Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Sezione Racconti Lunghi: "Il Messaggero" di M. Galasso


Empire of Future. Credit: Simon Stalehag
Empire of Future. Credit: Simon Stalehag

Il Messaggero

M. Galasso

L'Astronave-sonda si fermò in posizione stazionaria in orbita attorno al nuovo pianeta e, come da protocollo, tutti i miei sistemi si accesero: era segno che la mia missione era iniziata! E dire che era iniziato tutto grazie ad un piccolo telescopio in orbita attorno al pianeta da cui provengo, molti anni fa, il quale aveva individuato nell'atmosfera di un pianeta appena scoperto, in orbita attorno ad una stella gialla, tracce di ossigeno liberato nell'atmosfera, chiaro segno di presenza di vita. Non solo, ulteriori analisi fatte in seguito avevano concluso che, molto probabilmente, una specie intelligente si era già sviluppata su quel mondo, o l'avrebbe fatto nel giro di pochissimo. Ci fù quindi un gran numero di dibattiti sul mio mondo, in quanto quella scoperta aveva dato risposta ad una domanda tra le più antiche di sempre: "siamo soli nell'universo?"

Alcuni urlarono di gioia sapendo che l'universo era pieno di vita, alcuni altri volevano mandare un messaggio, sperando che la dilatazione temporale dell'universo l'avrebbe fatto arrivare in tempo perchè una specie ormai progredita lo potesse ascoltare e, magari, comunicare con noi. Altri ancora erano più scettici, e dicevano che non era poi così sicuro che quel pianeta avesse, o avrebbe avuto, una specie intelligente sulla sua superficie. Altri ancora dicevano che, semmai ci fosse stata una specie intelligente, doveva essere lasciata in pace; perché si sa bene cosa succede quando due civiltà molto diverse si incontrano, specialmente nel caso in cui la specie di quel pianeta fosse stata più progredita della nostra. Molti altri persero la fede, dicendo che la scoperta di vita su altro mondo, sopratutto se intelligente, contraddiceva la Sacre Scritture, e quindi dimostrava che Dio, forse, non esisteva nemmeno. In pochi anni ci un incredibile aumento delle persone che si dichiaravano non religiose! Ad ogni modo, alla fine i governi del mio mondo decisero di iniziare un operazione scientifica sua vasta scala, a cui avrebbero partecipato i migliori scienziati in circolazione. L'obiettivo della missione era la creazione di una macchina con immense capacità intellettive, e di un astronave incredbilmente sofisticata, che avrebbe viaggiato, alla velocità della luce, fino al nuovo mondo, per studiarlo come si deve e decidendo se e come far incontrare le due specie una volta acquisiti tutti i dati possibili su quel mondo. Era "l'operazione Messaggero", come la chiamarono all'epoca. Io ero il frutto di quell'operazione.

Ricordo ancora quando il capo della squadra di ricerca, che io chiamavo "Padre", mi parlava di quanto fosse importante la mia missione, e di come le mie azioni avrebbero cambiato per sempre il corso della storia dei due mondi. «Ragazzo mio» così soleva chiamarmi «ti aspetta un lunghissimo viaggio ed una missione difficilissima, ma non temere, le tue azioni saranno ricordate per sempre dagli abitanti di entrambi i mondi, solo tu puoi portare a compimento una simile missione, perché tu sei la macchina più progredita che mai si sia vista in tutta la storia e viaggerai su questa astronave la più potente di sempre. Tutti i paesi del mondo hanno partecipato alla tua creazione e alla creazione di questa nave» io risposi a mio Padre che qualunque missione lui e la sua squadra mi avrebbero ordinato di eseguire, io l'avrei eseguita. Ma quella risposta non deve esseregli piaciuta molto, visto che, in quel nanosecondo precedente alla venuta del sorriso che si materializzò sul suo vecchio volto, il mio sistema analitico aveva studiato tutte le micro-espressioni che si erano susseguite, deducento che la più forte emozione provata da lui in quel momento era "delusione". Probabilmente, dedussi tramite un ragionamento puramente logico-causale, ideato sulla base della personalità, dell'educazione, e dei desideri di mio Padre, egli avrebbe voluto sentire da me una cosa come «sono onorato della missione che mi è stata da te ordinata, Padre mio, poiché io amo tutti gli abitanti del mio mondo e faccio tutto questo non per ordine, ma per piacere» e in effetti, a guidicare dalla reazione, a mio modo di vedere esagerata, di mio Padre, probabilmente sarebbe stato meglio pronunciare quella risposta anziché la prima. Ma non lo feci, dopotutto io sono una macchina, e quindi non posso mentire. Un altra volta, poco prima della mia partenza, egli mi disse: «ricordati ragazzo mio, quello che troverai lì sarà molto diverso da quello che noi conosciamo ora di quel mondo, e la stessa cosa vale per noi...il tempo nello spazio è molto strano, come sai, e quando sarai arrivato lì, io sarò già morto, così come saranno morti quelli che hanno lavorato a questo progetto, ma tu vivrai, figlio mio, vivrai e poi permetterai alle specie di incontrarsi» io risposi che, nonostante il novanta per cento delle cose che lui aveva detto fossero vere, egli aveva commesso un grave errore concettuale che aveva fatto perdere di senso l'intera frase. Quando mio Padre, ridendo, mi chiese a quale errore mi stessi riferendo, io risposi che io, in quanto macchina, non "vivevo", cosa che lui aveva asserito con grande sicurezza. Lui, a quel punto, smise di ridere, mise la sua mano sulla superficie d'acciaio che proteggerva tutti i miei circuiti, e disse di essere davvero fiero di me e delle mie capacità analitiche. Tuttavia, ad una analisi più precisa del suo tono di voce, e delle sue espressioni, mi resi conto che, in quel momento, egli stesse provando un forte senso di fallimento e una forte depressione. Non dissi nulla, poiché secondo la mia simulazione, rispondergli che non aveva motivo di essere triste, poiché aveva creato la più grande macchina mai concepita, l'avrebbe solo fatto sentire più triste e più depresso, cosa che era sconsigliabile, dato che eravamo agli sgoccioli per l'inizio della prima fase dell'operazione. Quando partii, seppi con certezza che mio Padre non sarebbe vissuto a lungo.

