Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Fuori Concorso: "Il concerto" di Giuseppe Savoia (Parte 7-8)


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Il concerto

Giuseppe Savoia

VII PARTE

Nel pomeriggio un’auto bianca con i vetri a specchio arriva a Castellaquila. Il veicolo si ferma ed il conducente abbassa il vetro e chiama un passante parlando golosiano, questo s’avvicina.

Il guidatore è un forestiero, ha i capelli, biondi, ricci, folti e lunghi che arrivano all’altezza delle scapole.

“Vorrei sapere, dove abitano i Sequoia Jetan.”. Chiede il forestiero.

“La casa di Dacricro è quasi sempre disabitata da dopo la disgrazia. Il più grande dei figli e quasi sempre nello spazio, poverino non si rassegna. I fratellini sono sempre degli zii. Penso che dovete andare a casa d’Argedro Sequoia Jetan.”.

“Cerco Eppegisu Sequoia Jetan.”

Il passante spiega al forestiero come giungere all’abitazione d’Argedro Sequoia Jetan.

L’auto si rimette in marcia, ma il vetro è ancora abbassato e due ragazze che incrociano il veicolo gridano emozionate perché hanno riconosciuto il forestiero.

L’auto arriva sotto la casa d’Argedro Sequoia Jetan pochi giluri dopo.

Lo straniero scende dall’auto è alto, ha il fisico asciutto e le spalle larghe, non è ancora arrivato a bussare alla porta che si ritrova circondato da una quindicina di adolescenti entusiasti.

“Terbor Quant dei Gub Vammagem! Fammi l’autografo.” Dice una ragazza, passandogli un foglio.

Ci sono più ragazze che ragazzi tra gli ammiratori e tutti vogliomo l’autografo. Il cantante inizia ad accontentarli.

Argedro Sequoia Jetan è uscito, saluta con un cenno il musicista e si rivolge ai ragazzi: “Il signor Quant c’è venuto a fare visita. Ora cortesemente lasciatelo in pace.”

I ragazzi hanno tutti ricevuto l’autografo e s’allontanano tranquillamente mentre Argedro fa entrare Terbor.

“Signor Sequoia Jetan sono qui per parlare con vostro nipote.”. Dice in golosiano e poi vedendo Ataga dice: “Buongiorno signora.”.

“La porta di questa casa è sempre aperta per te ed i tuoi compagni. Siete i benvenuti. Grazie per aver salvato la vita di mio nipote.”. Dice Ataga.

“La gratitudine che abbiamo verso di te e gli altri è grandissima. Sei padre come me e mi capisci.” Aggiunge Argedro.

“Abbiamo fatto quello che era giusto.” Risponde in golosiano il musicista che poi chiede: “Eppegisu dov’è?”

“Al piano di sopra che dorme.” Risponde Argedro.

Ataga sale al piano superiore, e prima di aprire la porta della camera da letto vede il cane che agita la coda, poi apre la porta. Eppegisu dorme con addosso solo un pantaloncino e senza coperte.

“Eppegisu svegliati.” Dice Ataga in calandriano.

Il bambino muove la testa ed assonnato risponde nella stesso idioma: “Nonna ho ancora sonno.”.

“Devi alzarti. Non puoi essere scortese. E’ venuto a farti visita quel tuo amico, cantante, biondo con i capelli lunghi come i nostri guerrieri antichi.”.

Eppegisu si mette di colpo seduto sul letto, subito dopo contemporaneamente allarga le braccia, inarca le spalle all’indietro e fa un rumoroso sbadiglio.

Il bambino in golosiano grida: “Sali Terbor.”.

Terbor Quant sale, mentre l’undicenne si stropiccia gli occhi ed il cane oltre ad agitare la coda si muove eccitato.

Il cantante accarezza un attimo il cane e poi entra nella stanza.

Eppegisu nel frattempo si mette una maglietta leggera e poi dice in golosiano: “Salve Terbor. Scusami se ero a dorso nudo.”

“Ciao Eppegisu.” Risponde il cantante nella stessa lingua e poi osserva la stanza tappezzata di manifesti di vari musicisti ci sono quelli dei Gub Vammagem, i Geet Zurcle, quintetto rivale del gruppo di Quant, un quartetto musicale che si è sciolto e infine l’immagine di un chitarrista mancino morto.

“A me piace anche altra musica oltre alla vostra.”.

“Hai buoni gusti musicali. Lo so! A parte quei quattro capelloni di quel manifesto…” Il cantante indica il cartellone con il suo gruppo: “…gli altri chi sono?” e poi si fa una risata.

“Si, si fai finta di non conoscerli. Voi siete i più scarsi tra questi.”

Eppegisu si mette a ridere a crepapelle.

“Ora torniamo seri. A quel ragazzo che è tuo parente ed era emozionato, quando siamo venuti al castello tuo parente, hai confidato alcuni tuoi sentimenti e pensieri. Quel ragazzo si chiama Icro vero? Icro ha parlato con Sua Maestà Giurrego che a sua volta ha parlato al telefono con il nostro impresario che mi ha riferito tutto. Per questo sono qui, devo parlarti.”

“Ho capito. Sai il mio pensiero.” Risponde l’undicenne.

“Siamo stati sorpresi che da quando sei tornato dalla missione di guerra non sei venuto a trovarci nella villa dove alloggiamo ad Epralom. Abbiamo portato l’astronave Gub Vammagem su Zourdestan dopo l’incontro al castello di Castellaquila. Lasciata la nostra astronave si siamo fatti trasportare con un’astronave zourda, che abbiamo affittato, fino a questo pianeta ed a Xoron. Abbiamo fatto così per non rischiare di essere catturati nello spazio interplanetario di questo sistema dalle astronavi geimaniane.”. Dice Terbor Quant che continua: “Perché credi che abbia rancore nei tuoi confronti per la morte di Gargon?”

“Ti ricordi quello che disse Lotrena Azorià, quando mi avete salvato. Ho pensato che tuo figlio è il bambino morto al mio posto.”.

“Credi che io ti porti rancore per la morte di mio figlio Gargon?”

“Si.”

“Eppegisu ma come ti vengono in mente queste idee stupide? Mi meraviglio di te!”

“E' ciò che penso per quello che ha detto la strega.”

“La morte di Gargon è stata una disgrazia. Non passa giorno che non provo dolore. Non porto rancore a nessuno e qualora n’avessi dovrei serbarlo nei confronti dei medici che l’hanno curato male. E’ stato un caso di mala sanità. La stregoneria non c’entra. Tu non c’entri, perciò non hai colpe.”

Eppegisu resta in silenzio.

“Al castello siamo stati sinceri, quando abbiamo detto a Sua Maestà che teniamo alla tua amicizia e ti vogliamo bene come un figlio. Pensaci! E’ la verità! Altrimenti non saremo accorsi per salvarti la vita e dopo per portarti al sicuro non avremmo rimandato alcuni nostri concerti.”.

“Terbor se potresti tornare nel passato e ti dicessero che se io morissi tuo figlio vivrebbe, mi salveresti lo stesso?”

“Eppegisu, non fare domande stupide! La morte di mio figlio ed il tuo salvataggio non sono collegati. Sono fiero di averti salvato e se tornassi indietro mille volte lo rifarei altrettante volte. Tu ci hai aiutato, senza rendertene conto, e più di quanto noi non abbiamo fatto con te. Tra due percorsi avevamo preso quello sbagliato e grazie a te l’abbiamo cambiato.”.

“Non capisco cosa vuoi dire. Non credo di avervi aiutato più di quanto non avete fatto voi per me. E’ una cosa strana perché di solito sono i grandi che aiutano i bambini.”. L’undicenne fa una pausa e Terbor gli accarezza i capelli. Eppegisu all’improvviso chiede: “Come fai a sopportare la mancanza di Gargon?”

“Potrei chiederti a mia volta, come fai a sopportare la mancanza dei tuoi genitori? Eppegisu nella vita non tutto può andare come desideriamo, non può essere tutto prefetto. Questo vale per tutti.” Afferma Terbor in golosiano che fa una pausa e poi continua: “Io, ad esempio, insieme ai miei tre amici ho il successo e la ricchezza che tutti desiderano, tutti vorrebbero essere al mio posto, ma a me è toccato di perdere un figlio. Rinuncerei all’instate al successo ed i soldi per avere mio figlio qui davanti a me come ora ci sei tu. Eppegisu hai tante qualità, quattro nonni che ti vogliono bene di cui due sono re e regina del tuo popolo purtroppo tu hai i genitori che sono scomparsi nello spazio.”.

“Ho ancora la speranza di trovarli vivi un giorno e per questo sono più fortunato di te. I miei genitori sono ancora vivi, me lo sento.”.

“Probabilmente è così e solo questione di individuare il pianeta dove sono naufragati. Abbi pazienza è questione di tempo.”

“Spero che hai ragione.” Risponde il bambino che poi cambia argomento: “Allora la nostra amicizia è rimasta come prima?”

