Risultati di Planck Mostrano che le Prime Stelle si Sono Formate più Tardi del Previsto

Illustrazione d'artista che mostra le prime fasi dell'universo intorno all'epoca della rionizzazione. Credit: ESA – C. Carreau
Illustrazione d'artista che mostra le prime fasi dell'universo intorno all'epoca della rionizzazione. Credit: ESA – C. Carreau

Contrariamente a quanto rivelato dalle precedenti osservazioni della radiazione cosmica di fondo, il satellite Planck dell’ESA dimostra che le prime stelle dell’universo si sono formate decisamente più tardi della data inizialmente ipotizzata.
Continua a leggere...


LIGO Ascolta il Canto delle Onde Gravitazonali

ligo20160211_Tn
Modello artistico dello spazio intorno a due buchi neri in orbita stretta l'uno intorno all'altro. Credit: LIGO/Caltech

A distanza di cento anni dalla predizione di Einstein, la teoria è ormai realtà: gli interferometri di LIGO ha individuato le onde gravitazionali provenienti dalla fusione di due buchi neri – e dalla nascita di un titanico buco nero – ai lontani confini dell'universo. La prova, finalmente arrivata da un'osservazione diretta, ha portato l'ultima, fondamentale conferma dell'esattezza della predizione più grande della Relatività Generale, pubblicata da Einstein nel 1915.
Continua a leggere...


Segnale Ballerino Spiegato dalla Collisione di Due Buchi Neri

Simulazione che mostra il pattern luminoso creato da una coppia di buchi neri distanti 3.5 miliardi di anni luce da noi. Credit: Columbia University
Simulazione che mostra il pattern luminoso creato da una coppia di buchi neri distanti 3.5 miliardi di anni luce da noi. Credit: Columbia University

Ormai destinati alla fusione, due buchi neri di una galassia attiva lontana lontana sono strettamente legati in un'intricata danza gravitazionale. Un bel po' di anni luce più in qua (e per l'esattezza 3.5 miliardi), i ricercatori hanno utilizzato i dati combinati di ben due strumenti della NASA – il Galaxy Evolution Explorer (GALEX) e lo Hubble Space Telescope – per avere la prima vera e propria conferma dell'esistenza della collisione tra questi oggetti, ottenendo inoltre nuovi fantastici dettagli sul loro particolare segnale luminoso ciclico.
Continua a leggere...


"Boom" di Formazione Stellare nella Via Lattea: ma il Sole è Arrivato in Ritardo

Immagine artistica di un ipotetico cielo stellato osservato da un pianeta situato in una galassia di circa 10 miliardi di anni fa. Le nubi di polveri rosa celano la creazione di nuove stelle. Credit: NASA/ESA/Z. Levay (STScI)
Immagine artistica di un ipotetico cielo stellato osservato da un pianeta situato in una galassia di circa 10 miliardi di anni fa. Le nubi di polveri rosa celano la creazione di nuove stelle. Credit: NASA/ESA/Z. Levay (STScI)

In una delle più spettacolari riprese del cielo, condotte insieme da vari osservatori, gli astronomi hanno potuto scoprire che galassie simili alla Via Lattea sono state sottoposte ad un vero e proprio “baby boom” stellare durante i primi periodi della loro esistenza , sfornando nuove stelle alla prodigiosa velocità di 30 volte quella dell'attuale tasso di formazione.
Continua a leggere...


Herschel e Planck Scoprono una “Miniera d'Oro” Galattica

Mappa del cielo realizzata dal Planck alle lunghezze d'onda submillimentriche (545 GHz). In nero si identifica la posizione delle sorgenti osservate. Le immagini inserite ai lati sono di Herschel (SPIRE): i contorni indicano la densità di galassie. Credit: ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES Description
Mappa del cielo realizzata dal satellite Planck alle lunghezze d'onda submillimentriche (545 GHz). In nero si identifica la posizione delle sorgenti osservate. Le immagini inserite ai lati sono di Herschel (SPIRE): i contorni indicano la densità di galassie. Credit: ESA and the Planck Collaboration/ H. Dole, D. Guéry & G. Hurier, IAS/University Paris-Sud/CNRS/CNES

I dati di due missioni che coinvolgono telescopi spaziali europei, Planck ed Herschel, parlano chiaro: l'azione congiunta dei due strumenti ha permesso di identificare alcuni tra i più antichi e rari ammassi galattici nel lontano universo. Le riprese di tutto il cielo effettuate da Planck hanno rivelato i raggruppamenti di galassie brillanti, mentre i dati registrati da Herschel hanno portato i ricercatori ad ispezionare queste “gemme galattiche” più da vicino, e confermare la scoperta.
Continua a leggere...


Hubble e Chandra Osservano Nubi che Possono Aiutare ad Identificare la Materia Oscura

Mosaico di sei differenti clusters galattici ripresi da Hubble Space Telescope (blu) e Chandra X-ray Observatory (rosa), in uno studio sull'interazione della materia oscura durante le collisioni delle nubi. In totale sono state studiate ben 72 collisioni. Credit: NASA/ESA
Mosaico di sei differenti clusters galattici ripresi da Hubble Space Telescope (blu) e Chandra X-ray Observatory (rosa), in uno studio sull'interazione della materia oscura durante le collisioni delle nubi. In totale sono state studiate ben 72 collisioni. Credit: NASA/ESA

La materia oscura è un tipo di materia “invisibile” che costituisce la gran parte della massa dell'universo. Poiché non assorbe, emette o riflette la luce, essa può essere tracciata solo indirettamente, come nel caso del gravitational lensing con cui è possibile misurare la deformazione dello spazio – messa in mostra dalla distorsione e diffusione della luce proveniente da una sorgente distante – a causa della gravità stessa della materia oscura. Ma per capire di più su di essa e testare la veridicità di alcune teorie, gli studi su di essa vengono condotti in modo simile a quelli sperimentati per la materia visibile, ed in particolare si analizza che cosa accade quando essa urta altri oggetti. Nel caso analizzato si tratta di nubi (clusters) galattiche.
Continua a leggere...