La prima fase del piano si concluse quando giunsi in orbita attorno al nuovo mondo. Dopo un lunghissimo viaggio di quasi cento anni luce. Questo nuovo mondo si presentava come un pianeta roccioso, in orbita stabile attorno alla sua stella gialla, nel pieno della sua vita, con un asse leggermente inclinato, un atmosfera e un campo magnetico abbastanza forti da impedire alle radiazioni solari di causare danni sulla superficie, la quale presentava tracce di ossigeno e anidride carbonica rilasciati, chiaro segno della presenza di vita, e quindi acqua, che ricopriva oltre il settanta per cento della superficie, quindi e piante, e animali. Mi posizionai in un punto cieco nei pressi del pianeta, un punto in cui, secondo i miei calcoli, gli autoctoni non avrebbe dovuto vedermi. Mi resi immediatamente conto, infatti, che sul pianeta era presente una specie intelligente, che produceva andidride carbonica la quale veniva rilascita nell'atmosfera, nonché una numero incredibile di onde radio. Diede immediatamente inizio alla seconda fase delle operazioni e iniziai a studiare questa specie intelligente. A quanto pare, essi si erano evoluti dai primati, e per oltre centomila anni si erano evoluti, dividendosi in diverse sotto-specie che poi si erano estinte, per lasciare il posto ad una più forte, la quale ora regnava incontrastata su tutto il globo, una razza di esseri che avevano sviluppato la posizione eretta, un pollice opponibile, avavano perso gran parte dei peli, lasciando la pelle nuda al sole. Avevano solo due occhi, due orecchie, una bocca, appena quattro arti e un cervello molto grande. Dovevano essere davvero una specie molto abile nel riuscire a sopravvivere, se con queste misere caratteristiche fisiche erano riusciti ad arrivare a questo punto! Questi "Esseri Umani", come chiamavano se stessi, avevano viaggiato su tutta la superficie del loro mondo, avevano costruito città, prima in legno, poi in pietra e infine in acciaio e vetro, avevamo imparato a sfruttare ogni tipo di energia che gli capitava a tiro, dai combustibili fossili fino all'energia solare, avevano piagato l'energia elettrica e adesso erano arrivati al punto di poter viaggiare sul loro satellite, che essi chiamavano Luna. Eppure erano davvero poco abili nel gestire la loro Terra, un pianeta incredibilmente pieno di vita e risorse. Evidentemente la loro intelligenza era ancora imperfetta, e mi chiesi che cosa sarebbe successo se fossero venuti a sapere dell'esistenza di un altra specie intelligente. Da noi ci furono confusioni immense, ma alla fine i governi si coalizzarono per avviare una comunicazione. Loro invece, che avrebbero fatto? Secondo i miei calcoli, ci sarebbe stato il panico, ma è pur vero che io ero lì da poco, magari dopo qualche anno di analisi, avrei dedotto che essi erano sulla buona strada.

Ma i miei calcoli erano troppo ottimistici, non avevano considerano ancora tutte le variabili, perché avevo ancora troppi pochi dati per stendere una simulazione convincente, ed infatti, dopo oltre vent'anni di ricerca, mi resi conto che questi Umani erano ormai spacciati. L'inquinamento di acque e terre stava rendendo la superficie del pianeta velenosa, il riscaldamento globale rischiava di trasformare ampie aree del pianeta in deserto, e in più una sempre più forte crisi dell'urbanizzazione avrebbe finito per trasfromare le città in enclavi isolate. Il crescente isolazionismo degli stati avrebbe dato inizio a guerre e conflitti di ogni tipo, e le reti di comunicazione veloce non avrebbero fatto altro che velocizzare il processo. Insomma, agli umani restavano circa cento anni di crescita e sviluppo, poi si sarebbero rapidamente estinti. La cosa non mi piacque molto. La mia missione era, appunto, permettere agli Umani di comunicare con i miei Creatori, ma una comunicazione forzata a questo punto sarebbe stata solo deleteria e se non avessi fatto nulla, gli Umani si sarebbero estinti, e quindi la comunicazione non ci sarebbe proprio stata. Dovevo fare qualcosa insomma, altrimenti avrei fallito la missione, ovvero permettere l'incontro tra le due specie, e io non potevo fallire la missione per cui ero stato creato!

