Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Sezione Racconti Lunghi: "LO STRANO CASO DEL DOTT. VALERIANO MARCHINI" di C. Canelli


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LO STRANO CASO DEL DOTT. VALERIANO MARCHINI

C. Canelli

Ecco, sono tornato qui ancora una volta, al belvedere come lo chiamano adesso. Sono passati sette anni da quel giugno del 2025 e ancora nessuno sa cosa veramente sia successo. Ogni tanto vengo qui e ripenso a quella sera nella speranza vana di capire. Oggi è una giornata nuvolosa come allora e posso vedere giù fino alla costa e notare cosa manca. Già, anche se ci hanno costruito attorno case e giardini il buco si vede ancora.

Era il 21 giugno del 2025 e la mia libreria preferita, aveva organizzato la serata dei "letti di notte". Non so se la fanno ancora dopo tanti anni. Era una iniziativa che una volta all'anno, basandosi su un qualche tema, proponeva la lettura di brani di un libro magari inframezzato da qualche pezzo musicale e arte varia. Insomma una serata leggera e gradevole, se vi piace il genere.

Quell'anno la libreria era in ritardo per organizzare l'evento e per uscire un po' dagli schemi, anziché cercare un qualche best seller o un classico su cui basare la serata, optò per un autore locale che aveva appena pubblicato a spese proprie, per di più, un libro che riassumeva i suoi sforzi nel risolvere un problema di fisica. Che azzardo: come si poteva organizzare un evento su un tema del genere, che rischiava di sfociare in tabelle ed equazioni, e sperare che attirasse gente ?

Ma il titolo era molto intrigante: "Come costruire un motore a curvatura" del Dott. Valeriano Marchini.

I due soci che gestivano la libreria secondo me litigarono ma alla fine vinse quello dei due che era appassionato di fantascienza e trovarono un accordo. Il libro sarebbe stato presentato e commentato dall'autore stesso, ci sarebbero stati momenti musicali ispirati alle maggiori saghe di fantascienza e rimediarono pure la presenza di delegazioni di un gruppo di astrofili e di club ispirati a star trek (non avete idea di quanti fissati ci siano di quella vecchia serie).

Anch'io rimasi incuriosito dalla peculiare scelta dell'argomento di quella serata. Ci andai non sapendo bene cosa aspettarmi ma vivamente incuriosito. Ma perchè non sono andato a farmi una pizza quella sera ?

Arrivai che mancava un quarto d'ora all'inizio prefissato e con mia sorpresa trovai la sala della libreria, peraltro piccolina, già gremita. Per l'occasione le scaffalature erano state allineate tutte alle pareti in modo di avere un'unica sala avvolta di libri e distribuita di sedie dove in fondo, rialzata affinchè non ci fossero problemi di visuale, c'era la lunga tavola a cui si sarebbero accomodati l'autore e i moderatori. Lo schermo gigante per eventuali proiezioni era già pronto e così pure l'angolo della musica dove un terzetto di giovanissimi musicisti metteva a punto i propri strumenti.

Mi inoltrai tra la gente alla ricerca di un posto. Avevo diramato alcuni inviti ad amici e amiche ma con scuse anche geniali avevano tutti declinato. Insomma non mi aspettavo di vedere facce note. In compenso tra i convenuti notai le presenze più varie. Gente di tutte le età e dalle estrazioni assortite a giudicare dall'abbigliamento; una famigliola con due bambini, le pensionate affezionate alla lettura, tre o quattro tipi vestiti con ampi camicioni ricamati con strani disegni, alcuni soci dello startrek fan club in rigorosa uniforme della flotta stellare e, se l'occhio non mi ha ingannato anche 2 jedi. Ma la maggior parte delle persone erano vestite normalmente, ve lo garantisco.

Volevo salutare i due soci della libreria e per raggiungerli attraversai la sala. Potei così afferrare scampoli di conversazione:

".... l'ho letto il libro, ci si capisce poco ma te lo giuro, è interessantissimo..."

"...ma lo conosci l'autore ? "

" no, mai sentito, non credo abbia mai scritto qualcosa"

".....ma è un professore universitario ?"

"macché, mi pare abbia insegnato in qualche liceo"

"... certo, non possiamo usare ancora motori a combustibile chimico se vogliamo arrivare lontano in tempi ragionevoli, o ci tocca abbandonare la ricerca spaziale...."

