccata. La strega è ormai priva di mezzi, è braccata ed ha i giorni contati da megera libera. Questo successo militare ci permette di festeggiare degnamente i millecento anni che la dinastia Niastro ha iniziato a regnare su Xoron ed i 1500 che ha iniziato a regnare in Calandria. Dio protegga tutti voi, guerrieri e le vostre famiglie. Dio protegga gli xoroniani ed i calandriani. Dio sia lodato!”

La folla applaude. Il re scende dal palco. Un giluro dopo inizia lo spettacolo pirotecnico con i fuochi a mare.

Terminati i fuochi d’artificio, i militari stranieri tornano alle loro astronavi gli xoroniani vanno alle loro case. I calandriani, che non abitano ad Epralom, sono tutti invitati a cena all’ “Esagonale” o “Villa principessa Fisoa” dove i Niastro hanno la loro residenza ad Epralom e poi sono tutti ospitati in alberghi della capitale a spese del sovrano. I due Sequoia Jetan sono ospiti all’ “Esagonale”.

La mattina dopo tutti i militari calandriani, anche i pochi che abitano ad Epralom, si radunano, davanti all’ “Esagonale” e formano una carovana che si dirige Castellaquila. Arrivati in paese ognuno pranza con i suoi parenti.

Eppegisu ed Argedro lo fanno insieme a tutti i Sequoia Jetan ed affini. Durante il pranzo Argedro ed Eppegisu parlano ampiamente della battaglia, tutti ascoltano con interesse. Il fratello ed i cugini di Eppegisu fanno molte domande.

Finito il pranzo Eppegisu prende un grande libro con la copertina di pelle e il titolo con i caratteri nell’alfabeto internazionale rentaniano.

“In questo libro ci sono gli stemmi di tremila nobili famiglie rentaniane e d’altrettante città del pianeta Renta e brevi notizie storiche su ogni casata o città. Il reldon che ho colpito lo chiamano Principe Oscuro forse è un principe veramente. Devo cercare il suo stemma se è in questo libro, lo troverò e sapremo l’identità di questo nostro nemico.”.

“Voglio vedere il libro anch’io.” Dice Nesdo, il fratello d’Eppegisu di quattro anni e mezzo.

“No! Tu tiri le pagine! Questo libro è un regalo che ho avuto l’anno scorso su Sunniox.”. Ribatte Eppegisu.

“Voglio vedere il libro” Insiste Nesdo.

“No!” Risponde Eppegisu.

Il fratello inizia a piangere.

“Faglielo vedere ma lo sfogli tu.” Dice Icro, zio dei due fratelli.

Nesdo si avvicina ad Eppegisu e cerca di prendere il libro dalle mani del fratello, allora l’undicenne si tira il libro e spinge il fratello che cade a terra.

“Eppegisu! Non è modo di comportarti!” Dice Ataga.

“Sei appena tornato da una missione di guerra. Comportati decentemente!” Aggiunge Argedro.

“Mi dovete capire.” Dice Eppegisu con voce triste e quasi piangente e poi continua: “Il libro è rarissimo è dell’anno rentaniano 3000 cioè il nostro 5501 ha 478 anni, di questo libro furono stampate 4000 copie, ma l’allora re dell’Unione Regni Reldon le fece distruggere perché in questo libro si parlava del genocidio del vozon. Solo 12 copie sono sfuggite alla distruzione e solo 9 sono state trovate. Lo ho avuto regalato, l’anno scorso, da un reldon su Sunniox per le cose buone che ho fatto nei confronti della sua gente. Ci tengo tantissimo a questo regalo.”

Nesdo continua ad insistere. Gli adulti presenti, comprendendo quanto Eppegisu ritiene prezioso il libro, distraggono Nesdo dal suo intento ed invitano Eppegisu ad andare a consultare il testo chiuso nella sua stanza.

L’undicenne si siede dietro ad un tavolo ed inizia a sfogliare il libro cercando l’immagine dello stemma che è sullo scudo che ha come trofeo di guerra. Lo scudo è nella stessa stanza così che Eppegisu può confrontarlo con le immagini nel volume.