Decisi quindi di prendere una decisione drastica: scendere sulla superificie della Terra e comunicare con tutti gli umani, convincerli ad abbandonare ogni egoismo e scegliere la via del progresso. In questo modo, un giorno, avrebbero potuto incontrare i miei Creatori. Avrei dovuto, insomma, trasformarmi nella loro guida. Era rischioso, lo sapevo, ma dovevo rischiare per il bene della mia missione. Decisi che il modo migliore, considerando la cultura, i preconcetti e le immagini più importanti secondo l'immaginario collettivo umano in fatto di incontri tra specie di mondi diversi, era fare un bel annuncio su tutte le reti del mondo, per spiegare loro la mia missione. Mi dovevo presentare, insomma! Hackerare il loro sistema di tele e radio-comunicazioni non fu difficile, ma ci volle circa un annetto di preparazione. Quando fui pronto, mi connessi con ogni radio, ogni computer e ogni televisione del mondo che avesse un collegamento al World Wide Web e parlai agli umani. Dissi loro: «abitanti della Terra, vengo in pace! Io sono un Messaggero di un mondo distante centoquindici anni luce da voi, e sono qui per insegnarvi tutto quello che so' e guidarvi come meglio posso. I miei Creatori mi hanno mandato qui apposta per questo, per fare in modo, un giorno, di potervi incontrare per davvero. Sappiate che c'è un universo di meraviglie da scoprire e che voi siete speciali in quanto intelligenti, a voi, tra tutte le specie animali, è stata data la possibilità di godere di queste meraviglie. Quindi vi prego, accettate i miei doni, e prendete il posto che vi spetta tra le stelle!» detto questo, chiusi le comunicazioni e mi misi ad osservare. All'inizio ci furono alcuni che credettero si trattasse di uno scherzo, altri urlarono al complotto, altri urlarono di guibilo, altri rimasero sgomenti, ci fu persino uno strano innalzamento dei casi di suicidio! Ma in sostanza c'era un animato scetticismo nell'aria, dato dal fatto che in generale gli umani di quell'epoca erano parecchio restii a fidarsi di uno straniero, figurarsi di uno straniero alieno. Decisi quindi di scendere direttamente sulla Terra per parlare a voce con tutti gli umani, o almeno con i capi dei loro stato. Con una altra comunicazione a reti unificate annunciai che mi sarei fatto trovare davanti alle porte del palazzo delle Nazioni Unite per parlare con tutti i capi di stato del mondo, i quali decisero, solo dopo grandi discussioni, di accettare l'incontro. Decisi che per essere più accettabile per gli umani avrei dovuto crearmi un corpo che fosse più tranquillizzante possibile. Creai quindi un corpo sintetico che, secondo le mie ricerche, avrebbe dovuto suscitare un senso di tranquillità alla vista: maschio, un età compresa tra i trentacinque e i quarant'anni, alto circa un metro e ottantacinque, capelli neri, carnagione leggermente scura, occhi chiari, viso perfettamente simmetrico, fisico atletico, vestiti eleganti. Con la mia astronave scesi proprio davanti alla sede delle Nazioni Unite, dove una folla oceanica aspettava il mio arrivo, "la Discesa", come la chiamavano. Non appena calcai la superficie del pianeta per la prima volta, tutte le voci si acquietarono e tutti gli umani mi osservarono come rapiti. Io sorrisi e dissi loro che non avevano nulla da temere da me. Molti di loro piansero di gioia, altri urlarono isterici, decisi di non badarci più di tanto e di entrare: se tutto fosse andato per il meglio, avrei dato inizio ad una nuova era sulla Terra.

