Spazio all'Immaginazione 5° Edizione, Sezione Racconti Lunghi: "L'uomo del futuro" di Valerio Gambetti


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L'uomo del futuro

Valerio Gambetti

Anno 2150

La ragazza osservò a lungo il fascicolo sulla scrivania. Era indirizzato a lei, Sophia Morehouse. Il cuore le martellava nel petto, causando forti vibrazioni che si estendevano a tutto il resto del corpo. Respirava dal naso mentre stringeva i denti, quasi digrignandoli. Cercando di rilassarsi, inspirò profondamente, inclinò la testa leggermente all'indietro e aprì il dossier.

Gli occhi vagarono senza meta sulle parole, la prima pagina era scritta fittamente. Sollevò il foglio con la punta delle dita, come se scottasse, ne sbirciò il retro, osservò il testo che arrivava circa a metà pagina. Nient'altro, un solo, scarno, singolo foglio. L'unica risorsa a sua disposizione per comprendere e le era costato parecchio. Ray se ne era andato, l'aveva lasciata da sola per sempre. Un brivido le percorse la schiena, si sforzò di leggere dall'inizio. Il direttore della Zemeckis Enterprise si rivolgeva al lettore specificando che il documento era riservato ai familiari più stretti di Ray, il quale aveva deciso di intraprendere un viaggio nel futuro senza informare nessun parente, amico o conoscente. La seconda sezione conteneva le risposte alle domande frequenti. Erano soltanto quattro. Il groppo alla gola le impediva di deglutire.

Dove si trova il viaggiatore in questo momento? Il nostro cliente sta viaggiando ad una frazione della velocità della luce all'interno di una capsula dotata di tutti i comfort, in totale sicurezza, lungo appositi tunnel sotterranei circolari. Le tecnologie della Zemeckis Enterprise sono certificate dal Ministero per i Viaggi nel Futuro.

Può tornare indietro? Purtroppo no. Le leggi fisiche che governano i viaggi nel futuro furono scoperte agli inizi del 1900 da Albert Einstein, tuttavia le tecnologie in grado di permetterne l'applicazione sono state inventate soltanto dieci anni fa. La Zemeckis Enterprise è stata la prima compagnia mondiale a ricevere la certificazione ministeriale. I viaggi nel passato, invece, appartengono alla fantascienza.

È possibile interagire con il viaggiatore? Ad esempio, fermarlo? No, non è possibile riportarlo nella nostra dimensione spazio-temporale. Lo scorrere del tempo all'interno della capsula non corrisponde a quello esterno. Ogni secondo all'interno della capsula equivale ad un anno terrestre. La tecnologia può potenzialmente permettere a un cliente di raggiungere destinazioni temporali distanti millenni da quella di origine. Non è possibile interrompere il viaggio da remoto, la capsula si fermerà automaticamente nell'anno programmato alla partenza. La Zemeckis Enterprise è stata la prima compagnia a offrire viaggi nel futuro certificati, affidabili ed economici.

È possibile raggiungerlo?

Sophia staccò di netto gli occhi dal foglio e guardò il soffitto bianco della sala. Non era pronta per saperlo. Era seduta al tavolo di casa sua, dove aveva fatto colazione, pranzato, cenato con Ray negli ultimi otto anni di convivenza. Lui però aveva deciso di abbandonarla definitivamente, e con lei amici, parenti, colleghi. Il suo gesto non era molto diverso da un suicidio. Nessuno di loro lo avrebbe più rivisto. Sophia si sentì la bocca piena di saliva, avrebbe voluto sputargli in faccia tutta la sua rabbia, ma non poteva farlo, non avrebbe mai più potuto interagire con lui, non l'avrebbe mai più rivisto. Cercò di razionalizzare, poteva capire chi viaggiava nel futuro per disperazione sperando di sopravvivere a una malattia incurabile, o anche chi viaggiava per motivi di lavoro sperando in un futuro più roseo per la propria azienda, tutte queste persone avrebbero comunque rivisto familiari e amici, anche se invecchiati certamente, ma Ray no. La decisione di Ray era senza ritorno. Sophia strinse forte i pugni, deglutì e urlò. Si sentì meglio, così urlò ancora. E ancora. Più distesa, si sentì pronta per proseguire.

È possibile raggiungerlo? Certamente. La Zemeckis Enterprise può farla viaggiare nel futuro, sarà lei a decidere la sua destinazione temporale. In fondo al fascicolo troverà una frase nascosta da una banda argentata, se deciderà di visualizzarla potrà leggere l'ultimo messaggio che il viaggiatore ha lasciato per lei.