Durante la ricerca il bambino inizia ad avere sonno e gli occhi tendono a chiudersi e lui fatica a non cadere con la testa sul tavolo. Quando il sonno è prossimo a vincere sull’attenzione del bambino, girando l’ennesima pagina appare proprio lo stemma che cerca Eppegisu, l’undicenne si desta dal torpore e si gira di scatto verso lo scudo confronta immagine sul libro e scudo vedendo che sono uguali. Purtroppo il libro è scritto con l’alfabeto internazionale rentaniano perciò Eppegisu non conoscendo nessuna delle tre lingue ufficiali di Renta né l’alfabeto non può leggere cosa è scritto sulla famiglia a cui appartiene lo stemma.

Eppegisu va verso la porta e la apre: “Nonno. Vieni!”

Argedro entra, Eppegisu gli indica il libro.

“L’hai trovato!” Dice Argedro che osserva il disegno e lo scudo e poi continua: “Peccato che non sappiamo leggere queste lingue.”.

“Come facciamo?” Chiede Eppegisu.

“Dobbiamo trovare un rentaniano. Lui ci leggerà il libro.”

“Nonno, ho sonno mi metto a dormire. Mi chiami, quando dobbiamo uscire per la parata trionfale?”

“Si. Non preoccuparti.” Risponde Argedro che poi dice: “Tu hai ragione, questo libro è prezioso e per te ha un valore affettivo, ma devi comportarti con maniere meno brusche, quando fai valere le tue ragioni altrimenti passi dalla parte del torto.”.

Argedro esce dalla stanza. Eppegisu mette un foglio tra le pagine dove ha trovato lo stemma, chiude il libro lasciando una parte di foglio fuoriuscire e poi si stende sul letto.

Non passano due giluri che il bambino chiude gli occhi gira la testa di lato e s’addormenta.

Nel tardo pomeriggio inizia la sfilata trionfale dei reduci per le strade di Castellaquila. I guerrieri camminano per il paese facendo un percorso sinuoso che li porta a passare sotto ogni casa in modo da essere salutati da tutti gli abitanti. Alla fine di un lungo cammino arrivano nella piazza davanti al castello.

Il re passa il ponte levatoio seguito dagli altri 95 guerrieri che hanno combattuto con lui. Nello spiazzo del castello c’è il segretario reale.

Re Giurrego invita il segretario a parlare: “Soldati volevo comunicarvi che dalle fotografie della battaglia saranno tratte le immagini per quadri ed arazzi celebrativi, sarete tutti immortalati da Sua Maestà alla truppa. Vi devo dire un’altra cosa andate tutti in tesoreria in ordine di grado dagli ufficiali alla truppa per essere pagati.”.

Tra i primi a lasciare il cortile ed andare in tesoreria c’è il nonno paterno d’Eppegisu.

L’undicenne s’avvia all’uscita, quando il nonno materno con un cenno lo chiama.

“Eppegisu. Aspetta il tuo turno sarai pagato per sei giorni di campagna militare.”

“Verrò pagato anch’io? Come i grandi!”

“Si. Sei stato militare per i doveri, ora anche il tuo diritto di essere pagato.”

“E’ la prima volta che guadagno dei soldi e sono pagato.”

L’ultimo ad andare in tesoreria è Eppegisu. Il suo compenso per il grado di milite semplice è di 1 credito golosiano al giorno per sei giorni. Eppegisu prende le 6 monete d’oro da un credito golosiano soddisfatto ed esce dalla tesoreria. In un corridoio vicino trova il nonno paterno.

“Sono stato pagato. Sono l’undicenne più ricco di Castellaquila.” Dice compiaciuto.

Suo nonno Argedro ride e poi dice: “Alla fonderia per sei giorni di lavoro guadagnavi 3 crediti golosiani. Ora andiamo dal re che ci aspetta e ci vuole parlare.”

Nonno e nipote arrivano nella cappella reale del castello dove il re aspetta i due.

La cappella ha le due pareti decorate da 6 affreschi ciascuna che rappresentano 12 episodi della vita di Truvio. I dipinti iniziano dalla nascita di Truvio, vicino all’ingresso sulla sinistra, proseguono, in ordine cronologico, lungo la parete sinistra fino all’altare e poi continuano sulla parete destra dall’altare fino a vicino l’ingresso. L’ultimo dipinto raffigura l’ascesa al cielo di Truvio.