“Quante volte te lo devo ripetere? Fai lo stupido o sei sordo?”

L’undicenne annuisce e sorride.

Ataga sale sopra, bussa ed apre: “Signor Quant vorrei offrirgli qualcosa da bere ed una fetta di torta.”.

“Si, grazie.” Risponde il cantante che con Eppegisu e la cagna Irka scende al pian terreno.

Quando Terbor Quant ha finito di bere e mangiare Eppegisu si rivolge al musicista: “Ti piacerebbe fare un giro per Castellaquila?”

Il cantante resta pensieroso.

“Non preoccuparti, ti difenderò dagli assalti dagli ammiratori.”.

“Scendiamo con l’auto.” Risponde Terbor.

Il bambino è d’accordo, l’ospite saluta i coniugi Sequoia Jetan e poi esce con Eppegisu ed Irka.

L’auto gira per le strade del paese; più di una volta Terbor è costretto a fermarsi per accontentare gli ammiratori.

“Andiamo all’Hoclenia, così stiamo tranquilli.” Dice Eppegisu.

Il musicista dirige il veicolo fuori da Castellaquila e poi dove sono ferme le due astronavi.

Arrivati ai piedi dell’Hoclenia Eppegisu, Terbor ed Irka scendono dall’auto, si avvicinano all’astronave. Un raggio colpisce l’occhio destro d’Eppegisu, ne fa la scansione della retina ed il bambino ottiene l’accesso a bordo. Eppegisu entra, seguito dal cane e Terbor.

Bambino e cantante girano per il ponte principale e poi vanno nello studio ci restano alcuni giluri.

“Due anni fa sei stato con noi, hai frequentato gli alberghi dove alloggiavamo, assistevi alle prove, ci hai seguito per vari pianeti durante la nostra serie di spettacoli. Ci siamo separati solo dopo il mio incidente. Ora siamo sul tuo pianeta nell’isola dove vivi ed ancora non sei stato da noi ad Epralom. Vieni!”

“Siii.”

“Devi chiedere il permesso ai tuoi nonni.”.

“Due anni fa non mi avresti ricordato di chiedere il permesso ai nonni. Lo chiederò, quando arriviamo ad Epralom. Chiamo da dove alloggiate e li avverto.”

“Li metti davanti al fatto compiuto. Temi non ti diano il permesso.”

“Terbor primo motivo non deve nemmeno esistere l’eventualità che rinunci a vedere le prove del tuo gruppo. Secondo proprio per il primo motivo non vorrei che i miei nonni non mi dessero il permesso per le cose che dicono i vecchi in paese su i Gub Vammagem.”.

“Ah…immagino…e non sanno tutto. La verità è che i concerti sono una copertura per la nostra vera attività, il furto di automobili.”. Il cantante si mette a ridere. Il bambino fa lo stesso capendo istantaneamente lo scherzo del suo amico.

“Dove alloggerai ad Epralom? All’ambasciata calandriana?” Chiede Terbor.

“A casa della mia prozia Fisoa Arula la sorella di mio nonno Argedro.”

Terbor fa un cenno affermativo. Eppegisu prende alcune sue cose dall’astronave e poi lascia l’Hoclenia insieme a Terbor ed Irka.

Riposte le sue cose nel bagagliaio dall’auto, il bambino si siede davanti a fianco al posto del guidatore ed il cane si siede sul sedile posteriore.

L’auto alcuni giluri dopo attraversa il ponte sul fiume Enara ed esce dalla contea di Castellaquila.

Trenta giluri dopo il veicolo sta attraversando la circonvallazione intorno a Kios, quando Eppegisu chiede: “Come è possibile che un uomo ed una donna che dicono di amarsi così tanto da volere vivere tutta la vita insieme poi decidono di divorziare?”

“Sono tanti i motivi e non sono uguali per tutte le coppie. Vedrai che un giorno capirai. Se poi ti riferisci a quello che mi è accaduto posso raccontarti la mia esperienza.”.

Il musicista racconta in alcuni giluri come è arrivato al divorzio, il piccolo calandriano afferma che non è giusto come è terminato il matrimonio di Terbor, ma il cantante risponde rassegnato che così doveva andare. L’auto si lascia alle spalle Kios e si avvicina ad un lago circolare di origine vulcanica.

Eppegisu cambia argomento: “Secondo te hanno ragione le persone che affermano che tu che hai 30 anni non devi essere mio amico che ne ho 11?”

“Le persone ragionano in conformità a schemi rigidi a cui tutti si devono omologare. Non è il mio caso. Scelgo gli amici come mi aggrada, non è la differenza di età con l’altra persona la regola.”.

“Come deve essere un tuo amico?” Chiede l’undicenne.

“Primo deve essere una brava persona. Un’altra caratteristica deve essere simpatico ed allegro e poi deve essere intelligente.”. Risponde Terbor che fa una pausa e dice: “Tu hai queste caratteristiche in più parli con me di qualsiasi cosa. Ci sono molte persone che ho conosciuto dopo che è iniziato il mio successo che vogliono sempre parlare dei Gub Vammagem, della nostra musica e di tutto quello che la riguarda. Ho una vita ed altri interessi ed è bello conoscere qualcuno con cui poterli condividere.”.

“Terbor gradisci che parlo con te come faccio con tutti i miei amici non famosi?”

“Si perché mi fai sentire Terbor Quant e non il cantante dei Gub Vammagem.”.

“Si, ma sei il cantate dei Gub Vammagem.” Ribatte l’undicenne che pensa alcuni istanti e poi continua: “Ho capito, vorresti essere una persona normale. Io sono condizionato dal fatto di essere il nipote di re Giurrego. Ci sono alcune persone che mi trattano bene per questo e mi aiutano più facilmente. Ci sono anche persone che per lo stesso motivo sono più severe con me, perché secondo loro devo essere di esempio. Infatti per dimostrare che non ero favorito, perché nipote di re Giurrego, i miei professori mi hanno trattato con più severità e mi hanno bocciato. Altri al mio posto sarebbero stati rimandati nella materia dove non erano bravi.”.

“Può succedere a tutti, ma non ti devi demoralizzare. Riuscirai ad esprimere le tue capacità. Io ho dovuto aspettare qualche anno in più, ma alla fine ci sono riuscito.”.

“Non è giusto che sono stato bocciato. Sono stati promossi bambini meno intelligenti di me. Chi non mi conosce può credere che sia scemo.”

“Non preoccuparti di chi non ti conosce pensa alla tua strada.”.

L’auto inizia la discesa dopo il lago Terbor vedendo una stazione di rifornimento rallenta e si ferma. La discussione termina.

Il gestore della stazione cambia la batteria elettrica per la marcia dell’auto, mentre fa quest’operazione ha la sensazione che il volto dell’autista gli è familiare così chiede a Terbor Quant se è un giocatore di tesviri e poi se è un attore in entrambi i casi ha una risposta negativa.

Terbor sale in auto e riparte in quell’istante il gestore riconosce il cantante cerca di correre verso l’auto, ma ormai il veicolo si è allontanato.

“Mi ha riconosciuto, quando ha iniziato a correre.”. Dice Terbor che sorride.

“In quale squadra di tesviri hai giocato?”

“Nella Scarsese.” Risponde Terbor.

“Non prendertela se non ti ha riconosciuto subito. Forse è stato meglio.”

Il cantante annuisce.

L’auto corre in pianura e attraversa due ponti sotto i quali scorrono altrettanti fiumi. Tre giluri dopo il veicolo arriva alla periferia d’Epralom. Eppegisu e Terbor attraversano la capitale percorrendo la strada che per quasi tutta la sua lunghezza cammina parallela alla costa ed i due occupanti possono osservare alla loro sinistra il mare eccetto, quando devono svoltare a destra e percorrere “Via delle Ambasciate”. Qui passano davanti a sei ambasciate tre alla loro sinistra ed altrettante a destra. L’ultima ambasciata a sinistra è quella del Regno di Calandria che ha esposte sui pennoni la bandiera del Regno di Calandria e quella dei calandriani. Il veicolo passa l’incrocio e poi Eppegisu al successivo invita Terbor a svoltare a sinistra. L’auto torna a camminare con il mare visibile a sinistra. Il veicolo, pochi giluri dopo, inizia a percorrere un tratto di costa a forma di semicerchio.

“Questo è il punto più antico della città. Intorno a questa baia che si chiama Zaxa è stata fondata Epralom.”. Afferma Eppegisu.

“Sei preparato su tante cose. Sai molto di più rispetto alla tua età, ma il genio è spesso anche sregolato. Ecco un altro motivo per cui andiamo d’accordo”.

L’auto si trova a nord della baia e ritorna a camminare in rettilineo.

“Dove alloggiate?”

“Siamo quasi arrivati.” Dice Terbor: “Siamo a villa “Smula Nascente”. L’Abbiamo affittata fino a due giorni dopo il nostro secondo concerto.”.