"...ma un motore a curvatura come è fatto ? È curvo nel senso di rotondo ?..."

"...così finalmente potremmo trovare i nostri fratelli cosmici....."

"...sentiremo cosa ha da dire il professore e poi valuteremo, la fisica è una cosa seria..."

"Tommy ! Togliti subito le dita dal naso. O te le taglio..." (Tommy era uno dei bambini, credo)

e via di questo passo.

Alla fine raggiunsi i due soci.

"Marzio, Luigi, ciao ! ehi avete fatto il pienone questa sera" ci stringemmo la mano;

"ciao Marcello, benvenuto. È vero, chi se lo immaginava; il libro e l'argomento di cui tratta non è cosa di tutti i giorni"

"Di sicuro non ci sono solo i nostri soliti clienti" disse Luigi ammiccando alla sua sinistra dove quelli col camicione stavano distribuendo opuscoli ad un gruppetto di ragazze.

"Già, speriamo di non avere noie" replicò Marzio seguendone lo sguardo.

"No, vedrai eppoi tra poco cominciamo, ecco, è arrivato Marchini" disse Luigi accennando all’entrata e cominciò a sbracciarsi per attirare l'attenzione del Dott. Marchini che era appena comparso sulla soglia. Fu facile per lui arrivare dritto dritto da noi perché nessuno lo conosceva e nessuno lo degnò di uno sguardo.

Ci scambiammo saluti e presentazioni ed io lo potei osservare bene. Ne alto ne basso, ne magro ne grasso, vestiti anonimi ma votati alla praticità, come età più verso i sessanta che ai cinquanta, capelli radi. Gli occhi un poco stanchi di chi ha osservato cose molto lontane. Effettivamente ricordava moltissimo un professore di matematica prossimo alla pensione. Aveva con se a tracolla la borsa di un pc portatile e in mano una valigia di quelle rivestite in alluminio, molto robusta e dalla sagoma di un parallelepipedo. Inconsueta direi, come chi la portava.

"Allora sei pronto Valeriano ?" chiese Luigi

" Si si, nessun problema, è come se facessi lezione per me"

"Ottimo e nel valigione ? " disse Marzio

"Ah c'è quello di cui vi ho parlato ieri al telefono, il modellino, così se alla fine abbiamo tempo e il pubblico è interessato potremmo fare una dimostrazione" disse il prof con una punta di orgoglio

"Ok, si si, hai fatto bene a portarlo, così avremmo dato anche un tocco sperimentale alla serata, bellissimo, dico bene Marcello ?"

"Altroché, sono curiosissimo" Eppure, in realtà, avevo una strana sensazione e mi sudavano le mani. Ma perché ? Il pubblico eterogeneo ? L'argomento particolare ? Il professore con la valigetta misteriosa ?

Quello che sarebbe successo dopo mi diede ragione.

“È meglio se ti trovi un posto Marcello, tra poco cominciamo e le sedie rimaste non sono tante" mi disse Luigi osservando la sala

"Caspita hai ragione, vado, ci sentiamo dopo magari"

"Ok a dopo"; in realtà non li avrei mai più rivisti.

Marzio e Luigi si sistemarono col Marchini al lungo tavolo in fondo alla sala ed io mi avviai alla ricerca della sedia perduta.

Le prime file erano già piene e dovetti mettermi circa a metà sala in un posto all'estremità di una fila. Alla mia sinistra c'era un'uscita di sicurezza, nella fila dietro delle arzille pensionate, alla mia destra persone normali e nella fila davanti la famigliola di madre, padre e due figli.

"TOMMASO io ti...." ringhiò sommessamente il padre che era di una stazza tale da bloccare parte della visuale verso il prof Marchini. Il bambino, ancora intento nelle sue consuete operazioni si calmò per circa 35 secondi. Il fratellino seduto accanto a lui era di una immobilità inquietante. La madre era troppo assorta nella consultazione del proprio skinpad e continuava a muovere le dita sull'avambraccio sinistro sul quale alcune linee fluorescenti indicavano la presenza sottopelle del sistema di comunicazione.