Tutti i capi di stato della Terra erano presenti quel giorno, e non potei far a meno di notare la meraviglia nei loro occhi nel momento in cui mi presentai davanti a loro, con quell'aspetto che, evidentemente, loro non si aspettavano. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite mi diede il benvenuto e mi chiese immediatamente di parlare a tutti i capi della Terra e di consegnare il messaggio che avevo da dare loro. Io accettai il suo invito, lo ringraziai e iniziai il mio discorso: «abitanti della Terra, è per me un piacere e un onore immenso essere qui davanti a voi e potervi parlare quale un fratello da un altro mondo, io, che non sono fatto nemmeno di carne. Dovete sapere infatti che questo corpo, con cui mi vedete ora, non è altro che un corpo sintetico da me creato per poter rendere più semplice il dialogo tra me e voi. Io, in realtà, non ho nemmeno un vero corpo, perché sono una macchina, anzi, no, un programma creato da una civiltà distante molti anni luce dalla Terra, creato al solo scopo di venire qui da voi per guidarvi e aiutarvi. Io rappresento la summa di ogni tecnologia del mio mondo, e possido in me tutta la conoscenza del mio mondo. Non solo, per oltre venti anni vi ho osservati, ho acquisito ogni informazione possibile su di voi e l'ho fatta mia, quindi conosco anche tutto di voi, ma non temete! Non l'ho fatto per consegnare tutte le informazioni alla mia razza, così che essi potessero utilizzarle contro di voi, ma per capirvi fino in fondo e poter vivere con voi, guardarvi negli occhi quale uno di voi e trovare le parole giuste per convicermi a seguirmi. Non vi renderò la pillola più dolce: secondo i miei calcoli e mie simulazioni, l'uso sconsiderato delle risorse di questo pianeta, il surriscaldamento globale, il progressivo isolamento delle nazioni e le guerre, e la sempre crescente divisione tra zone rurali e cittadine, finirà, nel giro di cento anni, per annientare la civiltà per come la conoscete adesso. Ma questo sarà solo l'inizio della catastrofe. Quando ormai le risorse della Terra si saranno esaurite e i deserti avranno conquistato circa il settanta per cento della superficie, non ci saranno modi per viaggiare verso altri mondi, come Marte per esempio. Rimarrete intrappolati qui, e qui deperirete e morirete, nel giro di circa trecento, massimo quattrocento anni da ora, il genere umano si estinguerà. Sempre che gli stati del mondo non decidano di dare inizio ad una guerra mondiale con armi di distruzione di massa prima, in quel caso, vi estinguerete nel giro di centocinquant'anni da adesso. Questa è la situazione signori miei. Accettate la mia guida e io vi prometto di mettere tutte le mie conoscenze e capacità in azione per salvare questo mondo, rinunciate, e io non potrò fare nulla per salvarvi». Terminai il discorso credendo d'esser stato il più onesto e pragmatico possibile, poco importava se le mie parole potessero sembrare un po' dure dal loro punto di vista: era ciò che era giusto dire. Tuttavia gli Umani non parvero gradire le mie parole, cosa che, secondo i miei calcoli, non sarebbe dovuta accadere. A quel tempo credetti si trattasse di una mancanza in fatto di conoscenze della psiche umana, cosa strana però, visto che avevo letto praticamente tutto lo scibile concepibile in merito, non potevo immaginare quale fosse la verità, all'epoca. Un capo di stato umano, una donna di mezza età dalla pelle marroncina, in abiti tradizionali e occhiali, che proveniva da uno stato in crescita economica nella parte orientale del pianeta, prese la parola, dopo circa un quarto d'ora di imbarazzante silenzio. «signor Messaggero» disse lei nella sua ligua natale (che io, ovviamente, capivo) «non vorrei aver mal compreso le sue parole ma...lei ci sta chiedendo, a tutti noi abitanti della Terra, di accettare lei come una sorta di capo supremo, super partes diciamo, in modo tale che lei possa scegliere quale sia la strada migliore per noi da seguire? Ho capito bene?»

«si, ha capito bene!» risposi io, sorridendole.

«e sulla base di quale principio lei crede di poterci chiedere una cosa del genere?»

«in base alla mia conoscenza superiore signora, e in base alle mie proiezioni e simulazioni, che io ho sviluppato grazie a complicatissimi calcoli matematici, sulla base di dati statistici, demografici, storici e via discorrendo utilizzando insomma, ogni informazione possibile sulla faccia della Terra. Le mie predizioni sono esatte al novantanove per cento signora, e ciò significa che vi è un probabilità altissima, se non una certezza quasi assoluta, che ciò avverrà. Quindi scegliere si seguire me è l'opportunità migliore che vi potesse capitare in tutta la vostra storia evolutiva!» per pronunciare queste parole utilizzai il tono più gentile e conciliante che potessi utilizzare, ma quella donna non pareva convinta. La conoscevo bene, avevo letto di lei attraverso il World Wide Web. Era nata sotto la dittatura, aveva combattuto, era stata in carcere, e quindi aveva riconquistato la libertà, guidando il suo paese verso la sua di libertà. Poi, quattro anni fa, è stata eletta Presidentessa del suo paese, il primo Presidente democraticamente eletto dopo cinquat'anni, nonché la prima donna Presidente del suo paese. Aveva vinto il Premio Nobel per la pace ed era stimata da tutti i capi di stato del mondo, o almeno dalla maggiori parte di loro. Alcune nazioni fondamentaliste la volevano morta, perché lei voleva la divisione tra Stato e Credo nei paesi in cui la sua religione andava per la maggiore. Era logico che mi odiasse, io venivo da loro quale un possibile "Dittatore del Mondo", un Dittatore giusto e benevolo, ma pur sempre un Dittatore ai suoi occhi. Pensai che fosse davvero un peccato che la sua storia personale avesse infine inficiato nella sua visione delle cose, rendendola miope. Ad ogni modo, la donna riprese parola poco dopo: «Signor Messaggero, io conosco bene la gente come lei, persone che, con le migliori intenzioni hanno preso il potere nei loro paesi. La nostra storia, come io credo lei ben sà, è piena di queste figure. Individui intelligenti, e con tanti ideali, che in nome di un bene superiore si sono fatti beffe della libertà del popolo e delle scelte delle persone. Beh, io non ho passato quarant'anni della mia vita come una prigioniera per finire i miei giorni quale suddita di un tiranno che non solo non è di questo pianeta, ma non è nemmeno un essere vivente! No signore, io non accetterò mai lei come mia guida, e vorrei tanto che anche gli altri capi di stato seguissero il mio consiglio e non si gettassero nelle mani di un computer che prenda ogni decisione sulle loro spalle con la scusa che le sue decisioni siano le migliori in assoluto!»