In quel momento l’auto arriva davanti alla villa. Eppegisu osserva la palazzina in stile coloniale alta 3 piani. I balconi tutti pieni di vasi con piante fiorite. Sul cancello d’ingresso c’è un’aquila enorme con le ali aperte. Il giardino davanti alla palazzina è stretto, ha aiuole a prato e con arbusti e piante ben curate il tutto da formare disegni geometrici con le piante. Il veicolo entra e si piazza davanti al portone anche questo sull’architrave ha un’aquila scolpita in pietra.

“Avete affittato villa “Smula Nascente”e una delle due ville d’Epralom del presidente delle Aquile Epralom, qui prima dell’inizio della stagione agonistica presentano la nuova squadra. Avete scelto un luogo simbolo dei rivali storici della mia squadra del cuore. Questo non mi piace.”.

Intanto il bambino, il cantante ed il cane scendono dall’auto.

“Qual è la tua squadra del cuore?” Chiede Terbor.

“Le Volpi Epralom, l’altra squadra della città.”.

“Sei di Castellaquila. Dovresti tifare la squadra locale.” Afferma Terbor.

“Io sono tifoso sia del Castellaquila sia delle Volpi Epralom. C’è un motivo perché Via dei Calandriani è nel quartiere Tre Volpi. Li abitano i miei prozii ed hanno sempre abitato i calandriani che da oltre 1500 anni emigravano per lavoro ed Epralom. Il quartiere Tre Volpi è uno dei sei fondativi della città ed è l’unico che non ha adottato l’aquila come suo stemma.”.

“L’aquila è anche lo stemma cittadino d’Epralom?”

“Si.”

Terbor fa cenno ad Eppegisu di salire all’ultimo piano.

Qui il bambino incontra gli altri musicisti del gruppo e Rezor Zramp, il loro l’impresario; li saluta tutti. Incontra anche Xedron suo amico da prima, il figlio del batterista.

Eppegisu dopo aver salutato tutti chiede di telefonare e chiama a casa dei nonni paterni. Risponde dall’altra parte Ataga.

“Nonna sono Eppegisu e sto ed Epralom con Terbor, Xonni, Xonoh e Xonoh il batterista ti chiamo da villa “Smula Nascente”. Posso restare ed Epralom vado a dormire a casa di zia Fisoa Arula e zio Linaco?”

“Eppegisu! Dovevi chiedere il permesso prima di partire. Noi sapevamo che eri in giro per Castellaquila con il tuo amico cantante. Continui a comportarti male. Ti credi che non ho capito che ci hai messo davanti al fatto compiuto per timore di un nostro rifiuto? Ti lascio restare ad Epralom nonostante la tua furberia. Se volevo ti facevo venire a prendere da nonno Argedro. A fine telefonata chiamo io ai prozii. La prossima volta il permesso si chiede prima! Passami a Terbor Quant. Ciao.”

Il bambino passa il telefono a Terbor che in golosiano risponde più volte affermativamente a cose che sta dicendo Ataga, ripete più volte alla signora di non preoccuparsi infine saluta e chiude la chiamata.

“Eppegisu puoi stare qui tutto il giorno ed il tempo che vuoi ma la notte dei tornare dai tuoi prozii.” Dice Terbor.

“Non ti riconosco più! Questo non è comportamento da stella del rock!”

“Hai ragione, ma è il comportamento di un uomo trentenne che sta diventando più responsabile.”.

Il resto della giornata Eppegisu lo trascorre alla villa, la visita interamente, visita le sale conferenze, vede l’ampio giardino posteriore e fa il bagno nella piscina del giardino, gioca con il suo amico Xedron ed Irka, assiste alle prove del gruppo. La sera poco dopo il tramonto, i quattro musicisti accompagnano, con un’auto, Eppegisu ed il suo cane, che va nel bagagliaio, a “via dei Calandriani” dove abitano i prozii dell’undicenne. Eppegisu scende dall’auto, apre il bagagliaio, facendo scendere Irka, saluta gli amici e sale a casa dai prozii.

La mattina Eppegisu si sveglia presto e si prepara per andare alla villa “Smula Nascente, quando è pronto la prozia Fisoa Arula gli dice di non portarsi il cane, di avvisare se torna o no per pranzo e di rincasare prima che faccia buio cioè non oltre un anra dopo il tramonto.

“Fortunatamente che è estate e le giornate sono più lunghe così posso stare più tempo con i miei amici. Arrivederci zia.”

“Buon divertimento. Ciao Eppegisu.” Risponde Fisoa Arula Sequoia Jetan.

Eppegisu lascia la casa dei prozii e con i mezzi pubblici arriva alla villa affittata dai Gub Vammagem.

L’undicenne, una volta entrato, incontra l’impresario del gruppo dal quale apprende che i quattro musicisti e le grupie stanno ancora dormendo. L’impresario risponde al telefono e saluta il bambino.

Xedron Congan va incontro ad Eppegisu e dopo averlo salutato gli chiede di uscire per visitare Epralom.

I due bambini salutano Rezor Zramp, che gli risponde, mentre è ancora al telefono, ed escono dalla villa.

Eppegisu e Xedron visitano alcune zone d’Epralom passano davanti all’ “Esagonale” ed infine arrivano davanti all’ambasciata calandriana di Xoron e Krant. Qui incontrano Icro, cugino d’Ekresia Niastro madre d’Eppegisu.

“Ciao Eppegisu. Chi è il tuo amico biondo?”

“Ciao Icro. Si chiama Xedron Congan e non capisce la nostra lingua.”.

Icro si rivolge in golosiano a Xedron: “Hai lo stesso cognome del batterista dei Gub Vammagem. Sei un suo parente?”

“Sono il figlio.” Risponde nella stessa lingua il bambino.

Eppegisu presenta Icro a Xedron.

“Dovresti avere 10 anni.” Dice Icro a Xedron.

“No. Ho 12 anni. Sono nato, quando mio padre aveva 18 anni.”.

Icro invita Eppegisu e Xedron ad entrare in ambasciata e poi in calandriano dice ad Eppegisu che re Giurrego sta arrivando.

I tre entrano nel palazzo dell’ambasciata e da questo passano nel parco.

“Perché sei qui ad Epralom?” Chiede Eppegisu in calandriano ad Icro.

“Sono qui per due motivi e per questi passerò qualche giorno nella capitale. Il primo, aspetto il concerto dei Gub Vammagem del 4 tralosasta. Il secondo è questo…”

Icro apre la borsa che ha a tracolla e mostra le bacchette per suonare la batteria.

“Suono la batteria anch’io.” Dice Xedron in golosiano.

I due giovani batteristi parlano delle loro esperienze e di come gli piace suonare questo strumento. Icro invita i due bambini alle prove del suo gruppo nel primo pomeriggio.

Eppegisu invita Xedron ed Icro a giocare con trenino della ferrovia dell’ambasciata. Xedron accetta per curiosità, mentre Icro rifiuta perché avendo 20 anni si ritiene grande per questi giochi.

Il ventenne entra nel palazzo dell’ambasciata mentre Eppegisu e Xedron girano intorno al balcone a semicerchio che è rivolto verso il mare. Arrivati nella parte circolare che quasi si unisce al palazzo trovano un binario con lo scartamento di 0,9 amtros. Una porta di vetro con lo scheletro in alluminio chiude la stazione di partenza ed arrivo del trenino.

“Il binario è piccolo.” Dice Xedron.

“Si, è a scartamento ridotto.” Risponde Eppegisu che dopo apre la porta davanti a lui e l’amico.

L’undicenne si porta sotto il balcone. Qui ci sono gli scambi da cui si diramano i tre binari della stazione, tra questi ci sono due marciapiedi. Sui due binari laterali ci sono due motrici orientate nelle due direzioni opposte e senza carrozze attaccate. Sul binario centrale c’è il treno con locomotore e carrozze. Eppegisu attraversa di corsa la stazione, passa di fianco al treno, arriva alla parte opposta, apre l’altra porta, si reca verso il locomotore in testa al treno e prende il posto di guida. L’undicenne invita Xedron a salire sul primo vagone. Dopo che il dodicenne é salito il calandriano fa partire il treno.

Il convoglio inizia a camminare verso sud, poi percorre la prima curva e va dritto verso ovest, passa sotto le giostre, transita nella seconda curva alla fine della quale va verso nord camminando a 3,73 amtros parallelo alla cancellata che confina con la spiaggia. Il treno alla terza curva gira verso destra e poi cammina dritto verso est. Transitata la quarta ed ultima curva e va verso la stazione. Passa sotto il balcone circolare ed inizia il secondo giro. Il secondo giro il treno lo percorre tutto a 60 chiloamtros all’anra e percorreremo l’intero tracciato in circa 48 noscedi.

Appena iniziato il terzo giro Xedron si rivolge ad Eppegisu: “I prossimi tre giri vorrei guidare il treno.”