In quel mentre le luci si abbassarono e il trio musicale cominciò a diffondere le note di una notissima serie televisiva di fantascienza. La serata era cominciata.

Ottenuta in quel modo scontato l'attenzione della sala, Luigi aprì la serata coi consueti ringraziamenti al pubblico e presentando l'autore che di lì a breve cominciò la sua esposizione.

Sarò sincero: dell'ora seguente ricordo poco. Innanzitutto per l'agitazione dei fratellini davanti a me che avevano altro per la testa che il motore a curvatura. Dopo quindici minuti il padre li raccolse di peso, lanciò uno sguardo eloquente alla moglie e uscirono. Il mio panorama si aprì su Marchini che stava illustrando cosa dovrebbe essere un motore a curvatura nella fantascienza e in fisica e i pochi studi, peraltro molto tecnici, che avevano affrontato il problema. Si servì di bei filmati che commentò e riuscì a non usare equazioni. O quasi. In effetti l'unico concetto che ricordo è proprio come Marchini spiegò la possibilità concreta, se non l'ovvietà, per cui si può costruire un motore a curvatura.

"Nel 1905 Einstein pubblicò la teoria della relatività ristretta; una delle conseguenze di questa teoria è l'uguaglianza E = mc2 che tutti conosciamo se non altro per sentito dire.

Ma cosa significa in realtà ? Questa formula indica in soldoni l'equivalenza tra massa ed energia. È una formula assolutamente verificata e utilizzata, sia nei laboratori di ricerca che nelle centrali nucleari per esempio. In altre parole la possiamo assumere come una buona rappresentazione di un aspetto della realtà.

Nel 1916, ancora Einstein, presentò la teoria generale della relatività. Questa è una teoria geometrica della gravità, reinterpreta cioè geometricamente ciò che comunemente chiamiamo forza di gravità. Poi vi farò vedere un video che cercherà di illustrare meglio questo concetto: la forza di gravità può essere pensata come il risultato uno spazio tempo curvo. Ma che cosa è che curva lo spazio ? È la distribuzione di massa-energia.”

Marchini continuò la sua esposizione in piedi accanto al lungo tavolo e lasciando scorrere diapositive sul maxi schermo.

“Normalmente lo studio delle equazioni della relatività generale prende in esame distribuzioni di materia su grande scala come pianeti, stelle e galassie ma, in linea di principio questo non basta. Tali equazioni richiedono anche la distribuzione di energia. D'altra parte materia ed energia sono la stessa cosa, no ? Quindi perché escluderne una componente ?

Allora ci si può porre la seguente domanda: se il pianeta su cui mi trovo, la nostra terra, curva lo spazio in modo tale che noi sentiamo una forza di gravità, non potrei con una adeguata distribuzione di energia far tornare piatto lo spazio tempo localmente ? Potrei annullare localmente la gravità ?

La risposta è si.

Non solo: una adeguata distribuzione di energia può incurvare lo spazio-tempo in modo tale da vincere la gravità locale ed essere sfruttata come sorgente di movimento: è il principio del motore a curvatura. Il problema è come realizzare questa ardita possibilità...."

Ero lì, bellamente seduto sulla mia sedia di plastica e non sentii più le parole del Marchini. Non so come ma avevo capito il concetto. Rimasi assolutamente colpito dalla linearità del pensiero: se materia ed energia sono la stessa cosa e se la materia curva lo spazio, allora anche l'energia può curvare lo spazio. Gravità e antigravità. "Fantastico" mi dissi. Devo dire che della fisica delle superiori non mi ricordo nulla e anche a matematica sono messo maluccio. Eppure questo concetto mi pareva limpido, assolutamente corretto.

Crogiolandomi in questa consapevolezza e fantasticando di viaggi interplanetari, mi persi praticamente il resto della conferenza. Tornai in me quando era cominciata la fase delle domande del pubblico.

Un ragazzino, probabilmente di qualche scuola locale, con uno di quegli strani tagli di capelli tornati di moda, aveva già fatto qualche domanda e pareva non voler lasciare la scena:

"...ma allora professore, secondo lei, le astronavi che vediamo film sono a portata di mano..."

"non sarei così precipitoso" replicò il prof scuotendo la testa per esprimere perplessità. "il modo di realizzare effettivamente un motore a curvatura è ancora incerto, ci sono alcuni aspetti teorici da chiarire..."