Universo Profondo in 3D: dalle Osservazioni di Hubble alla Ricostruzione di MUSE

L'immagine sullo sfondo è il montaggio ripreso dallo Hubble Space Telescope della regione di cielo dello Hubble Deep Field South. Ad essa si aggiungono vari oggetti all'epoca non ripresi, ma visti ora da MUSE. Credit: ESO/MUSE Consortium/R. Bacon
L'immagine sullo sfondo è il montaggio ripreso dallo Hubble Space Telescope della regione di cielo dello Hubble Deep Field South. Ad essa si aggiungono vari oggetti all'epoca non ripresi, ma visti ora da MUSE. Credit: ESO/MUSE Consortium/R. Bacon

La creazione di mappe del profondo cielo è assolutamente vitale per gli studiosi che cercano di comprendere le dinamiche dell'Universo quando esso era ancora molto giovane. Tramite riprese a lunga esposizione di svariate regioni, gli astronomi hanno creato una grande quantità di campi profondi che hanno permesso di svelare gran parte dei suoi segreti: e tra di essi, il più celebre è sicuramente l' Hubble Deep Field, ripreso in varie giornate dallo Hubble Space Telescope nel 1995, e seguito due anni più tardi da un'analoga ripresa dell'emisfero celeste australe, l'o Hubble Deep Field South.
Continua a leggere...


Il Telescopio SKA Potrebbe Vedere l'Espansione dell'Universo in Diretta

Illustrazione della configurazione dei telescopi SKA nella zona centrale. Il nucleo sarà in Africa. Credit: SKA
Illustrazione della configurazione dei telescopi SKA nella zona centrale. Il nucleo sarà in Africa. Credit: SKA

Una volta completato, lo SKA (Square Kilometer Array) sarà il più grande e potente telescopio mai costruito! Gli scienziati sperano di mappare in un dettaglio senza precedenti buona parte dell'universo osservabile, e questo telescopio sarà così potente da permetterci persino di osservare direttamente l'espansione dello spazio-tempo nell'arco di un periodo di appena 12 anni. Questa è la missione dichiarata da Hans-Rainer Klockner dell'Istituto Max Planck per la Radioastronomia, in Germania, con diversi scienziati del Portogallo, dell'Australia e degli USA. Insieme hanno pubblicato una proposta in questo senso sulla rivista Proceedings of Science.
Continua a leggere...


Planck: Incredibile Vista del Cielo a Microonde

Immagine multi-colore, di tutto il cielo, visto in microonde. Credit: ESA

Dopo un anno di osservazioni, il team dell'osservatorio spaziale Planck, ha rilasciato un immagine di tutto il cielo nella regione a microonde dello spettro elettromagnetico(tra i 30 ed i 857 GHz) con l'obbiettivo principale di tracciare gli ecco del Big Bang, il Cosmic Microwave Background(Radiazione Cosmica di Fondo). Questa nuova immagine rivela che il segnale cosmico è letteralmente nascosto dietro ad una nebbia di emissione di fondo, che proviene per la maggior parte dal mezzo interstellare(ISM= interstellar medium), la mistura di gas e polvere che riempie la nostra galassia.
Continua a leggere...


Creata Mappa Cosmologica dei Neutrini

SDSS, Big Bang, neutroni, fisica delle particelle, quantistica,galassie
Mappa della distribuzione delle galassie nell'universo, dal SDSS: La Terra è al centro, e ogni puntino rappresenta una galassia, che tipicamente contiene in media 100 miliardi di stelle. Le galassie sono colorate in base all'età delle loro stelle, con le più rosse, più fortemente concentrate,che mostrano le stelle più vecchie. I cerchi esteriori sono alla distanza di 2 miliardi di anni luce. La regione tra i margini non è stata mappata dal SDSS perché la polvere nella nostra stessa galassia oscura la vista dell'universo distante in queste direzioni. Entrambe le fette contengono tutte le galassie scoperte. Credit: M. Blanton, e SDSS

I cosmologi, e non i fisici delle particelle, potrebbero essere quelli che finalmente misurano la massa del evasiva particella chiamata Neutrino. Un gruppo di cosmologi hanno effettuato la loro più precisa misurazione mai tentata della massa di queste,che vengono chiamate "particelle fantasma". Non hanno usato alcun rilevatore di particelle gigantesco ma i dati dalla più grande indagine e catalogazione di galassia mai fatta, il Sloan Digital Sky Survey(SDSS). Mentre esperimenti precedenti hanno mostrato che i neutrini hanno una massa, si pensava fosse cosi bassa che fosse incredibilmente difficile misurarla. Ma guardando ai dati del SDSS,uno studente dottorando di nome Shawn Thomas insieme ad altri della University College London, hanno fissato la massa dei neutrini a non più grande di 0.28 elettro volt, che è meno di un miliardesimo della massa di un solo atomo di idrogeno. Questa è ad oggi una delle più precise misurazioni della massa del neutrino.
Continua a leggere...