Eppegisu fa un cenno affermativo ed alla fine del giro ferma il treno in stazione, chiama Xedron al posto di guida, gli spiega come funziona e si conduce dopo i due si scambiano i posti.

“La ferrovia quanto è lunga?” Chiede Xedron.

“806 amtros.”

I due bambini si alternano a guidare il trenino per un'altra quindicina di giri, poi decidono di fermarlo dove la ferrovia passa sotto il ponte che congiunge due giostre. Li iniziano a giocare correndo tra i ponti, usando le pertiche e gli scivoli.

Dieci giluri dopo arriva Icro che li chiama e gli fa cenno indicando la torre del palazzo dell’ambasciata. I tre osservano che oltre il vessillo dei calandriani, sul lato destro della cima della torre, il sinistro per chi entra nell’ambasciata, la bandiera del Regno di Calandria, sul lato sinistro della sommità della torre, la destra per chi entra nell’ambasciata, al centro della cima della torre c’è un drappo bianco quadrato, a differenza degli altri due rettangolari, che al centro ha lo stemma dei Niastro.

“Come vedete, il re è qui all’ambasciata.” Dice Icro che continua: “La bandiera bianca con lo stemma della real casa è stata issata pochi giluri fa.”.

“Non ce ne siamo accorti.” Risponde Eppegisu.

“Eravate distratti a giocare.” Ribatte Icro che poi dice: “Torniamo con il treno. Lo guido io.”

Icro sale al posto di guida mentre Eppegisu e Xedron nella prima carrozza, sedendosi uno dietro l’altro.

Il trenino un giluro dopo arriva alla stazione sotto il balcone circolare. Eppegisu, Icro e Xedron restano a pranzo con re Giurrego. L’undicenne prima di iniziare a mangiare ha telefonato alla prozia avvertendola.

Finito il pranzo, i tre salutano il re escono dall’ambasciata e vanno alla sala che il gruppo musicale, di cui Icro è il batterista, usa per le prove.

Arrivati alla sala Icro presenta Xedron agli elementi del gruppo e alle rispettive fidanzate dicendogli che è il figlio di Xonoh Congan. I ragazzi gli fanno tante domande e lo invitano a suonare qualcosa. Il dodicenne si siede dietro la batteria e suona alcuni pezzi dei Gub Vammagem ed un paio di altri gruppi.

Infine suona il primo brano del II album dei Gub Vammagem ed Eppegisu decide di cantare.

La prova canora dell’undicenne è ottima come anche l’esecuzione di batteria di Xedron.

Finita la suonata il chitarrista del gruppo si rivolge ad Icro in xoroniano: “Suona meglio di te.”.

Eppegisu traduce a Xedron che in golosiano chiede: “Icro è un batterista bravo o è scarso?”

“E’ un batterista bravo, ma tu sei migliore, pur essendo più giovane.”. Risponde il chitarrista in golosiano.

“E’ normale che è bravo ha quel padre fenomenale come insegnante.”. Ribatte Icro.

Eppegisu e Xedron parlano con i ragazzi del gruppo per qualche giluro poi l’undicenne invita il tibadiano a salutare e lasciare la sala.

I due bambini vanno alla villa dove alloggiano i Gub Vammagem.

I due parlano un poco dei musicisti che Xedron ha conosciuto poi camminano senza parlare.

Xedron si rivolge al calandriano: “Cosa si prova a vivere senza i genitori?”

Eppegisu l’osserva e risponde: “Ricordati che i miei genitori sono dispersi e non morti.”.

“Si, però lo stesso tu non sei con loro.”

“Vivere senza i genitori è doloroso. A questo dolore si uniscono tutte le difficoltà della loro ricerca che finora è stata senza risultato. Molte stelle della zona dove potrebbero essere finiti non sono raggiungibili con la rete delle porte stellari ed hanno anche dei pianeti abitabili. Più tempo passa è più è alto il rischio che nonostante i tentativi non riuscirò a trovarli. Queste difficoltà chi mi critica non riesce a capirle. Questo mi fa arrabbiare. Ho passato tanti momenti di difficoltà nei miei viaggi ed in questi due anni ed avrei voluto il conforto di mia madre e il consiglio di mio padre. A volte in questi anni ho imparato a fare qualcosa avrei voluto dirlo a miei genitori e non ho potuto, ho vissuto un avventura avrei voluto raccontarla alla mia mamma ma non c’è non lo posso fare.”

“Devi essere meno nervoso, se i tuoi genitori non fossero scomparsi tu non saresti partito a cercarli. Non avresti visitato tanti pianeti, non avresti conosciuto tante persone compreso me ed i Gub Vammagem. In questa cosa brutta che ti è capitata c’è un aspetto positivo. Se troverai i tuoi genitori avrai vissuto tante avventure e gliele potrai raccontare.”.

“Perché mi hai chiesto cosa si prova a vivere senza i genitori?”

“A causa di una lite che mio padre ha fatto con mia mamma. Mio padre è convinto che morirà giovane. Mia mamma dice che si sbaglia. Qualora mio padre dovesse avere ragione ho paura di non riuscire a vivere con questo dolore. Quest’anno compirò 13 anni sono troppo giovane per restare senza un genitore.”.

“Io è dall’età di 9 anni che vivo senza entrambi, anche se ho sempre la speranza di ritrovarli, ma più tempo passa più io cresco e questi anni che sono bambino dovrei passarli con loro e non senza. Quando li ritroverò, il tempo trascorso senza di loro non potrò recuperarlo. “

“Prometti che qualsiasi cosa accadrà ad ognuno di noi due resteremo amici per sempre?” Chiede Xedron.

“Xedron, te lo giuro sui miei antenati.”

“E’ un giuramento sacro.” Ribatte il dodicenne che poi dice: “Anch’io giuro che resteremo amici per sempre. Lo giuro sulla mia vita.”

I due bambini parlano di come si sta quando non ci sono i genitori in particolare considerano un vantaggio quello di non essere sempre detti quello che si deve o non di deve fare.

I due arrivano alla villa e trovano i 4 musicisti.

“Sono venuto questa mattina e stavate dormendo.”. Dice Eppegisu ai quattro.

“Siamo andati a dormire, quando albeggiava.”. Risponde il bassista.

“Stiamo provando il nostro repertorio per scegliere le canzoni dei due concerti. Mettetevi seduti ed ascoltate.” Dice Terbor Quant.

I quattro iniziano a suonare. Eseguono brani da tutti gli album editi poi Terbor dice ad Eppegisu che suoneranno tre canzoni dall’album di prossima pubblicazione. La prima canzone, l’impresario afferma che è la prima del nuovo album. Eppegisu nota che Xonoh Dakor Xobes non suona il basso ma la tastiera. Terbor annuncia un’altra canzone e dice che ha dedicato il testo al figlio scomparso che come la precedente c’è la tastiera e non il basso. L’ultima canzone pure ha la tastiera tra gli strumenti per suonarla.

Finita l’esecuzione del terzo brano Eppegisu si rivolge al gruppo: “Queste canzoni mi sono piaciute tutte e tre. Quella che è la prima del prossimo album e la canzone che Terbor ha dedicato a Gargon hanno una bellissima melodia e sono rocciose, il terzo pezzo è molto più orecchiabile e con un ritmo più vivace.”.

“Abbiamo l’approvazione del discografico. Possiamo pubblicare l’album.” Dice Terbor ridendo.

“Guardate che io di musica me ne intendo i miei parenti da parte di mia madre e gli insegnanti a scuola mi hanno insegnato bene.”. Ribatte Eppegisu che poi chiede: “I pezzi che avete suonato saranno quelli che eseguirete al concerto?”

“Quasi sicuramente si. Forse cambieremo la scaletta.” Risponde Xonni Foge.

“Qui non ci sono brani come il primo del II album e quello che Xonni fa l’assolo di chitarra toccando le corde con l’arco di violino o quello con l’assolo di chitarra al centro della canzone dove Xonni suona con entrambe le mani sulla tastiera.”. Eppegisu cita altri tre brani e poi dice: “Io inserirei queste canzoni.”.

Il bambino prende un foglio e la penna con la sinistra e scrive la lista con l’ordine d’esecuzione dei pezzi, quando ha finito la consegna ai musicisti.

L’impresario ha assistito e come i Gub Vammagem hanno finito di leggere la lista dice: “Il tuo parere è competente, ma l’impresario dei Gub Vammagem sono ancora io.”.

Rezor Zramp si avvicina ad Eppegisu l’afferra, lo blocca ed inizia a fargli il solletico. Il bambino si agita e non la smette di ridere. Terbor e Xonoh Congan si uniscono allo scherzo.

I tre uomini si alterano a fare il solletico al bambino per due giluri. Eppegisu chiede di smetterla.

Quando lo scherzo è finito Rezor Zramp si rivolge all’undicenne: “Sei fortunato ad avere 11 anni. Sai che sono una persona decisa. Non permetto a nessuno di intralciare le attività dei Gub Vammagem, né di decidere al mio posto.”.