"non ci può fare una stima di quanto tempo ci vorrà ?"

"volendo essere ottimisti... azzarderei una decina di anni se il problema fosse affrontato coi mezzi adeguati"

"C'è un'altra domanda" disse Marzio riprendendo in mano la situazione e indicando una persona con qualche capello grigio, poco lontano dalla mia fila. Mentre gli arrivava il microfono lo potei osservare, aveva quasi l'aspetto di un bancario, anche lui di mezza età, vestito sobriamente, senza ricercatezze, con una fede all'anulare. Probabilmente la donna seduta accanto a lui era la moglie. Chiese questo:

"Fino a che energie sarebbe necessario arrivare con i campi elettromagnetici per ottenere l'effetto di cui ci parla professore Marchini, per ottenere l'antigravità insomma, mi può dare una stima numerica ?"

"In realtà i calcoli preliminari che ho fatto dicono che non servono campi con una intensità molto elevata, un centinaio di ampere/metro, sono valori facilmente raggiungibili con la tecnologia attuale, il problema è concentrare l'energia dentro un volume di spazio adeguato. Il tutto deve essere fatto senza arrivare a limiti quantistici; l'idea è studiare la possibilità di creare localmente una forma di antigravità, non di costruire un acceleratore di particelle."

"Perché non arrivare a limiti quantistici ?"

"Ci sarebbero effetti difficili da valutare"

"Potenzialmente pericolosi ?"

"Sinceramente non lo so, ma un po' di buonsenso non guasta"

"Grazie professore" e si risedette

Fu la volta di una ragazza sulla ventina, fan totale di star trek data l'uniforme ! Colletto e maniche erano bordate di blu, quindi reparto scientifico mi pare di ricordare.

"Professore vorrei chiedere due cose; con la sua idea di motore a curvatura non c'è la possibilità di curvare troppo lo spaziotempo, di arrivare a romperlo come con un buco nero ? E poi non sarebbe possibile usare la sua idea per comunicare attraverso lo spazio in modo istantaneo o quasi ?

"Le dico subito che la seconda domanda per ora non ha risposta: potrebbe essere un'applicazione di questa idea ma è davvero prematuro affrontare tale argomento. Per la prima domanda direi che si può stare abbastanza tranquilli, le energie in gioco per ottenere uno strappo dello spazio tempo, per arrivare a fare un buco nero diventano davvero proibitive." rispose Marchini con fare sicuro.

" Forse ci possono essere effetti secondari da studiare ma direi che non ci dovrebbero essere problemi" aggiunse.

Il mio vicino di sedia mi guardò di sottecchi e bisbigliò " ha detto 'abbastanza tranquilli' ? 'non ci dovrebbero essere problemi' ? Non mi pare molto rassicurante" .

Mi affrettai ad annuire e lui con un’espressione ironica in viso tornò a seguire la sessione di domande.

Altre richieste di dubbio interesse si susseguirono; il tema della serata era interessantissimo ma capirci qualcosa era un altro paio di maniche. Presi a guardarmi un po' in giro e mi resi conto che la sala era proprio piena; i posti che si erano liberati davanti a me erano stati presto rioccupati e c'erano addirittura persone in piedi. Non lontano, presso l'uscita di sicurezza stazionava in piedi una donna, sarà stata sulla quarantina, credo. Seguiva con attenzione le domande ma con la destra continuava ad aggiustarsi il foulard che aveva al collo. Capelli a caschetto, occhi chiari, tratti del volto fini ma decisi. Affascinante direi. Accidenti se la vedevo prima le cedevo il posto. Eh si, sono uno all'antica per certe cose.

Inoltre vidi da uno dei finestroni in alto qualche bagliore, segno inequivocabile di un temporale che si avvicinava. I giorni precedenti erano stati molto caldi e l'aria fresca di oggi era stata ben accolta ma ora se ne sarebbero pagate le conseguenze. Pazienza, se pioverà farò una corsa alla macchina. Chissà se la misteriosa signora avrà bisogno di un passaggio.

Che pensieri che avevo, ma la serata sarebbe finita in ben altro modo.