Ruotò il foglio di scatto, turbata. C'era una piccola striscia grigia, non poteva contenere più di quattro o cinque parole, non l'aveva notata prima. “Sophia, non venire a cercarmi”, “Sophia, spero che tu mi raggiunga”, “Sophia, sei libera di scegliere”... Quali parole aveva scelto Ray? Gli occhi le si fecero piccoli, non aveva alcuna voglia di continuare a leggere quel documento. Lo girò di nuovo da una parte all'altra e guardò i titoli delle sezioni rimanenti, Due parole su Big Data, I futuri più probabili, Cosa fare adesso e infine la frase nascosta. Appoggiò il foglio sul tavolo, cercò non scomporsi, si alzò lentamente dalla sedia e si diresse verso i fornelli. Mise un pentolino d'acqua a bollire per farsi una tisana. Guardò l'orologio, erano le diciotto, probabilmente quella sera sarebbe andata a letto senza cena. Dopo aver bevuto la tisana, non sentendosela ancora di continuare, si preparò un bagno caldo. Le tremavano le gambe, le mani, persino la mandibola. Capì che non poteva farcela da sola, così prese lo smartphone, la mano destra tremava così tanto che dovette bloccarsi il polso con l'altra. Valutò l'ipotesi di chiamare un'amica, digitò il numero sulla tastiera, avrebbe dovuto soltanto premere il tasto verde, ma non lo fece. Era una questione personale, doveva cavarsela da sola, doveva essere abbastanza forte da arrivare fino in fondo e prendere una decisione. Era consapevole che viaggiare nel futuro era fuori discussione ma una parte di lei, la sua parte maligna, avrebbe voluto inseguire Ray per fargliela pagare, sarebbe stata una liberazione, l'unico modo per sentirsi in pace con se stessa. Ora come ora, la inquietava l'idea di vedere i suoi colleghi o gli amici sapendo che nello stesso momento Ray era all'interno di quella capsula. Come avrebbe fatto se quel pensiero non se ne fosse più andato? Se fosse diventato un'ossessione costante, presente in ogni singolo momento della sua vita? L'avrebbe fatta impazzire, non avrebbe retto.

Fissò il foglio sul tavolo. Sentiva l'acqua scorrere nella vasca della stanza accanto. Senza rifletterci troppo a lungo, decise di leggere un'altra sezione.

Big Data. Le informazioni nella rete analizzate dall'intelligenza artificiale permettono alla Zemeckis Enterprise di prevedere il futuro con probabilità di accadimento strabilianti. Il 97% dei viaggiatori che in passato ha intrapreso brevi viaggi è rimasto soddisfatto delle nostre previsioni. Questo ci ha permesso di offrire la formula soddisfatti o rimborsati per i viaggi in un arco temporale massimo di cinque anni. Viaggi più lunghi comportano multiple ramificazioni nel futuro con percentuali di accadimento più variabili, ma la nostra tecnologia è in grado di isolare i futuri più probabili, fra gli infiniti possibili.

Sophia si massaggiò le tempie. Provò a riflettere, ma non ci riuscì, il ragionamento non partì. Si alzò dalla sedia e iniziò a spogliarsi, lasciando scivolare i vestiti per terra di fianco al tavolo. Nuda, camminò fino al bagno con lo sguardo fisso nel vuoto e si immerse nella vasca colma di acqua calda. Chiuse gli occhi ed entrò in uno stato di dormiveglia. Sognò.

Aveva vent'anni ed era con Ray di fronte alla facoltà di Scienze Informatiche. Lui era agitato ma, allo stesso tempo, molto determinato. Sembrava aver preso una decisione da cui nessuno avrebbe potuto distoglierlo. Diceva che non avrebbe mai più rimesso piede in quell'università e probabilmente nemmeno in quella città, se ne andava via perché non poteva continuare a vivere quella vita a suo dire inutile. Sophia provò a capire cosa intendesse ma non ci riuscì, le labbra non si aprivano, sentiva la lingua muoversi sul palato, nel tentativo di articolare dei suoni, ma la bocca restava chiusa. Fu presa dallo sconforto. Ray continuava il suo monologo a voce sempre più alta come se stesse parlando al mondo intero. Portandosi le mani al volto, Sophia cercò disperatamente di staccarsi le labbra con le dita ma senza riuscirci. Provò ad urlare, poi un forte rumore la fece sobbalzare... e la svegliò.

Era nella vasca. Vide piccole onde sulla superficie e chiazze d'acqua sul pavimento. Il campanello suonò di nuovo. Si alzò lentamente, uscì dalla vasca, raggiunse la porta, guardò dallo spioncino. Un uomo dall'aria viscida, probabilmente un agente immobiliare, stava parlando verso la porta sperando che dall'altra parte ci fosse qualcuno. Non aprì. In quel particolare momento della sua vita si rese conto di odiare gli uomini, tutti quanti.