“Volevo solo dare un consiglio.” Risponde il bambino.

“Eppegisu, lo so. Non ho niente contro di te. Qui tutti ti vogliamo bene. Scherzando volevamo farti capire che altre persone con lo stesso tuo intervento potevano offendersi. Quando durante l’incontro al castello di Castellaquila ti presi in braccio tu bruscamente mi chiedesti di essere messo a terra. Altri al mio posto si sarebbero offesi.”

Eppegisu resta in silenzio per alcuni noscedi e poi risponde: “Hai ragione Rezor. Ti chiedo scusa se ho sbagliato, non l'ho fatto intenzionalmente. Ti ritengo un grande impresario e loro sono grandi musicisti. Non ti farei la scortesia di sostituirti, però sarebbe bellissimo essere al tuo posto, essere l’impresario dei Gub Vammagem.”.

“Dopo la mia morte ti autorizzo a sostituirmi.”

“Ho capito. Dovrò aspettare, quando avrò 80 o più anni.”. Ribatte Eppegisu.

Rezor sorride e fa cenno ad Eppegisu di avvicinarsi.

L’impresario come al castello prende in braccio Eppegisu che non si ribella e si sta tranquillo, dopo un giluro, l’uomo lo mette a terra.

Le prove riprendono e si fa sera.

Eppegisu vede che si sta calando la sera: “Smula è tramontata. Ho paura di non riuscire a tornare a casa dei miei prozii massimo per un anra dopo il tramonto.”.

“Hai fatto già tardi.” Dice Xonoh Dakor Xobes

“Telefona ed avverti che ritarderai un poco.”. Aggiunge Terbor Quant.

“Ti accompagno con la motocicletta.” Dice Xonoh Congan.

“Si ma non correre.” Risponde Eppegisu.

“Io volevo fare tutte le curve con il mio ginocchio che strusciava a terra. Ho capito, camminerò a passo di lumaca da corsa.” Ribatte sorridendo il batterista.

Eppegisu telefona ed avverte i prozii. Finita la telefona saluta Xedron, l’impresario ed i tre musicisti che restano alla villa, dopo se ne va con Xonoh Congan.

Il bambino e il batterista si mettono il casco e poi i due salgono su una grossa moto. L’undicenne sale alle spalle del guidatore. Il veicolo parte allontanandosi velocemente dalla villa.

Xonoh segue le indicazioni d’Eppegisu per giungere al quartiere “Tre Volpi”. La moto sfreccia tra le trafficate strade d’Epralom facendo la serpentina tra le auto, quando queste non sono troppo vicine tra loro.

I due arrivano a “via dei Calandriani” al confine del quartiere “Tre Volpi”, scendono dalla moto solo Eppegisu si leva il casco e Xohon lo ripone del baule.

Xonoh vede un uomo seduto con abiti consunti, barba incolta e capelli non curati. Il musicista mette la mano in tasca e prende una moneta d’oro dal valore di 10 Crediti golosiani e la da ed Eppegisu.

L’undicenne s’avvicina al barbone e da la moneta.

“Grazie!” Dice il barbone sorridendo con la bocca aperta, le sopraciglia alzate e tutto il viso che esprime felicità, poi s’inchina prima verso Eppegisu e poi verso il motociclista in fine dice: “Grazie! Dio ti benedica, uomo sconosciuto con il casco.” Risolto verso Xohon.

Eppegisu nel vederlo parlare si accorge che all’uomo mancano due incisivi ed i rimanenti denti sono gialli. Il barbone s’allontana contento.

“10 crediti golosiani per me non sono niente, ma lui potrà comprarsi da mangiare per minimo 30 giorni.”. Dice Xohon.

“Hai fatto bene.” Ribatte Eppegisu che poi dice: “Grazie per avermi accompagnato.”.

“Grazie, Eppegisu. Stai facendo tanto per noi.”

“Che cosa sto facendo?”

“Ci stai aiutando senza rendertene conto. Eravamo sulla strada sbagliata ed ora grazie a te siamo su quella giusta. Forse ci salveremo, se succederà dobbiamo ringraziarti.” Risponde Xohon che poi dice: “Ora vai dai tuoi prozii. Ci vediamo domani. Ciao.”

“Ciao. Xohon. A domani.”

Eppegisu s’allontana ed entra nel portone del palazzo dove vivono i prozii. Xohon non avvia la moto finché non vede il portone chiudersi alla spalle del bambino. Subito dopo la motocicletta parte e s’allontana.

VIII PARTE

La mattina ad Epralom nell’ex palazzo reale del re umano. Re Giurrego, il governatore della colonia di Xoron e Krant, il sindaco d’Epralom ed il coordinatore del 44° giubileo dinastico dei Niastro a Xoron, tengono una conferenza stampa in cui presentano il programma per i festeggiamenti per l’anniversario dei 1100 anni in cui la dinastia Niastro ha iniziato a regnare su Xoron come sovrano umano insieme al re dergius. I festeggiamenti inizieranno 1 tralosasta e termineranno il 15.

Il primo evento è un concerto di musica sinfonica al Teatro Reale d’Epralom. Nel pomeriggio, qualche anra prima, re Giurrego all’astroporto d’Epralom andrà ad accogliere alcuni capi di stato, presidenti e sovrani, che giungeranno a Xoron per i festeggiamenti. La sera verranno a teatro e quella successiva alla festa che ci sarà nell’ambasciata calandriana ad Epralom. Nei 15 giorni ci saranno manifestazioni con feste di piazza, in tutte le città di Xoron ed anche in ogni casale dell’isola e dell’enclave di Jetan. La penisola di Krant che non faceva parte dell’ex Regno di Xoron non sarà interessata dai festeggiamenti. I due eventi in programma più attesi dagli xoroniani più giovani sono i due concerti programmati al Parco “La Delizia” d’Epralom il 4 e 11 tralosasta dove suoneranno gruppi musicali xoroniani che faranno da supporto e precederanno le due esibizioni principali quelle dei Gub Vammagem.

Eppegisu a meta mattina arriva a villa “Smula Nascente” e poco dopo con Xonni Foge, Terbor Quant, Xonoh Dakor Xobes e il suo quasi coetaneo ed amico di penna Xedron Congan si fa il bagno in piscina. A meta giornata pranza con tutto il gruppo, Xedron e l’impresario. Durante il pranzo il batterista è taciturno cosa insolita per lui.

Finito il pranzo iniziano le prove. Il gruppo suona al di sotto delle sue possibilità perché il batterista Xonoh Congan non è ispirato come al solito.

Xonni si rivolge al batterista: “Cosa hai oggi? Suoni come un batterista normale. Ti manca la tua solita grinta.”

“Non stai bene?” Chiede Eppegisu.

Il batterista li guarda e pensa a cosa deve rispondergli. In quel momento uno dei tecnici, che aiuta il gruppo, annuncia che sta arrivando il re di Calandria.

Re Giurrego entra e tutti lo salutano. Il sovrano nota il diverso tono di voce che ha il batterista rispetto agli altri musicisti.

Il sovrano osserva la chitarra che ha a tracolla Xonni questa ha due tastiere, quella superiore con dodici corde e l’altra con le usuali 6 corde: “Ho suonato vari tipi di chitarre e strumenti a corde. Questa doppia chitarra è una novità anche per me.”.

“Nonno, non segui la loro musica altrimenti sapresti che Xonni suona alcune canzoni con questa chitarra.”. Interviene Eppegisu.

“Maestà! Sarebbe un onore per me se provaste la mia chitarra.”. Xonni si sfila la chitarra dalla spalla, re Giurrego la prende, la mette a tracolla e poi suona un pezzo usando la tastiera a dodici corde, il bassista ed il batterista l’accompagnano. Il sovrano suona un’altra canzone con la tastiera a sei corde ed è accompagnato anche questa volta. Xobes e Congan accompagnandolo hanno dimostrato di conoscere musiche di un altro genere.

Re Giurrego restituisce la chitarra a Xonni Foge: “Grazie!” poi si rivolge al batterista: “I miei nipoti Eppegisu ed Icro mi hanno raccontato cose fantastiche su di te. Mi raccontano che sei un batterista con una carica esplosiva. Non ho avvertito niente di tutto ciò quando mi hai accompagnato. Cosa ti angoscia?”

Xohon fa andare via il figlio e poi si rivolge al re: “Maestà.” Fa una pausa e continua: “Ho paura per il mio futuro e per quello della mia famiglia.”

“Con quello che guadagni alla tua famiglia materialmente non può mancare niente. Ti vedo come un normale trentenne in ottima salute. Qual è il problema?”

“Maestà. Temo che morirò presto. Temo di morire giovane, di lasciare mia moglie vedova con un figlio ancora ragazzo.”