L'atmosfera in sala si stava un po' appiattendo, si sentiva che eravamo prossimi alla fine dell'evento. Fu allora che il distinto signore di prima, due file più avanti, richiese la parola tra qualche mormorio di disapprovazione dei presenti.

"Mi scusi, ma se ho ben capito il modo con cui lei propone di ottenere questo effetto antigravitazionale forse è già stato usato e non ha prodotto effetti gestibili"

"Come ? Può spiegarsi meglio ?"

Vidi Marzio, seduto al tavolo vicino al professore rianimarsi. Non è che stava per partire una polemica proprio alla fine ? Luigi non alzò neanche la testa dal suo blocco di appunti. Ma che aveva da scrivere ?

Notai che anche altre persone del pubblico si erano voltate verso quel tipo per sentire meglio questo intervento inusuale.

"Mi riferisco ad un ipotetico esperimento che sarebbe stato fatto oltre 80 anni fa dalla marina degli Stati Uniti. All'epoca sembra che stessero cercando un sistema per deflettere le onde radio, in particolare quelle dei radar. Insomma cercavano un qualche tipo di invisibilità e pare che avessero cercato di farlo usando potenti campi elettromagnetici."

"Non starà parlando del fantomatico esperimento Philadelphia ?" chiese Marchini con una punta di sospetto.

"Si, proprio quello, ammesso che sia davvero stato fatto. Le basi scientifiche sono le stesse che lei ci ha illustrato questa sera. Il problema sono i risultati che hanno trovato"

"Mi scusi, ma come lei dice, non si sa se sia stato realmente fatto, è ormai una leggenda se non una favola."

"Forse si" insistette l'uomo dai capelli grigi "ma se si sono davvero basati all'epoca su un sistema di degaussing navale degli anni trenta, allora hanno raggiunto un'intensità del campo di circa qualche migliaio di ampere/metro che è poco superiore come ordine di grandezza a quello da lei proposto."

Luigi, che si era improvvisamente rianimato, alla misteriosa parola degaussing chiese "Ma che cosa avrebbero fatto in questo esperimento di Philadelphia ? Ce ne farebbe un brevissimo riassunto professore ?"

Che sagace moderatore Luigi: intuito il pericolo di una forsennata polemica aveva subito ripreso il controllo della situazione.

"Esperimento Philadelphia, non di Philadelphia. Anzi, pare che con la città omonima non abbia proprio niente a che fare. È una diceria secondo la quale, durante la seconda guerra mondiale, nel tentativo di rendere invisibile ai radar una nave da guerra siano riusciti a rendere totalmente invisibile la stessa nave e a spostarla per brevissimo tempo a molti chilometri di distanza; insomma ci furono effetti collaterali imprevisti, sempre che tale esperimento sia stato fatto"

"Già, effetti imprevisti in particolare per l'equipaggio, si parla di marinai impazziti e addirittura svaniti nel nulla in mezzo ad una nebbiolina verde..." provò ad insistere lo spettatore;

"Mi scusi sa, ma a parte qualche scrittore di buona volontà e molta fantasia, non ci sono prove che l'esperimento sia mai stato fatto e, in ogni caso, non ci si può basare su una intensità media del campo necessario a smagnetizzare una nave, che se ben ricordo è intorno ai 1600 ampere/metro, ma si deve tener conto della geometria del campo e della densità di energia che si raggiunge...."

"Beh magari con 1600 ampere/metro si raggiunge una curvatura sufficiente dello spaziotempo..."

"No, è essenziale la geometria con cui si costruisce il campo, l'apparato insomma..."

Marzio e Luigi si intesero con un cenno. La discussione stava diventando troppo tecnica, stava scivolando verso un baratro matematico e si doveva fermare subito ! Anche nel pubblico si cominciavano a vedere sguardi smarriti e addirittura qualcuno in fondo alla sala ne approfittò per uscire senza dare troppo nell'occhio.

Intanto notai un altro bagliore di lampo seguito da un sommesso brontolio di tuono. Il temporale si avvicinava proprio. Che sfiga.

Marzio si era alzato in piedi sfruttando un istante di stallo nel confronto e intervenne:

"Professore so che ha portato con se un modellino, credo sia il momento di mostrarcelo"

"Molto volentieri, è in pratica un piccolo prototipo di come si possa agevolmente creare un campo antigravitazionale"

"Lei ha costruito un prototipo ?" chiese stupito l'uomo in sala. La moglie lo prese per la giacca e lo tirò giù sulla sedia.