“Benvenuti.” Dice re Giurrego che poi continua: “Vi comunico che tutti voi 95 guerrieri non avete ricevuto la paga dai soldi del bottino di guerra ma vi ho pagato personalmente dai proventi del mio decimo della miniera dell’asteroide diamante. Eppegisu ricordati che sei l’unico calandriano sotto i 20 anni che sa della miniera che abbiamo in questo diamante grande come un astreroide di 25 chilo amtros di diametro massimo. Io e gli altri 9 soci lo stiamo facendo sbriciolare nel tempo ed i pezzi venduti ci procurano un buon guadagno. Ti raccomando mantieni il segreto.”

“Non preoccuparti, nonno Giurrego.”

“Eppegisu sei contento di essere stato pagato? Sei contento di come è finita questa azione bellica?”

“Si nonno, sono contento di aver preso la prima paga della mia vita. Avrei però preferito riceverla per un lavoro normale non per una guerra. Sono dispiaciuto che non abbiamo potuto catturare la strega. Sono contento però di aver contribuito a renderla meno pericolosa. Da quando siamo tornati mi sento in pace, non mi sento in colpa per quei bambini morti. Purtroppo non potevo prevedere quello che avrebbe fatto la strega quando ho risparmiato la sua astronave. Ora finalmente la Prima Emegra sarà smantellata e riciclata. Nonni posso essere presente quando la strega sarà condannata al rogo?”

I due anziani pensano e poi Argedro risponde: “Andremo noi ad assistere all’esecuzione ma prima la strega deve essere catturata e condannata a termine di un regolare processo. Assistere ad un esecuzione capitale è un esperienza forte anche per un adulto. Non devi andarci.”

Re Giurrego con un cenno è d’accordo.

“Nonno Giurrego come sarà utilizzata la parte calandriana del bottino di guerra?”

“Gli xoroniani sono stati pagati dai soldi della parte xoroniana del bottino, la restante parte sarà data in beneficenza a xoroniani bisognosi iniziando dagli orfani dei tre orfanotrofi intitolati alla principessa Fisoa Niastro. La parte di bottino calandriana sarà destinata ad opere pubbliche a Castellaquila e per aiutare i calandriani più bisognosi. Della beneficenza che faccio non ne devi parlare ad altri.”

“Nonno, perché se fai del bene non lo dici? Perché a me l’hai detto?”

“Non faccio del bene per avere l’approvazione della gente e neanche per esibizionismo, lo faccio perché è mio dovere di credente ad aspiro ad avere benevolenza solo da Dio. A te l’ho detto per insegnamento in modo che quando sarai adulto e potrai fare beneficenza, come mi auguro, ricordati di farla sempre in modo anonimo.” Risponde Re Giurrego che dopo alcuni istanti di silenzio riprende a parlare: “Volevo parlarti di come hai affrontato gli Azorià ed i loro coalizzati.”

“Nonno, mi dispiace di non aver ucciso nessuno di loro. L’ultima volta non è stata colpa mia e le altre due ti posso spiegare.”

“Eppegisu! Non devi giustificarti!” Dice re Giurrego che con un cenno mette a tacere il nipote e poi continua: “Hai affrontato i membri di una famiglia che è pronta a tutto pur di tornare sui troni su cui ha dispoticamente regnato per oltre ottocento anni. Reldon molto pericolosi, determinati, perfidi e malpensanti. Nonostante la tua poca esperienza, la tua giovane età e l’incompleta formazione nelle arti marziali sei stato bravissimo a batterli, hai usato al meglio le capacità e di risorse che hai. Sei stato anche saggio e non uccidere il primogenito di Zad Azorià e della strega quando lo avevi in tuo potere hai messo da parte la tua collera ed hai pensato alle ritorsioni della strega nell’eventualità gli avessi ucciso il figlio. Posso aspettarmi il calcolo che ha fatto nonno Argedro a non uccidere un nemico in suo potere, é piuttosto eccezionale che la stessa cosa l’ha fatta un bambino come te. In queste occasioni hai dimostrato una maturità superiore alla tua età. Complimenti.”

“Grazie.”