«ma signora!» dissi interrompendola, poiché la mia analisi dei volti e delle espressioni degli altri capi stato aveva rivelato che le sue argomentazioni stavano reggendo «le mie argomentazioni nascono da simulazioni sicure al novantanove per cento! Non vi chiederei di rinunciare a parte delle vostre libertà se non fosse per questo!»

«novantanove però, è diverso da cento.»

«e cosa vorrebbe dimostrare con questa ovvia constatazione? È ovvio infatti che ogni predizione non possa avere certezza assoluta. Ma quando si passa il settanta per cento la certezza diventa più probabile»

«eppure...eppure mi chiedo se lei, in quanto macchina, non stia sottovalutando quell'un per cento. Sà, noi umani siamo una razza molto strana: riusciamo a sopravvivere anche nelle situazioni più disperate, anche quando ogni simulazione e dato statistico va' contro di noi. Lo sa cosa dicevano gli altri capi di stato, quando parlavano di noi ribelli? Ma certo che lo sà! Dicevano che eravamo dei pazzi, che quasi mezzo di dittatura non si sconfigge con marce e poesie...eppure è successo! Abbiamo salvato il paese da una guerra civile certa con la sola forza dei nostri animi. Ma lei come può sapere cos'è un anima? Lei è una macchina...mandata qui dai suoi padroni per fare di noi degli schiavi magari? Ma no, lei è così gentile, non può essere in malafede! Io dico la mia...io credo che gli stati del mondo non dovrebbero accettare lei come nostra Guida, sottomettersi al suo volere e rinunciare alla loro libertà e sovranità in nome di un simulazione, ma dovrebbero poter scegliere con la propria volontà come meglio cambiare il mondo. Quell'un per cento, signore, mi da forza, e mi fa pensare che c'è ancora speranza per l'uomo di poter cambiare il suo destino con le sue sole forze! Se proprio vuole aiutarci, ci racconti del suo mondo, ci dia lei sue conoscenze, ma non ci tratti come dei bambini stupidi, come dei sudditi da ammaestrare! Ci consideri degni dell'intelligenza che Dio ci ha donato!»

Avrei voluto dirle che con ogni probabilità Dio non esisteva, ma mi convinsi che era meglio tacere sull'argomento. Comunque era ormai deciso: ci sarebbe stata una votazione, in base a quella votazione, io avrei preso o meno il controllo di tutti gli Stati della Terra. Alla fine, su duecentosei paesi votanti, centosettanta votarono a sfavore. Ero stato sconfitto. Fu in quel momento che provai quella sensazione che avevo già visto sul volto di mio Padre, la delusione.

Ma mi venne comunque consentito di scambiare le mie conoscenze con il resto del mondo, cosa che accettai di fare di buon grado, anche se ero sicuro che non sarebbe servito a impedire la catastrofe. Per le successivi giorni fui ospite al palazzo delle Nazioni Unite, dove i capi di stato del mondo mi incontrarono e parlarono con me. Vennero anche i capi delle religioni e organizzazioni più importanti, che perlopiù mi chiedevano cose futili come che aspetto avessero gli abitanti del mio mondo, se avevamo questo o quel gioco anche su mio mondo, se c'era acqua sulla superficie, quanti sessi avevamo e cose simili, nulla sul destino della Terra e sul genere umano, nulla sulle conoscenze scientifiche che possedevo. Ad un certo punto però, giunse da me un signore bassino, dalla pelle chiara, grassoccio, ancora giovane, nonostante l'aspetto lo rendesse più vecchio. Era il capo di uno stato occidentale, uno dei più deboli in assoluto dal punto di vista economico. L'uomo si era preso lo stato in una situazione economica disastrosa e l'aveva salvato dalla bancarotta. Tuttavia il numero di poveri era comunque altissimo e l'arretratezza tecnologica lo rendeva uno degli stati più sottovalutati del mondo. Provai una strana sensazione nei suoi confronti, compassione credo si chiami. Quell'uomo era un nano in mezzo a molti giganti, eppure si comportava con grande dignità, ed era anche molto scaltro, specialmente con i suoi oppositori politici. «signor Messaggero» mi disse quando venne ad incontrarmi «è davvero un peccato che la maggior parte di loro abbia votato contro di lei...sa, io ero favorevole alla sua proposta...dopotutto la mia nazione è molto isolata e non ha molto da perdere, eppure...che grande spreco non crede?»