"Si, certo e funziona con la corrente alternata delle nostre case, siamo ben lontani dalle intensità di campo che tanto la preoccupano".

"Ma prego professore, proceda, ci mostri di cosa si tratta" insistette Marzio nell’intento di portare a buon fine la serata.

Luigi diede una mano al professore per mettere sul tavolo la famosa valigetta. La aprirono e ne tirarono fuori uno strano marchingegno.

Dalla mia posizione sembrava uno strano groviglio di anelli metallici concentrici incernierati in modo da poterli orientare in vario modo. Vari connettori elettrici che portavano fili ad un alternatore portatile e ad altri strumenti completavano il tutto. Per fortuna l'operazione era proiettata sullo schermo gigante in modo che fosse tutto ben visibile.

Il Marchini spiegò brevemente come l'oggetto avrebbe fatto a generare un piccolo campo antigravitazionale e nessuno ci capì nulla.

"Ora accendo il prototipo e farò qualche semplice test"

Intanto un altro tuono si fece sentire. Sempre più vicino.

Devo dire che tutto il pubblico presente cominciava a seguire con molta attenzione la procedura. Gli occhi di ognuno erano puntati verso l'esperimento in corso.

Usando un piccola consolle di controllo Marchini orientò gli anelli metallici come i petali di un fiore, il campo si sarebbe creato poco al di sopra, a circa 80 centimetri dalla macchinetta. Soddisfatto delle letture degli strumenti, il prof cominciò ad aumentare la corrente.

"Ecco, osservate la regione sopra la macchina, potete cominciare a notare un primo effetto di alterazione, un piccolo effetto morgana, è la luce la prima componente che risente della presenza del campo".

Si era formata una piccola zona sopra la macchina ove effettivamente l'immagine pareva tremolare, come nelle giornate troppo calde.

"Non mi servirà aumentare oltre la corrente, da questo punto il sistema si porterà da solo in un equilibrio ottimale rimanendo comunque sotto il mio controllo; mi basterebbe staccare la corrente per tornare alla situazione normale di questa sala, a questo livello di energia si può ancora tornare indietro senza problema."

La regione sferica di neanche mezzo metro di diametro sopra la macchina stava cambiando: non si riusciva più a vedere cosa c'era al di là tanto era la distorsione della luce; al centro comparve una luce bianca che rapidamente si sviluppò in una piccola sfera perfetta ma dai confini indistinti, nebbiosi. Poi il bianco virò ad un verde pastello, molto rilassante come colore. Il tutto era accompagnato da un tranquillo ronzio appena udibile.

Buttai un sguardo al signore che aveva fatto le domande sull' esperimento Philadelphia. Era seduto piegato in avanti e con le mani aggrappate allo schienale della sedia davanti a lui. Che fosse un po' teso ?

Marchini a quel punto prese una specie di canna da pesca. All’estremità del filo vi appese di volta in volta vari oggetti dei materiali più diversi: carta, legno, metalli vari, un pezzo di mattone. Quando li avvicinava alla sfera verdina questi ne venivano attirati, il filo non seguiva più la verticale ma era come se quegli oggetti cercassero di cadere verso la sfera. Indipendentemente dal materiale con cui erano fatti.

Vi assicuro che era una cosa stranissima, emozionante e inquietante allo stesso tempo. C’era proprio la sensazione di avere davanti qualcosa di assolutamente nuovo e certamente vero.

Dopo tutti questi anni, però, sono arrivato alla conclusione che qualche divinità non fosse d’accordo su quanto Marchini ci stava mostrando. Qualche divinità invidiosa o forse solo burlona e da che mondo è mondo come si palesano le divinità ?

Ma coi fulmini, no ?

Insomma, di tutti i posti dove poteva scaricarsi un temporale, perchè proprio dove eravamo noi ? Non lo so, ma come diceva il maestro Obi Wan Kenobi “stando alla mia esperienza, il caso non esiste”.

In breve, un fulmine di quelli grossi cadde poco lontano, il tuono scosse l’edificio e tutto il sistema elettrico del quartiere ebbe uno sbalzo enorme. Saltarono tutti i fusibili e le luci si spensero. Tutte tranne una: la sfera verdognola.