“Non devi addolorarti che non hai ucciso nessun Azorià o loro coalizzato. Dio così ha voluto, forse ha destinato gli Azorià ed il Principe Oscuro a morire per altra mano probabilmente quella di qualcuno della loro specie. L’Altissimo, il Re dell’Universo ha conservato vivo mostro nipote dopo queste dure prove mortali.” Re Giurrego indica anche Argedro e poi continua: “Per questo Lo ringrazio L’Onnipotente.”

“Ringrazio Dio Misericordioso di avermi guidato la mano per colpire il Principe Oscuro e salvarti la vita, nonno Giurrego, mio re.” Aggiunge l’undicenne.

“Ringrazio Dio per averti condotto alla vittoria senza mai uccidere permettendoti di restare ancora bambino.” Dice Argedro.

I due anziani l’abbracciano e lo baciano. I tre si mettono a pregare e dopo cinque giluri lasciano la cappella.

Eppegisu uscito dal castello va a casa di Oclarina Niastro, sorella del re, per incontrare Icro.

Re Giurrego parte con l’elicottero per la prigione di Roccayeha, dove è detenuto Zad Azorià, per interrogarlo. Il re, davanti alla prigione, incontra altri alti ufficiali della forza multinazionale.

Il generale Etrow Troziqueb si rivolge al re: “Maestà, abbiamo ricevuto un messaggio della strega.”.

“Dimmi.” Risponde il sovrano.

“Lotrena Azorià ci comunica questo: Non cederò, non pagherò alcun riscatto per mio marito, egli è sacrificabile per il conseguimento dei miei obbiettivi.”.

“Questa megera si conferma priva di sentimenti, questo messaggio potrebbe essere parte di una sua strategia.” Risponde re Giurrego.

“Maestà la perfida reldessa ha mandato un altro messaggio che dice: Un traditore su quattro deve morire entro i prossimi due anni rentaniani.”.

Il sovrano dopo aver pensato alcuni noscedi dice: “Andiamo ad interrogare Zad Azorià.”.

L’interrogatorio del principe reldon inizia circa 10 giluri dopo.

Zad Azorià esprime la sua rassegnazione a restare a lungo in prigione e che non avrà nessun aiuto dalla moglie né che questa paghi un riscatto né che provi un’azione militare per liberarlo. Il principe azoriano non collabora per aiutare a catturare la strega o a rendere noti i suoi propositi, infatti, non risponde a nessuna domanda di re Giurrego e degli ufficiali dell’alleanza interplanetaria. Il sovrano e gli ufficiali percepiscono che Zad Azorià è più terrorizzato da eventuali ritorsioni che potrebbe subire dalla moglie, in caso la tradisse, che dalle pene che potrebbe subire dagli alleati.

L’interrogatorio termina re Giurrego e gli altri ufficiali della forza internazionale si portano fuori dal carcere.

“Qualora fosse estradato a Talantide quanto tempo resterebbe in prigione Zad Azorià?” Chiede il sovrano.

“I giudici considererebbero che almeno una parte delle azioni della megera dovrebbe saperle, in base a questa tesi sconterebbe molti anni per complicità. Qualora fosse provata qualche sua responsabilità diretta anche l’ergastolo a vita.”. Risponde il generale Troziqueb.

“Credo che Zad Azorià sia succube della moglie, teme più un castigo della strega che qualsiasi pena possiamo infliggergli eccetto quella di morte. E’ consapevole che non rischia la pena capitale né qui né su Talantide per questi motivi non collaborerà.”. Afferma il sovrano calandriano.

Gli altri annuiscono.

“Ritorniamo dentro. Solo noi dobbiamo parlare con il principe reldon.”. Afferma re Giurrego che rientra da solo nella prigione. Il sovrano parla in privato con il capo degli azoriani per una quindicina di giluri. Terminato il colloquio torna all’esterno dove lo hanno aspettato gli ufficiali, si consulta con loro e poi in elicottero riparte. Il sovrano tornato a Castellaquila si consulta a lungo telefonicamente con il governatore di Xoron e Krant e poi con gli ambasciatori dell’Impero Talantide e dell’U.R.R. cioè l’Unione Regni Reldon. Il re vuole fare un’altra telefonata, quando il nipote Icro chiede di parlargli. Zio e nipote parlano per alcuni giluri e poi il giovane è salutato. Re Giurrego chiama allora l’ambasciatore del Sovrano Ordine dei Monaci Guerrieri.