Il sovrano osserva con sguardo severo il batterista per alcuni istanti: “Come ti vengono in mente queste idee balorde?”

“Quando con i miei tre compagni andai allo Zonok Aureo, mi trovai di fronte ad uno specchio che è definito Specchio Veggente perché chi si specchia a volte invece di vedere la propria immagine vede qualche avvenimento del suo futuro. Nel vetro di questo specchio ci sono dei microrganismi senzienti a base di silicio in grado di leggere il pensiero di chi si riflette nello specchio e con poteri psicocinetici mostrano immagini del futuro nello specchio. Io ho visto il mio funerale. Ho visto la mia tomba e davanti mia moglie ancora giovane e mio figlio adolescente. Sono uscito dallo Zonok Aureo correndo e sconvolto, gli altri del gruppo mi sono testimoni. Eppegisu in quel periodo ci frequentava, dovrebbe ricordarselo.”

Re Giurrego guarda il musicista e gli risponde: “Mi hanno raccontato di quello specchio detto Veggente e dello Zonok Aureo. E’ credenza che quella villa è maledetta con i suoi quasi 7 chilo amtros quadrati di parco. Prima di costruire la villa ed il suo parco su quel terreno viveva una mandria di unicorni. Furono uccisi tutti per costruire la villa. Un sacerdote della zona maledisse il proprietario e pregò Dio che chiunque possedesse lo Zonok Aureo non doveva avere bene. Tutti coloro che sono stati proprietari dello Zonok Aureo sono morti o suicidi o uccisi e prima di morire hanno perso tutte le loro ricchezze e sono caduti in miseria. Per chi non ci crede saranno coincidenze, ma questo è il castigo per chi ha ucciso gli unicorni e chi ha comprato quella proprietà senza far tornare gli unicorni a viverci rendendosi complice di tale crimine. L’unicorno è l’animale più puro, buono e nobile che c'è. Lo dimostra esteriormente con il suo mantello completamente bianco e senza macchie. E’ la creazione prediletta da Dio dopo le specie senzienti. L’unicorno non può parlare, ma è capace riconoscere gli esseri buoni dai malvagi. Si allontana, quando arrivano i cattivi, va incontro ai buoni, si fa toccare da esseri molto buoni o nobili. Chi uccide un unicorno volontariamente fa un grave peccato. Chi ha costruito quella villa era malvagio. Ha messo in quella costruzione molte cose perfide tra cui lo Specchio Veggente. Xonoh quello specchio la meta delle volte ha sbagliato le sue previsioni. Mostra uno dei possibili futuri, a te ne ha mostrato uno negativo. Perché quello specchio è anche malefico. Non è sicuro che si verifichi proprio il possibile futuro mostrato dallo specchio detto Veggente. Qualsiasi sia il tuo destino vivi al meglio ogni giorno, questo non significa che devi trascorrere le giornate in futili divertimenti ma che devi seguire una strada moralmente giusta, quella che possa salvare la tua anima, quando verrà il giorno, che ti auguro il più lontano possibile, che dovrai lasciare questa dimensione.”.

“Maestà… Voi siete un uomo fortunato! Le vostre parole mi sono di conforto e con esse nei miei confronti vi siete sdebitato per la vita che ho salvato a vostro nipote.” Xonoh si rivolge ai compagni: “Suoniamo! Abbiamo due concerti! Facciamo quello in cui siamo più bravi.” Queste parole il batterista le ha dette con tono allegro.

Il re si rivolge al nipote: “Eppegisu, devi seguirmi. Tra gli ospiti che arriveranno c’è Markon, il nipote del re dei regni rentaniani.”.

“Vengo, nonno. Markon è anche lui mio amico. Prima di andare saluto i Gub Vammagem.”

Il bambino saluta i musicisti, Xedron e l’impresario.

Re Giurrego dice ai musicisti che più tardi verrà un ciambellano a recapitargli gli inviti per la festa all’ambasciata calandriana.

Il monarca saluta e lascia la villa con il nipote.

Nonno e nipote arrivano all’astroporto ed aspettano le astronavi che atterranno.

La prima ad atterrare è la spoletta che porta il re di Zourdestan Edoxun II. Giurrego lo accoglie, lo saluta e gli presenta il nipote Eppegisu.

Trascorrono pochi giluri ed atterra un’altra piccola astronave questa trasporta due sovrani di altrettanti piccoli stati di Talantide: Il Principato di Punta Liosca ed il Principato di Etrino. Dall’astronave scendono il principe di Etrino, Igroku VIII e la principessa, ed il principe di Punta Liosca, Phiflip IV Volpe Rossa e la principessa. Il sovrano calandriano accoglie e saluta anche loro e presenta il nipote ai due principi. Re Giurrego ed il principe di punta Liosca parlano in xoroniano perché la famiglia che regna su questo principato è un ramo dei Volpe Rossa che ha lasciato Xoron. La terza astronave a scendere è quella dell’Imperatore di Dego, Finnikiu III con l’imperatrice. Con l’imperatore Giurrego può parlare per più tempo perché l’astronave che porta il presidente della Repubblica di Tibado è ancora lontana. Eppegisu dopo essere stato presentato ascolta e non parla.

Arriva anche la spoletta che porta il presidente di Tibado Winthori Leogan e la prima dama. Pochi giluri dopo arriva l’erede al trono dell’impero Talantide. Il principe dice al sovrano calandriano che si scusa che l’imperatore non è potuto venire perché l’impero Talantide è ancora instabile dopo il tentativo di usurpazione a cui Lotrena Azorià ha dato appoggio.

Arriva il re del Regno di Lonipa e del Regno del Trinoch, un uomo regna su due stati diversi del pianeta Sunniox, infatti, per Lonipa è Casmio VIII mentre è VI per il Trinoch.

Questo re è nobile come Giurrego infatti discende da Zeus, re del pianeta Olimpo. I due augusti discendenti di olimpi iniziano a discutere dopo che Eppegisu è stato presentato al sovrano lonipatano.

L’ultima astronave attesa è quella che trasporta l’unico capo di stato non di specie umana ed anche l’unico sovrano a regnare su due pianeti e tre regni: Markon I, re di Itagna, di Stenia e di Madasca ed imperatore di Ezoda.

Eppegisu pensa che pur essendo stato presentato a tutti i capi di stato solo al presidente di Tibado ha potuto stringere la mano perché gli altri erano re.

L’astronave che trasporta Markon I atterra.

Un reldon adulto ed un reldino d’undici anni scendono dal veicolo spaziale.

I quattro si salutano. Re Giurrego non ha bisogno di presentare Eppegisu al monarca rentaniano perché il bambino già l’ha conosciuto.

Il sovrano calandriano in golosiano chiede: “La regina, perché non è venuta?”

“Da signorina fa di cognome Azorià. L’azione di guerra che avete condotto, vi ha fatto catturare il suo unico cugino di primo grado. Il vostro obbiettivo era però Lotrena Azorià. La regina Maidena si sarebbe sentita in imbarazzo a partecipare a pochi giorni dalla vostra missione bellica. La mia presenza era già programmata da oltre 100 giorni prima dell’inizio di questi festeggiamenti. Dopo la vostra azione bellica ho un altro motivo per essere qui.”.

“Markon, ho fatto liberare Zad Azorià. Non è stato per stupida generosità, ma per calcolo, avendo anteposto gli interessi del mio popolo a quelli internazionali, al mio posto avresti agito allo stesso modo.”

“Giurrego, mi spiegherai le tue motivazioni in un luogo più appropriato.”. Dopo il sovrano rentaniano cambia discorso: “Il mio omonimo nipote dovrebbe imparare ad occuparsi delle cose di stato, di solito i primi incarichi si hanno a sedici anni, ma iniziare ad interessarsi prima è meglio. Markon non viene mai con me. Questa volta si è offerto di accompagnarmi. Voleva incontrare, te Eppegisu e conoscere i Gub Vammagem.”.

Il reldino tirato in causa interviene: “Mi piace tantissimo la musica dei Gub Vammagem, è il gruppo musicale non rentaniano che ascolto di più.”.

“Quasi tutti i giorni.” Interviene re Markon.

“Come i miei nipoti.” Ribatte re Giurrego.

“I Gub Vammagem sono amici miei. Domani te li presento. Vieni a villa “Smula Nascente” con me.” Dice Eppegisu rivolto al piccolo Markon.

“Si! Domani vengo con te.” Risponde il reldino.

“Vediamo. Dipende dalla scorta.”

“Nonno…noo. Non voglio girare con la scorta. Gli altri redini della mia età escono da soli.”.

“Gli altri redini della tua età non sono obbiettivi di eventuali attentati terroristici. Abbiamo molti nemici i terroristi Tagada e quelli cambegnani, il cartello dei fabbricanti itagnici di armi, La fratellanza dei Quaranta Venerabili. Forse la nostra dinastia ha un altro nemico, Lotrena Azorià che aveva un esercito formato da molti reldon volontari. Il tuo coetaneo può confermartelo perché ha partecipato ad un azione di guerra contro la moglie del cugino di tua nonna.”.