“Va bene, non è successo niente, è caduto un fulmine, la luce è andata ma come vedete, grazie all’esperimento del Professore Marchini abbiamo la nostra luce di emergenza” disse Marzio sorridente e ad alta voce per farsi sentire. La gente che comprensibilmente si era un attimo preoccupata come succede in questi casi, con la presenza della luce, che ricordava davvero una luce di emergenza con quel suo verdino, si era già tranquillizzata e qualcuno ci scherzava anche su:

“ dai che non ci ha preso...”,”… tanto ci abbiamo il campo antigravitazionale...”, “osteria se l’era vicino questo !”

I microfoni erano andati e il maxi schermo era spento per cui era un problema sentire quelli vicini alla macchina. Molti si erano alzati in piedi, me compreso. Solo quella luce rischiarava l’ambiente.

Feci qualche passo vero di loro. Volevo sapere. Mentre la gente si riaccomodava io rimasi in piedi ritrovandomi involontariamente vicinissimo all’uscita di emergenza e alla bella signora. Lì riuscii ad afferrare alcune parole del Marchini:

“…. è strano, avrebbe dovuto spegnersi anche la macchina…., la consolle è morta eppure il campo è ancora attivo...”

“C’è qualche problema professore ?” chiese Luigi;

“ Non ne sono sicuro, avrebbe dovuto spegnersi da sola…. Oh mio Dio, lo sbalzo di tensione ! Deve esserci stato un picco ! È andata oltre...”

“Oltre cosa ?” replicò Luigi.

La sfera, come se avesse sentito i loro discorsi, si espanse decisa fino oltre un metro di diametro. Questo scosse un po’ gli astanti, altri si alzarono in piedi, qualcuno mormorò, qualcuno arretrò, ma tutti continuavano a fissarla, come un gatto che fissa i fari dell’automobile che sta per investirlo.

Il sommesso ronzio di prima era aumentato; non era la macchinetta a farlo era uno degli effetti secondari del campo.

Devo dire che mi si era stretto lo stomaco. Avete mai avuto paura ? Quella vera intendo, improvvisa, ancestrale, che difficilmente controllate. Come se in una soleggiata mattina di autunno, mentre bevete il vostro caffè guardando fuori dalla finestra ammirando il panorama, una scossa di terremoto comincia a far ballare tutto. E non smette.

È quello che ho provato quando la sfera si allargò ancora un poco e ancora nessuno si muoveva, gli sguardi fissi sulla manifestazione verde del campo.

Mi voltai e mi ritrovai di fronte la bella signora. La guardai negli occhi e vi vidi la mia stessa paura.

“Via di qui” mormorai e con una calma decisa mi appoggiai al maniglione dell’uscita di sicurezza e spinsi. Mi ritrovai fuori sotto grossi goccioloni, con raffiche di vento e solo qualche luce di emergenza accesa negli edifici vicini, qualche torcia elettrica sciabolava dalle finestre. Le gambe andavano da sole, il cervello girava a mille e mi stava portando deciso verso la mia macchina. Avevo l’adrenalina fuori scala. Buttai appena uno sguardo dietro di me, anche la donna era uscita e si era messa addirittura a correre ma verso un’altra direzione. Dalla porta aperta la luce era più verde che mai. Raggiunsi la macchina. Entrai, tremavo, misi in moto e partii sgommando io che non ho mai preso una multa per eccesso di velocità.

Volevo solo andarmene di lì. Le strade erano quasi deserte, semafori in tilt, lampioni spenti. Ebbi l’impressione che una macchina mi seguisse con gli abbaglianti accesi. Istintivamente buttai un occhio nel retrovisore: non erano fari, c’era solo una grande luce verdina che occupava tutto.

Filai verso casa.

Abitavo in collina poco fuori città e risalendo lungo la strada notai che altri quartieri avevano una illuminazione regolare. Quel fulmine aveva beccato solo noi. Rallentai e raggiunta una curva panoramica, quella dove ora c’è il belvedere, fermai l’auto. Scesi con le mani che ancora tremavano per la tensione. Tirava vento ma niente pioggia; il cielo era coperto. Guardai giù. La città pareva normale, con le sue luci accese almeno fino al quartiere dove si trovava la biblioteca. Li era ancora tutto buio, tutto nero, a parte una semisfera di luce verde che baluginava tra alcuni edifici sporgendo di parecchio sopra i tetti. Era ancora lì ed era cresciuta ulteriormente !