Tornando in cucina, decise che avrebbe letto il resto del documento immersa nella vasca ma, una volta di fronte ai fogli abbandonati sul tavolo, sforzandosi di respirare lentamente, contò fino a dieci e si sedette. Dimenticato il suo proposito lesse a voce alta, come se ci fosse qualcuno ad ascoltarla.

“66% - Mondo razionale: questo il nome del futuro con più alta probabilità di accadimento.”

Già dal titolo era evidente che si trattava del futuro ideale per Ray.

“In questo futuro l'essere umano è guidato soltanto dalla logica. Empatia e sentimenti sono stati messi in secondo piano, quasi abbandonati per uno scopo più grande, quello di una società equa e giusta, basata soltanto su razionalità e oggettività di cui Big Data e la rete saranno i garanti, operando come strumenti di controllo mondiale. I viaggiatori del passato dovranno attenersi a un programma di inserimento nella società che durerà un anno terrestre.”

Sentimenti contrastanti ribollivano nel suo animo.

“30% - Colonizzazione: futuro alternativo in cui l'essere umano rischia l'estinzione. Non ci sono più risorse sufficienti e disastri naturali affliggono il pianeta Terra. Fortunatamente, piccole colonie su Marte sono state create da decine di anni. La società mondiale lavora unita per un unico scopo, la migrazione sul pianeta rosso per la salvezza del genere umano. I viaggiatori dal passato, in base alle proprie capacità, vengono assegnati a progetti inerenti la colonizzazione.”

Sophia rifletté. In entrambi i futuri Ray avrebbe avuto una scopo. Nel primo sarebbe entrato a far parte della sua società ideale, puramente razionale, senza empatia. Nel secondo futuro avrebbe avuto una missione ancora più importante, salvare il genere umano.

Ray aveva deciso di andarsene in nome di una società migliore, uno scopo nobile, ma se fosse rimasto avrebbe potuto far felice lei, uno scopo altrettanto elevato per un uomo che si dichiarava innamorato di lei. Si accorse solo in quel momento che si era formata una pozza d'acqua sul pavimento. Non si era messa l'accappatoio. Stava già perdendo il controllo? Prendendo con sé il foglio, tornò nervosamente in bagno, si avvolse in un telo e si buttò sul divano, fissando il soffitto. Svuotò la mente e rimase inerte in quella posizione, lasciando fluire il tempo lentamente. Dopo alcuni minuti, o forse un'ora, riprese a leggere. Decise di saltare gli altri futuri con basse probabilità, non considerandoli significativi. La sezione successiva conteneva una serie di articoli scritti in caratteri così piccoli da risultare quasi illeggibili, relativi all'esonero dalla responsabilità della Zemeckis Enterprise verso i suoi clienti, nel caso in cui il futuro “effettivo” si fosse discostato da quelli previsti.

Passò al paragrafo successivo che elencava le opzioni possibili per parenti e amici. La descrizione era piuttosto ovvia: Sophia poteva decidere se accettare la scelta di Ray, rinunciando alla possibilità di rivederlo, oppure viaggiare a sua volta nel futuro per raggiungerlo.

Si sforzò di analizzare la situazione razionalmente, ancora una volta. Ipotizzò di raggiungere Ray. Nel mondo razionale, quali difficoltà avrebbe potuto incontrare? Pensò alle famiglie, in particolare ai bambini. Quale posto avrebbero avuto in un mondo del genere? Nella mente di Sophia si dipinse un mondo in cui i bambini venivano cresciuti su isole appositamente dedicate alla loro formazione, per poi essere integrati nella società adulta sui continenti, al raggiungimento della maggiore età. Ne fu sconvolta. Non avrebbe potuto accettarlo. Con un colpo di spugna lo eliminò dalla sua prospettiva.

Visualizzò allora una colonia umana su Marte. La Terra era ormai soltanto un sasso grigio senza vita. I pochi sopravvissuti erano emigrati sul pianeta rosso, dove il “nobile” compito delle donne era quello di partorire quanti più bambini possibile per dare un futuro al genere umano. Un'esistenza triste, monotona, angosciante. Non voleva quel tipo di vita.

Improvvisamente ebbe un'illuminazione. Lo disse a voce alta, aveva bisogno di dar voce ai suoi pensieri: “Lo è stato nel passato e lo sarà in futuro, sempre. Almeno finché qualcuno non si deciderà a prendere il toro per le corna!”

Si alzò in piedi, risoluta. Aveva capito cosa fare. Aveva capito qual era il problema, e quale la soluzione, per quanto drastica. Non poteva delegarne l'esecuzione a nessun altro, doveva prendersene la responsabilità. Per un istante la attraversò il pensiero che la sua vita, da quel momento in avanti, non sarebbe stata più la stessa. Barcollò ma non cadde.