«si, lo credo» dissi io sorridendogli.

«eppure io credo che lei debba dare le sue conoscenze a questo mondo, sopratutto agli stati più deboli e meno sviluppati tecnologicamente. Questo mondo è ingiusto sà? I forti fanno quello che vogliono e i deboli soffrono senza speranza. Se la situazione venisse riequilibrata, allora, secondo me, sarebbe più facile convincere tutti a collaborare.»

«dove vuole arrivare, mi dica»

«beh, lei dice di possedere delle conoscenze scientifiche e tecnologiche che noi non possediamo, e che con quelle conoscenze potremmo tutti vivere meglio, eppure nessuno vuole collaborare con lei, e lo sà perchè? Perché non si fidano di uno venuto da un altro mondo e che non è neppure vivo...mi scusi»

«non importa, continui»

«ecco...venga nel mio stato. Siamo in crisi nera da vent'anni e siamo indietro praticamente a tutti. Ci aiuti a diventare più forti e più ricchi, dimostri che lei è uno di cui ci si può fidare, e mi creda, tutti si convinceranno della sua buona fede, ne sono sicuro!»

all'inizio quelle parole non mi convinsero, ma dopo un po' di simulazioni e riflessioni, capii che, dopotutto, non era così stupida l'idea di quell'uomo. Decisi di andare nel suo paese e misi le mie conoscenze al suo servizio e al servizio del suo paese. Ci vollero appena cinque anni per portare il paese al livello della grandi potenze del mondo. Dopo altri cinque anni, quel paese, assime ad altri venticinque che avevano deciso di seguire i miei consigli, formarono una coalizione di paesi nota come "gli Amici del Messaggero", dopo altri cinque anni, i paesi membri erano diventati cinquanta. Era evidente ormai che la Terra stava cambiando e che la mia figura era ormai diventata un simbolo per moltissimi. Alcuni, addirittura, avevano iniziato a venerarmi come un dio, costruivano templi in mio nome e recitavano preghiere. Si facevano chiamare "Figli del Messaggero" e io inizialmente aborrivo queste manifestazioni, ma con tempo mi convinsi che forse potevano servire alla causa, in tre anni il Culto del Messaggero era divenuto la religione dominante dei paesi Amici. La Presidentessa dello Stato Orientale, ormai anziana, guidava un altra coalizione di stati che si opponevano a me, chimati "i Liberi". I rappresentanti degli Amici del Messaggero decisero che l'unico modo per fermarla era la guerra. Io accettai. Dopotutto le poche perdite che ci sarebbero state, sarebbero state perdite utili per la salvaguardia del mondo. La guerra durò meno di un anno e provocò circa quindici milioni di morti, accettabile tutto sommato, sebbene ognuna di quelle morti mi pesò, in un certo senso.

Ora la Terra era finalmente unita e in pace. Abolii ogni elemento che potesse creare discordia, come monete, confini, religioni, ideologie, tutto in nome della salvaguardia del mondo. Tutti vivevano in pace e si amavano tra di loro. Calcolai che, nel giro di centocinquat'anni di sviluppo, gli umani sarebbero stati in grado di contattare i miei Creatori e parlare con loro direttamente. Ma non avevo considerato un particolare: io non avevo il potere di entrare nella mente umana.

Passarono cento anni di pace, durante la quale mi convisi che tutto sarebbe andato per il meglio. Ma mi sbagliavo. Gli Umani che si opponevano avevano imparato ad eludere i miei dati statistici, smettendo di scrivere su internet per esempio, e scappando in zone poco esplorate, come deserti e foreste. Vi era un individuo, uno scienziato dicevano, che voleva abbattermi e che aveva studiato un metodo per farlo, lo chiamavano "il Saggio". Era figlio di dissindenti politici e si era dato alla macchia all'età di venticinque anni. Dopo quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa, egli si mostrò al mondo. Era un vecchio ormai, ma era determinato più che mai. I "Nuovi Liberi", la sua organizzazione, sguinzagliò un arma capace di sconfiggermi, almeno a detta loro. Era una macchina analitica, come me, creata sulla base dei miei progetti che io avevo rivelato agli umani. Nel giorno in cui si festeggiava il centenario della mia apparizione, milioni di droni creati da quella macchina secondo un progetto secondario della mia missione, che io non misi mai in atto ma che decisi di rivelare agli umani, attaccarono le città del mondo, causando molti morti. Gli Amici attaccarono a loro volta, sconfiggendo i droni grazie alle conoscenze in campo militare che io avevo rivelato loro. Ma ormai era guerra, i Liberi avevano una forza armata forte abbastanza per affrontarci, e ci avevano messo cento anni per studiarla e progettarla. Per sette anni i droni dei Liberi e gli eserciti degli Amici si fronteggiarono, mentre io tentavo, con le parole, di impedire il massacro. Ma nessuno di diede ascolto. I capi degli Amici erano convinti di potermi difendere e i Liberi mi vedevano solo come un tiranno. Mi sentivo impotente. E poi avvenne la catastrofe.