“Maestà.” Interviene Eppegisu che poi continua: “Lotrena Azorià vuole mettere suo marito sui troni rentaniani. L’ho capito una volta che ho giocato con Uban il loro figlio maggiore. Credo che già siano vostri nemici.”

“Non mi sorprende. Zad, però, non può diventare re perché i parlamenti dei tre regni lo hanno ritenuto indegno, ma non hanno purtroppo escluso dalla successione la sua discendenza. La strega potrebbe tramare per il suo primogenito.”.

Giurrego fa cenno agli altri di allontanarsi dalla pista, così fanno i due anziani ed i due giovani. Al parcheggio dell’astroporto sono arrivate due auto per i Darkate, una trasporta il re e l’altra il principe reldino, secondo nella linea di successione. Eppegisu chiede ed ottiene dal nonno di andare in auto con Markon II più tardi tornerà da solo dall’ambasciata dell’ “Unione Regni Reldon” a casa dei prozii.

All’ambasciata rentaniana il bambino racconta a Markon I la sua esperienza di guerra. Il monarca lo ascolta con molto interesse così fa anche il reldino suo nipote. I due undicenni dopo vanno a giocare.

Al tramonto re Markon predispone un auto diplomatica per accompagnare Eppegisu a casa dei prozii. Con Eppegisu viene anche il principe Markon. L’auto è condotta da un autista reldon che non rispetta alcune regole del codice della strada e quando Eppegisu lo fa notare l’autista risponde che non possono fargli niente perché è un auto diplomatica. Il bambino pensa che molti reldon sono degli incivili ma non lo dice.

Markon interviene: “Rispetta le regole di questo paese, anche se abbiamo l’immunità. Non desidero che altri popoli pensino che siamo dei barbari. E’ finita l’era della dinastia Azorià, ora regniamo noi Darkate.”.

L’auto arriva sotto il palazzo dove abitano i prozii di Eppegisu. I due undicenni si salutano e poi il piccolo calandriano entra nell’edificio.

Il giorno dopo, quando è quasi mezzogiorno, Eppegisu ed il principe Markon arrivano a villa “Smula Nascente”.

I due undicenni arrivano davanti alla piscina dove ci sono i quattro musicisti e Xedron.

“Ciao Eppegisu. Chi è questo reldino che ti accompagna? Perché la sicurezza ha fatto passare anche lui?” Chiede in golosiano Terbor Quant.

“Buongiorno Terbor.” Risponde Eppegisu continuando a parlare la stessa lingua: “La sicurezza ha visto l’auto diplomatica e la scorta. Lui non è un comune reldino di 11 anni. E’ il primogenito dell’erede ai tre troni rentaniani.”.

“Benvenuta Altezza Reale.” Risponde Terbor che continua: “Ora vi presento ai miei compagni ed amici.”.

“Innanzi tutto diamoci del tu, e non chiamarmi Altezza Reale.”.

Terbor annuisce.

“Sono contentissimo di conoscerti.”

Terbor presenta gli altri musicisti del gruppo al principe e dopo Xedron, il figlio del batterista.

Markon di fama già conosceva bene i Gub Vammagem e pur essendo abituato da piccolissimo a conoscere persone importanti è lo stesso emozionato di conoscerli personalmente.

Il reldino però dopo pochi giluri è di nuovo a suo agio e si rivolge al gruppo: “Mi piacerebbe sentirvi suonare qui che ci sono solo io ed Eppegisu.”.

“Markon!” Risponde Xonoh Dakor Xobes che continua: “Noi ci stavamo per fare il bagno in piscina. Unisciti a noi e dopo ci sentirai suonare.”.

Il reldino guarda Eppegisu e poi risponde: “Io però non ho il costume.”.

“Qui si troverà un costume per te.” Interviene Xedron.

Un costume per il principe non si trova così i due bambini ed il reldino si fanno il bagno nudi. Entrano in piscina anche le grupie ed i musicisti. Quasi tutte le ragazze si fanno il bagno nude, mentre i musicisti tengono il costume.

I due bambini ed il reldino fanno tre gare di nuoto e Markon le vince tutte nettamente. Fanno anche una gara d’apnea dove partecipano pure i musicisti. Qui il principe rentaniano vince a sorpresa anche sugli adulti.

Una trentina di giluri dopo i musicisti ed i ragazzi escono dalla piscina e si asciugano.

Quando i Gub Vammagem, Eppegisu, Xedron e Markon si sono vestiti il gruppo va in sala prove. Qui i musicisti suonano per intero ed in anteprima l’album di prossima pubblicazione eseguendo le canzoni nello stesso ordine che hanno nella raccolta.

Markon, Eppegisu e Xedron ascoltano altre due canzoni tra le più belle composte dal gruppo dove c’è tra gli strumenti la tastiera e Xonni suona la sua particolare chitarra a due tastiere.

Un reldon della guardia personale della Real Casa Darkate arriva in sala prove e chiama i due undicenni, che salutano i musicisti e Xedron e lasciano la villa. In auto i due discutono sull’ultimo album del gruppo, al calandriano non piacciono tutte le canzoni, mentre il rentaniano è entusiasta di tutti i pezzi. Eppegisu è accompagnato all’ambasciata calandriana. Fuori alla sede diplomatica saluta il principe Markon ricordandogli che si rincontreranno la sera alla festa.

La festa all’ambasciata inizia due anre dopo il tramonto.

Sono presenti tutti i Niastro e le famiglie imparentate. Sono stati invitati oltre ai capi di stato che re Giurrego ha accolto il giorno prima all’astroporto anche il governatore di Xoron e Krant con le sue due mogli, il sindaco d’Epralom con la moglie, i sindaci di Kios, Yurg, Wront e Castellaquila e con le consorti. Ci sono i capi delle famiglie più fedeli alla dinastia Niastro di nazionalità calandriana e xoroniana. I nonni paterni d’Eppegisu sono tra gli invitati sia perché parenti acquisiti dei Niastro che per fedeltà dalla stirpe reale. Ci sono anche due guide religiose: il vescovo d’Epralom e l’imam d’Epralom con la moglie. I Gub Vammagem ed il loro impresario è tra gli invitati.

Argedro ha portato al nipote il libro che illustra le nobili famiglie di Renta ed i loro stemmi. Eppegisu lo mostra al principe Markon che traduce la pagina in cui ha trovato lo stemma del Principe Oscuro.

Il principe Markon dopo aver letto e tradotto ad Eppegisu gli propone di andare a parlare con i rispettivi nonni e spiegargli cosa hanno scoperto. Eppegisu chiude il libro e tenendolo stretto tra le mani inizia insieme al coetaneo a cercare sia suo nonno che il re rentaniano.

I due undicenni scoprono che i re Markon e re Giurrego stanno parlando chiusi nello studio dell’ambasciatore.

Eppegisu si mette fuori la porta cercando di ascoltare cosa si dicono i due monarchi. Il suo coetaneo non è interessato ad origliare.

L’imam d’Epralom tornando dalla terrazza a semicerchio vede i due undicenni: “Altezza Reale” Chiama Markon che risponde con un cenno e poi: “Eppegisu.”

Il bambino ha un sussulto, poi saluta.

“Eppegisu. Stai origliando. Allontanati da quella porta.” Dice con un tono di voce basso, ma fermo l’uomo.

Il bambino s’avvicina e così fa anche Markon.

“Eppegisu, non devi interessarti delle questioni degli adulti. Quando vuoi sapere qualcosa chiedila a tuo nonno e se riterrà opportuno fartela sapere la saprai. Origliando e sapendo qualcosa che non devi sapere potresti metterti nei guai.”

“Sono qui per mostrare questo libro a Sua Maestà Markon I. Ho scoperto a quale famiglia appartiene il Principe Oscuro, che ho colpito e purtroppo non ucciso.”

Eppegisu e Markon mostrano la pagina del libro all’imam raccontandogli quanto sta scritto sulla storia della famiglia a cui appartiene il Principe Oscuro.

“Il suo capostipite si è macchiato di crimini efferati. Lui è coalizzato con una strega. Avrebbe meritato la morte. Eppegisu, credo che Dio abbia ben guidato la tua mano giusto il tanto che serviva per salvare la vita a Sua Maestà Giurrego, forse l’Altissimo ha riservato ad un discendente di coloro che hanno sofferto di uccidere il discendente di un essere così malvagio.”

“Speriamo che sia così.” Risponde Eppegisu.

“Sei un bambino con cui Dio è stato generoso, sei nato in una famiglia importante ed imparentata con una stirpe reale, hai undici anni ed hai già viaggiato più di molti altri tuoi coetanei, hai anche visitato i luoghi santi delle tre religioni monoteiste nate su Dego. Solo Dio poteva permettere ad un non dozuldano come te di ingannare le autorità di Zourdestan ed i pellegrini entrando nella nostra città più santa partecipando attivamente tutti i rituali che fanno i pellegrini. Infine quando ti abbiamo scoperto hai avuto l’impudenza di risponderci, ma con una verità teologica che non potrò dimenticala finché Dio mi conserverà la mia mente sana.”