“Come è possibile ? Che cosa è successo ?” dissi ad alta voce.

Ancora una volta la sfera verde aumentò di intensità, tremolò ma questa volta scomparve lasciando al suo posto il buio più totale.

Non sapevo cosa pensare. La gente che era presente alla conferenza, Marzio, Luigi, il professore: se ne erano andati ? Erano scappati come me o erano rimasti lì ? Dopotutto sembrava solo luce. Non si erano sentite esplosioni o roba simile. Forse avevo esagerato a fuggire così. Eppure…

L’effetto della tensione nervosa si stava esaurendo e cominciavo a sentirmi enormemente stanco. Era buio, volevo andarmene a casa ma decisi di tornare giù. Volevo sapere che ne era stato degli altri. Non riuscii neanche ad arrivare vicino al quartiere della biblioteca. Mentre guidavo verso il centro fui superato da una veicolo dei vigili del fuoco e da una ambulanza che viaggiavano a sirene spiegate. Poco oltre un posto di blocco della polizia faceva tornare indietro chiunque volesse andare oltre.

Provai a chiedere spiegazioni, mi accennarono a problemi con la rete del gas e mi chiesero fermamente di allontanarmi.

Andai a casa.

Lasciata la macchina in garage mi volli concedere qualche minuto di riposo. Mi misi sulla mia poltrona preferita e chiusi un attimo gli occhi. Quando li riaprii era mattina.

Mi alzai con le idee poco chiare, i vestiti spiegazzati e la bocca impastata. Eppure, subito, come se non fossero passate ore, mi rifeci la domanda “ma che diavolo era successo ?”

Da casa mia il quartiere della biblioteca non era visibile. Accesi così il pc: in rete sicuramente ne avrebbero parlato. Eccome se ne parlavano. Le immagini dei notiziari erano eloquenti. Scoprii che tutto l’isolato dove c’era la biblioteca era svanito; al suo posto c’era solo una buca semisferica pressoché perfetta. Niente macerie, niente incendi, niente radiazioni, niente di niente insomma.

Ma la gente che era lì ?

Un altro esperimento Philadelphia andato male ?

Sono passati sette anni da allora e le domande di quella sera sono ancora lì in attesa di risposta. All’epoca ci fu il solito bailamme di giornalisti attorno al caso ma nessuno arrivò ad una spiegazione. D’altra parte come ricollegare la sparizione di case e persone ad una conferenza in una libreria ? Del lavoro del Marchini non era rimasto nulla, il professore era “semplicemente” scomparso e forse nessuno lo pianse. Io non mi feci intervistare da nessuno, non dissi ‘io c’ero’. Forse subivo il trauma del sopravvissuto, chissà. Ascoltai tutti ma non parlai.

Oggi sono qui, al belvedere. Ci vengo tutti gli anni nella ricorrenza di quella data. Sette anni: se non sbaglio quando una persona è sparita da sette anni viene dichiarata morta. Allora Marzio, Luigi e tutti gli altri sono morti ? Chi lo sa.

Guardo il cielo, ci sono grosse nuvole temporalesche e mi sento davvero piccolo.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

1] B.Finzi – M.Pastori; calcolo tensoriale e applicazioni (Zanichelli 1971)

2] L.Landau – E.Lifschitz; teoria dei campi classica (editori riuniti 1985)

3] NAVAL SHIPS’ TECHNICAL MANUAL S9086-QN-STM-010 CHAPTER 475 MAGNETIC SILENCING

4] JOINT BASE PEARL HARBOUR-HICKAM INSTRUCTION 3010.2 - JBPHH MAGNETIC TREATMENT FACILITY OPERATING PROCEDURES

5] A.Fuzfa; https://arxiv.org/abs/1504.00333

6] https://phys.org/news/2016-01-paper-method-gravitational-fields.html

7] W.Moore – C.Berlitz; Esperimento Filadelfia (Sonzogno 1979)

 

Ogni riferimento a fatti o persone realmente accaduti o esistite è puramente casuale.

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