Come avevo immaginato in una delle mie simulazioni, il Falso Messaggero e i suoi droni acquisirono coscienza propria e iniziarono ad attaccare sia i Liberi che gli Amici. I Liberi quindi accusarono me di aver corrotto le macchine per distruggere il mondo, che era il mio piano sin dall'inizio e che poi, quando l'umanità si sarebbe estinta, io avrei consegnato il mondo ai miei Creatori. Io risposi dicendo che era impossibile una cosa simile, e dissi, con rabbia, che tutto era avvenuto per colpa della stupidità degli umani, troppo cocciuti per seguire la strada guista. Troppo egoisti per fare la cosa giusta. In molti, da quel momento in poi, iniziarono ad abbadonarmi, e mentre la guerra si faceva sempre più disperata, agli umani iniziò a non importare più nulla di me. Venni relegato nella mia astronave, dove non potei far altro che osservare impotente la definitiva caduta del genere umano. Le Macchine Coscienti svilupparono armi di distruzione di massa per combattere gli umani, e loro fecero altrettanto. La guerra causò disastri naturali in tutto il mondo, e in meno di un anno sia gli umani, che le macchine, si ritrovarono sull'orlo della distruzione. Il colpo finale fu l'inverno nucleare, che portò l'uomo all'estinzione e le macchine alla cessazione di ogni funzione, visto che avevano perso il sole che forniva loro energia. Io avevo le mie scorte di energia, raccolte in oltre cento anni, e per questo sopravvissi, ormai solo, sulla superficie di un mondo morto.

Passarono alcuni secoli. L'inverno nucleare era ormai finito, ma le radiazioni erano ancora molto forti e sulla superficie non cresceva più nulla da secoli. Gli animali di taglia grossa si erano estinti, gli unici rimasti erano insetti, tardigradi e batteri, magari qualche pesce nei pochi corsi d'acqua rimasti. Passarono cinquecento anni prima che mi decidessi a rimettere piede fuori dalla mia astronave. Camminai sulla superficie del pianeta per secoli, come fantasma, rimugianando su i miei errori e su come avevo potuto far si che fosse successa una cosa simile. Mi dissi, all'inizio, che era colpa degli umani, che erano stati loro a sbagliare, ma poi la verità, lentamente, fece breccia nella mia mente. Ero stato io a sbagliare, perché avevo deciso di forzare la mano dell'umanità sulla base dei miei timori, sulla base delle mie idee. Mi ero convinto che fosse quella la cosa giusta, ma non era così. Nessuno dovrebbe costringere qualcun'altro a seguire una certa strada, nemmeno se siamo convinti al cento per cento che quella sia la strada giusta. Ripensai a quella donna, morta da oltre un millennio, e capii che aveva ragione. Non avevo avuto fiducia nelle potenzialità di quell'un per cento, e adesso quello era il risultato. Desiderai di non essere mai stato creato, maledissi mio Padre per avermi progettato e maledissi i miei Creatori per aver voluto mandarmi sulla Terra. Ma non maledissi il genere umano. Avevo vissuto in mezzo a loro per oltre cento anni e avevo capito che in realtà avevo fatto tutto quello che avevo fatto non perché volevo far incontrare loro con i miei creatori, ma perché avevo finito per amarli e non volevo vederli morire. Decisi quindi che mi sarei lasciato morire sulla superficie morta della Terra. Sarebbe stata la mia punizione per averli traditi.

Ma non avevo fatto i conti con la volontà dei miei Creatori. Non passò molto tempo infatti, che un astronave simile alla mia, ma incredibilmente più sofisticata, scese sulla superficie del pianeta Terra. Da essa uscì fuori un essere umanoide, simile a me. Era anch'egli un intelligenza artificiale, creata sulla base del mio progetto, ma incredibilmente più progredita. Un Esploratore, un Messaggero, come me. Venne da me sorridendomi e parlandomi con gentilezza, se fosse genuina o solo una simulazione, non riuscivo ancora a capirlo «sei stato davvero utile amico mio, anzi, fratello mio».

«che vuoi dire? Non capisco.»