Eppegisu si ricorda l’episodio, ma si sta zitto per rispetto ad una persona che ha circa dieci anni più di suo nonno Argedro.

Il bambino decide di ribattere su altro: “Non sono sempre stato fortunato. I miei genitori sono dispersi nello spazio da oltre due anni. A fine Giponto sono stato bocciato a scuola.”

“Tutto fa parte di un disegno.” Risponde imam che accarezza la testa di Eppegisu: “Questi avvenimenti anche se negativi potrebbero esserti in futuro vantaggiosi. Avresti mai viaggiato se i tuoi genitori non fossero scomparsi? La bocciatura ti servirà per insegnamento di vita. Persaci. E’ così.”

In quel momento si apre la porta ed escono i due re. Markon II parla con suo nonno dicendogli delle cose in lingua madaschiana.

Re Markon, saluta l’anziano zourdo e poi si rivolge ad Eppegisu: “Desidero parlare con te.”

L’imam si rivolge ad Eppegisu: “Pregherò Il Compassionevole ed Il Misericordioso che ti guidi e sostenga la tua ricerca e possa farti ritrovare i tuoi genitori. La pace sia con te, Eppegisu! ” L’uomo saluta anche re Giurrego e poi s’allontana.

Eppegisu entra nello studio insieme ai due re.

L’undicenne poggia il libro sulla scrivania, lo apre alla pagina con l’illustrazione dello stemma uguale a quello che è sullo scudo che portava il Principe Oscuro.

“Maestà, questo è lo stemma del reldon che ho ferito e di cui conservo lo scudo come trofeo di guerra.”.

Re Markon I legge ciò che il libro racconta sulla famiglia a cui appartiene lo stemma.

“E’ lo stemma dei De Chaquirre e del Principato della Costa Rossa. Il primo principe della Costa Rossa fu Lugon I. Il Principato della Costa Rossa fu creato da Betran IV per dare un feudo a Lugon I De Chaquirre per aver compiuto con esito soddisfacente lo sterminio dei vozon. Lugon I ha eseguito con maligna scrupolosità e creatività gli ordini del re Betran IV, non ha lasciato vivo nemmeno una reldessa, un reldino del popolo vozon. Prima ha sterminato i vozon di 32 delle 33 polis riuscendo ad entrare in quei territori con l’inganno perché i vozon credevano amico l’esercito itagnico. Una sola polis non si fidò quella di Zettoquipoli. L’assediata fino a farla capitolare per fame e poi ha sterminato la sua popolazione come aveva già fatto con quella delle altre polis. Ha fatto morire, sotto tortura, molti vozon. I De Chaquirre anche nelle generazioni successive sono diventati tristemente noti per le loro crudeltà ed eccessi in guerra. Molti di loro hanno militato nelle Schiere Sterminatrici. Non mi meraviglierei che il reldon chiamato Principe Oscuro possa essere un De Chaquirre. Principe lo è per titolo nobiliare, oscuro per la famigerata storia della sua famiglia.”.

Spiega re Markon che poi aggiunge: “In queste pagine ed i quelle degli stemmi delle 33 polis vozon è citato lo sterminio di questo popolo che provocò la reazione del re del tempo che dispose la distruzione di tutte le copie fortunatamente qualcuna non fu bruciata. Il libro mi era stato promesso in regalo più di una volta, ma Eppegisu l’ha meritato ed è più giusto che l’abbia avuto lui che io.”

“Maestà che significato hanno i 5 castelli e il tronco d’albero sullo scudo?” Chiede Eppegisu.

“Il principato della Costa Rossa è costituito dai sei casali che hanno spiagge con sabbia rossiccia e le montagne a picco sul mare che danno riflessi rossi in acqua per questo la costa di questi sei casali si chiama Costa Rossa e da il nome al principato. I cinque castelli rappresentano cinque dei sei casali del principato. Il tronco d’albero tagliato rappresenta una sughera della Cobrola, albero simbolo dei vozon. L’albero tagliato rappresenta lo sterminio di tutti i Vozon ma anche il vittorioso assedio di Zettoquipoli al termine del quale furono sterminati i vozonielli. Gli abitanti di Zettoquipoli oltre ad essere chiamati zettoqui erano chiamati vozonielli perché erano bassi di statura, ma erano validi guerrieri come gli altri vozon. Il tronco tagliato rappresenta il casale di Betranpoli, nome dato a Zettoquipoli dopo la conquista e l’annientamento della sua popolazione. Fu il capoluogo del principato dalla sua creazione fino al 3449, quando l’abbiamo escluso dal principato ed abbiamo ripristinato il nome originario.”.

Re Giurrego interviene: “Markon, devo dedurre che questo De Chaquirre è degno coalizzato di Lotrena Azorià. Deve avere degli interessi in comune con la strega.”.

“Sapevo che i De Chaquirre erano dei fedeli servitori della vecchia dinastia ed ora dei nostalgici ma non immaginavo che potessero tramare contro i tre regni di Renta e la nostra casata. Grazie a tuo nipote ora so che sono tra i nostri nemici. Il riscatto dei popoli di Renta dopo 802 anni di barbarie degli Azorià purtroppo non potrà esserci senza aver battuto questi pericolosi nemici che vogliono il loro ritorno sui troni rentaniani.”

Re Markon, re Giurrego ed Eppegisu parlano ancora del Principe Oscuro. Il bambino chiede notizie sulla storia di Renta. Il sovrano spiega tutto esaurientemente. I due monarchi ed il bambino si congiungono con gli altri ospiti.

Durante la serata il principe ereditario Jephos si esibisce con la chitarra elettrica poi a sorpresa suona anche con i Gub Vammagem che così si esibiscono in pubblico, anche se ad una ristretta cerchia di persone, dopo oltre un anno. Il principe ereditario mostra tutto il talento, tramandato dal suo capostipite, nel suonare strumenti a corda nel fare vari tipi di virtuosismi con Xonni Foge dimostrandosi allo stesso livello del chitarrista dei Gub Vammagem. Jephos infine suona anche con i denti.

La festa termina a notte fonda.

Il giorno dopo la festa Eppegisu va all’astroporto a salutare Xedron Congan che torna al suo pianeta d’origine con la madre.

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Glossario

Anra = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo composta di 60 giluri oppure 3600 noscedi. Equivale ad 1 ora e 2, 4912504 secondi terrestri oppure a 3602,4912504 secondi terrestri.

Amtros = Unità di misura delle distanze a livello internazionale o interstellare in uso su tutti i pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche” e sui pianeti e stati in rapporti con la Confederazione. Equivale a 0,76 metri ovvero 76 centimetri. Amtros ha multipli e sottomultipli su base 10 in modo equivalente al sistema metrico decimale. Il chilo amtros equivale a 1000 amtros cioè 760 metri.

Credito Golosiano = Moneta d’oro che ha corso legale sul pianeta Golos. Il suo valore è dato dal peso d’oro contenuto nella moneta cioè 950 millesimi del peso complessivo più un appezzamento che varia a seconda della richiesta da un 25% ad un 50% in più del valore intrinseco. Questa valuta è usata anche su altri pianeti affiancata alle monete locali in seguito ad accordi bilaterali con il governo golosiano.

Giemsi = Nono mese dei dodici del calendario xoroniano. Corrisponde al mese di Gipesasta nel calendario calandriano.

Giluro = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo è composto da 60 noscedi equivale a 60,04152084 secondi terrestri cioè 1 minuto e 0,04152084 secondi terrestri.

Gipesasta = Nono mese dei dodici del calendario calandriano. Corrisponde al mese di Giemsi nel calendario xoroniano.

Luxon = unità di misura delle velocità. E’ il rapporto della velocità di un oggetto o particella con la velocità della luce. Si esprime di conseguenza sempre con uno zero seguito da cifre dietro la virgola. E’ usato per misurare la velocità di qualsiasi oggetto si muove nello spazio.

Noscedo = frazione del tempo in uso sul pianeta Geimo equivale a 1,000692014 secondi terrestri.

Tralosasta = Secondo mese del calendario xoroniano. Trovandosi Xoron nell’emisfero australe di Geimo è un mese estivo.

Zender = Marca di chitarra elettrica usata da molti musicisti su vari pianeti della “Confederazione dei Mondi e Nazioni Pacifiche”.

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Link a Parte 1-2: http://www.link2universe.net/2018-09-02/spazio-allimmaginazione-5-edizione-fuori-concorso-il-concerto-di-giuseppe-savoia-parte-i-ii/

Link a Parte 3-4: http://www.link2universe.net/?p=28698

Link a Parte 5-6: http://www.link2universe.net/?p=28700

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