Prese un coltello da un cassetto della cucina e grattò via la banda argentata.

“Ti aspetto. Spero di vederti fra trecento anni.”

Sophia si diresse verso lo specchio del corridoio e fissò la propria immagine riflessa. Per la prima volta da quando aveva aperto il fascicolo, sorrise.

Anno 2450

I mal di testa che di tanto in tanto tormentavano Ray al risveglio erano inezie, in confronto al malessere che provava appena uscito dalla capsula. Il viaggio, di fatto, era durato soltanto pochi minuti e mentre ruotava ad una frazione della velocità della luce, una parte di lui stentava a credere che nel frattempo sulla Terra fossero passati trecento anni.

Due inservienti di robusta costituzione lo stavano sorreggendo e cercavano di farlo camminare. Gli avevano fatto indossare degli occhiali leggerissimi, riposanti, o forse così tecnologicamente avanzati da correggere la sua visione affinché si sentisse più stabile e in equilibrio. Insieme raggiunsero una porta scorrevole automatica che si aprì e si richiuse alle loro spalle, erano entrati in una camera di decompressione. In pochi secondi la sensazione di mancanza di equilibrio scomparve e Ray fu in grado di camminare da solo. Uscirono in un grande atrio, molto luminoso, in cui diverse persone camminavano e parlavano, alcune fisicamente presenti, altre sotto forma di ologramma. C'era un intenso via vai, si trovavano all'interno del centro di accoglienza per i viaggiatori dal passato. Era cambiato parecchio rispetto a trecento anni prima, ma rimanevano le postazioni di verifica dei documenti, gli studi medici e i controlli di sicurezza. Non c'erano file particolarmente lunghe e Ray si prese qualche minuto per camminare liberamente e godersi il suo approdo in quella società. Cercò qualche indizio per capire se quello fosse lo scenario del mondo razionale o della colonizzazione. Escluse pressoché istantaneamente il secondo. Si sentì entusiasta, Big Data aveva azzeccato la previsione. Euforico, decise di uscire e si affrettò per raggiungere l'ufficiale addetto al controllo dei documenti, quando improvvisamente notò qualcosa...la riconobbe istantaneamente e si paralizzò. Raggelato, per un attimo si sentì svenire. Era altissima e imponente, si ergeva su di lui come un gigante. L'incisione sul piedistallo riportava:

S. MOREHOUSE

RIFORMATRICE

2120 – 2217

Era morta, aveva vissuto nel passato. Non lo aveva raggiunto, se n'era andata per sempre. Ray si sentì bruciare gli occhi, alzò lo sguardo per incrociare quello della statua. Era perfetta, la rappresentava nei minimi dettagli, ma non riconosceva quell'espressione determinata, non l'aveva mai vista prima sul volto di Sophia. Una targa riassumeva la sua storia, descrivendone l'ascesa da cittadina comune a leader mondiale, riformatrice dei principi etici dell'intero genere umano. Big Data aveva previsto quel futuro? Sicuramente sì, ma l'aveva di certo scartato come altamente improbabile. Ray smise di leggere, sconvolto. La morte di Sophia poteva accettarla, ma quindi ora dov'era capitato? Quale futuro aveva creato la Sophia “riformatrice”? Cercò di tranquillizzarsi: non poteva che essere una società positiva, forgiata da lei. Si guardò intorno, spostando lo sguardo da una persona all'altra, prima lentamente, poi sempre più velocemente. Il suo battito cardiaco aumentò mentre si girava da una parte all'altra, cercando ciò che non riusciva a vedere, confuso e incredulo. Guardò tutti quanti, si mise a correre, urtò varie persone, in modo aggressivo, completamente fuori di sé. Sopraffatto da quanto stava vedendo si fermò, si piegò su se stesso, con il fiato corto, gli occhi strabuzzati, il sudore che colava sulla fronte...

Erano tutte donne. Non c'era un singolo uomo, a parte lui. Mentre l'istinto gli suggeriva di fuggire, la sua parte razionale gli disse di aspettare. Non era necessariamente in pericolo ma, per la prima volta in vita sua, non sapeva se fidarsi dei propri ragionamenti, così colto dal panico, iniziò a correre più veloce che poteva, tentando di oltrepassare con la forza i controlli di sicurezza. Erano centinaia in quell'atrio, forse migliaia. Solo ed esclusivamente donne.

Esistevano ancora gli uomini? La paura e la fatica oscurarono la sua mente mentre veniva placcato e bloccato a terra dalle addette alla sicurezza. Poco prima di svenire, sentì un dubbio venire a galla nella sua mente confusa...

Ce lo meritiamo?

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