La mattina seguente il sovrano chiama il suo segretario per dettargli in una lettera quanto segue: “In occasione dell’anniversario dei 1100 anni in cui la dinastia Niastro ha iniziato a regnare su Xoron graziamo Zad Azorià ed i membri della sua milizia che non sono di specie reldon. Essi saranno condotti fuori da questo sistema planetario senza armi, beni, strumenti ed astronavi sul pianeta che il principe sceglierà. I reldon invece saranno condotti sul pianeta Renta nel Regno d’Itagna”

“Maestà, potrei sapere, se non lo ritenete irrispettoso, il perché di tanta generosità verso questi esseri, che a mio modesto parere, non lo meritano?”

“Hai ragione. Non meritano la grazia. Lo facciamo perché trattenerli qui c’espone al rischio di un attacco per rappresaglia. La popolazione calandriana è ridotta a poco più di 6800 individui, non vogliamo e non possiamo esporre la nostra nazione al rischio di un attacco che potrebbe estinguerla o decimarla e in ogni caso non vogliamo far correre pericoli a nessun connazionale. Zad mi ha assicurato che convincerà sua moglie a non fare ritorsioni. Sono convinto che la megera ora non ha la forza per reagire ed anche che non siamo obbiettivi dei suoi piani credo che voglia portare il marito o il suo primogenito sui troni rentaniani. Infine Zad libero potrebbe involontariamente condurci alla strega in modo da poterla catturare.”.

“Maestà, prendete sempre la decisione più saggia. Scusatemi se ho dubitato.” Risponde il segretario.

Il re accetta le scuse del suo collaboratore e poi lo congeda.

La grazia di re Giurrego agli azoriani è resa pubblica dal segretario reale pochi giluri dopo e subito fa il giro di tutto il pianeta.

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Glossario

Anra = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo composta di 60 giluri oppure 3600 noscedi. Equivale ad 1 ora e 2, 4912504 secondi terrestri oppure a 3602,4912504 secondi terrestri.

Amtros = Unità di misura delle distanze a livello internazionale o interstellare in uso su tutti i pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche” e sui pianeti e stati in rapporti con la Confederazione. Equivale a 0,76 metri ovvero 76 centimetri. Amtros ha multipli e sottomultipli su base 10 in modo equivalente al sistema metrico decimale. Il chilo amtros equivale a 1000 amtros cioè 760 metri.

Credito Golosiano = Moneta d’oro che ha corso legale sul pianeta Golos. Il suo valore è dato dal peso d’oro contenuto nella moneta cioè 950 millesimi del peso complessivo più un appezzamento che varia a seconda della richiesta da un 25% ad un 50% in più del valore intrinseco. Questa valuta è usata anche su altri pianeti affiancata alle monete locali in seguito ad accordi bilaterali con il governo golosiano.

Giemsi = Nono mese dei dodici del calendario xoroniano. Corrisponde al mese di Gipesasta nel calendario calandriano.

Giluro = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo è composto da 60 noscedi equivale a 60,04152084 secondi terrestri cioè 1 minuto e 0,04152084 secondi terrestri.

Gipesasta = Nono mese dei dodici del calendario calandriano. Corrisponde al mese di Giemsi nel calendario xoroniano.

Luxon = unità di misura delle velocità. E’ il rapporto della velocità di un oggetto o particella con la velocità della luce. Si esprime di conseguenza sempre con uno zero seguito da cifre dietro la virgola. E’ usato per misurare la velocità di qualsiasi oggetto si muove nello spazio.

Noscedo = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo equivale a 1,000692014 secondi terrestri.

Tralosasta = Secondo mese del calendario xoroniano. Trovandosi Xoron nell’emisfero australe di Geimo è un mese estivo.

Zender = Marca di chitarra elettrica usata da molti musicisti su vari pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche”.

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Link a Parte 1-2: http://www.link2universe.net/2018-09-02/spazio-allimmaginazione-5-edizione-fuori-concorso-il-concerto-di-giuseppe-savoia-parte-i-ii/

Link a Parte 3-4: http://www.link2universe.net/2018-09-03/spazio-allimmaginazione-5-edizione-fuori-concorso-il-concerto-di-giuseppe-savoia-parte-3-4/

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