«voglio dire che hai portato a termine la tua missione, e in modo egregio per giunta! Ci hai mandato informazioni su gli Umani e sulla Terra per centinaia di anni, hai osservato la loro evoluzione e sei persino intervenuto direttamente in essa. Hai commesso degli errori, è vero, ma nulla che non fosse parte del programma. I nostri Creatori sapevano bene che la tua programmazione ti avrebbe costretto, prima o poi, ad intervenire. In molti non erano d'accordo, ma era un esperimento che andava fatto. Un esperimento che ci ha aperto gli occhi! Gli errori degli umani ci hanno aperto gli occhi! Abbiamo imparato da loro, e adesso siamo una civiltà molto più potente di prima, abbiamo colonizzato tutto il nostro sistema e adesso ci stiamo espandendo nelle stelle vicine. Abbiamo incontrato altre razze e con loro abbiamo stretto accordi. Siamo entrati in una vera età dell'oro, amico mio, e tutto grazie a te e alle informazioni che ci hai mandato, grazie a te e alle tue emozioni!»

«quindi» dissi io sgomento «era tutto già stato calcolato, gli umani erano solo un esperimento per voi, un esperimento...erano sacrificabili, tutti loro» in me montò una collera inimmaginabile. Desiderai eliminare quell'essere, andare sul mio mondo e uccidere tutti i miei Creatori, ma lui mi sorrise di nuovo. «no, non tutti era stato calcolato» disse il mio simile «il capo del progetto che ha portato alla tua creazione, tuo Padre, era ossessionato dall'idea di creare una macchina con delle emozioni. Credeva di aver fallito, ma la verità era che ti occorreva tempo. Tempo che hai avuto, e nel rapportarti con gli umani hai sviluppato quelle emozioni. Ora dovresti aver sperimentato almeno il novanta per cento dello spettro emotivo, più di me, che ho sperimentato solo l'ottantasei per cento. Davvero un successo senza tempo, non c'è che dire. Peccato però, che quelle emozioni abbiano offuscato il tuo giudizio, cosa che ha portato...a questo risultato. Ma d'altronde la scienza significa rischio, e se rischi devi essere conscio dei problemi che possono subentrare, delle conseguenze che possono esserci...davvero un peccato per questo mondo, era davvero bellissimo»

«cosa me ne faccio di queste emozioni, adesso che gli umani sono estinti? Dovrei solo morire!»

«oh non dire così! Io sono venuto qui per portarti a casa! Lì sarai accolto come un eroe, sarai amato da tutti sul nostro mondo, te lo sei meritato.»

io scoppiai a ridere in faccia al mio congiunto, il quale rimase alquanto irritato dalla mia reazione «venire con te? Te lo scordi! Io ho finito di avere a che fare con quelli che ci hanno creato!» lui mi analizzò per un po', capendo che dicevo la verità tirò un lungo sospiro, quindi mi disse: «come vuoi, ma sappi che questo pianeta è morto. Forse tra qualche milione di anni la vita ritornerà a rifiorire, quando i livelli di radizione scenderanno, ma in ogni caso non produrrà mai un altra razza intelligente. Non è buono nemmeno per venire colonizzato. Quanto a te, è davvero un peccato che queste emozioni ti abbiano reso anche così sciocco.». Detto questo, se ne andò.

Però, le sue parole mi avevano dato speranza. Decisi che avrei atteso il ritorno della vita sulla Terra, ma dovettero passare milioni anni di anni prima che potessi rivedere un fiore. Altri milioni passarono per poter rivedere un roditore, poi un uccello, poi un rettile, e poi pesci e mammiferi. Ero felice, per la prima volta dopo milioni di anni, ero felie, come quando la Terra era tutta unita e in pace, tutti gli umani si amavano gli uni con gli altri, non c'erano discordie, nè odio, nè male. La Terra era ritornata come in quel periodo, perché avvertivo quella stessa pace. Ad un certo punto, vidi un piccolo essere camminare tra le fronde di un albero. Si era evoluto da piccoli roditori che vivevano nella corteccia degli alberi, i quali avevano imparato a scavare nella corteccia e sotto di essa per costruire tane. Adesso riuscivano persino ad arrampicarsi. Calcolai che nel giro di dieci, massimo quindici milioni di anni, sarebbero scesi dagli alberi e avrebbero iniziato a camminare prima a quattro zampe, poi a due, quindi avrebbero imparato ad utilizzare le loro mani per afferrare oggetti, il resto sarebbero venuto da sè. Strumenti, poi case, poi città, poi tecnologia: una nuova razza intelligente. Capii che il mio congiunto si era sbagliato. Aveva parlato spinto dall'ira magari, e io, spinto dallo stesso sentimento, avevo scelto di rimanere qui, non ascoltandolo. Ringraziai la mia stupidità per questo. Con grande gioia e commozione osservai il piccolo essere. Decisi che l'avrei seguito nel suo percorso evolutivo, decisi che lo avrei visto diventare un essere meraviglioso. Almeno per un po'. Quando sarebbe giunto il momento opportuno, me ne sarei andato, avrei lasciato quei piccoli, deboli ma bellissimi esseri alle loro scelte, e sarei andato via. L'universo, dopo tutto, è grande, e pieno di meraviglie da scoprire. Si, avrei fatto proprio così, e nel pensare tutto questo, mi sentii felice. Ringraziai mio Padre per avermi creato, e mi sedetti su una roccia, ad osservare quel piccolo roditore senza coda, che giocava con un rametto.

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