ARISTOTELE INTRODUZIONE ALLA METAFISICA

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ARISTOTELE INTRODUZIONE ALLA METAFISICA

Messaggioda eraclide2017 » 07/03/2018, 22:11

LA RILETTURA SCIENTIFICA E NON CLASSICA DELLA “METAFISICA” DI ARISTOTELE

Affermava Aristotele:
"Il tempo o è la stessa cosa che il movimento o una caratteristica del medesimo"

un anticipo del significato dell'equazione di Lorentz t= f(v) ?

INTRODUZIONE - La Metafisica è uno dei libri più complessi di Aristotele. Lo studio che presentiamo, in linea generale, si limita alla parte strettamente scientifica (fisica ed astronomica).
Questo lavoro si pone l’obiettivo di una rilettura scientifica e non classica della Metafisica, mediante un cammino critico all’interno dell’opera.
Aristotele, l'ultimo grande filosofo greco, discepolo di Platone, tutore di Alessandro Magno, nacque a Stagira in Tracia nel 384 a.c. e morì nel 322 a.c.. L'astronomia di Aristotele, pur essendo in parte errata, sopravvisse fino ai tempi di Copernico. Aristotele confutò sia "l'essere infinito" di Anassagora e Melisso che "l'essere finito" di Parmenide; ammise un solo cielo ed un solo mondo, ambedue incorruttibili ed eterni.

PRIMA ANALISI: DIO E' PRINCIPIO E CAUSA - Tutti gli uomini per natura tendono al sapere, con questa affermazione di Aristotele inizia la Metafisica.  Il primo argomento trattato da Aristotele è il rapporto fra sapienza, conoscenza ed esperienza. La trattazione è stupefacente e per certi tratti ricalca il pensiero di Galileo Galilei sull'esperienza o comunque la sperimentazione scientifica in generale e va anche oltre, infatti Aristotele sembra precorrere lo scritto di A . Einstein sul legame fra l'esperienza e la teoria, con cui Einstein confuta alcune erronee idee attribuite al grande scienziato pisano; A. Einstein disquisì in merito alla falsa credenza che Galileo praticasse solo l'esperienza e che comunque Galileo avesse raggiunto le vette supreme della Fisica solo tramite l'esperienza, nulla di più falso! Galileo era ambedue. un sapiente ed un valido sperimentatore.

Tutti gli uomini acquistano scienza e arte attraverso l'esperienza. Per Aristotele l'esperienza è fondamentale in quanto è la conoscenza dei particolari. Inoltre, bisogna conoscere  la teoria e la pratica, perché senza pratica si cadrà in errore. La teoria, comunque, è più importante dell'esperienza e se non si conosce la teoria non si può conoscere la causa dei fenomeni naturali; l'empirismo fa conoscere il dato di fatto ma non la conoscenza del perché. Tutto ciò porta all’arte di insegnare, infatti chi ha la sapienza può insegnare, chi ha la sola esperienza non è in grado di farlo. Per Aristotele le basi logiche e raziocinanti del mondo sono la sapienza e l'esperienza, null'altro. Il sapiente non deve essere sottomesso a nessuno, la scienza deve ricercare i principi e le cause dei fenomeni naturali.

La filosofia è una delle scienze ma ha come fine il bene. Porsi le problematiche sui fenomeni della Luna, del Sole e degli astri, pensare alla generazione dell'universo, significa che ci ricerca la meraviglia. Cosicché, gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza ed è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica.
Aristotele separa la scienza dalla tecnica e precisa che la scienza, la ricerca scientifica, la fisica, l'astronomia, sono dovute alla meraviglia, la tecnica è figlia della scienza e non è il principio che muove la conoscenza. Lo stagirita anticipa di XXIV secoli il pensiero moderno e noi speriamo che gli scettici attuali se ne convincano.

Gli scettici sappiano che il bambino è meravigliato del mondo che lo circonda e questa meraviglia aristotelica lo porta alla conoscenza.

Per la prima volta, all'inizio dell'opera, Aristotele accenna a Dio: una scienza può essere divina solo in questi due sensi: o perché essa è scienza che Dio possiede in grado supremo o anche, perché essa ha come oggetto le cose divine. Solo la sapienza le possiede  entrambe; Dio è principio e causa. Questi passi sono chiari e forse e in parte precursori di alcune linee guida del cristianesimo: Dio è il sapiente supremo e quindi possiede ed ha creato tutte le scienze o comunque attraverso la sapienza e la conoscenza l'uomo studia la natura e l'universo che sono cose divine. Insomma, Dio ha creato "il tutto", scienze, sapienza, spazio, materia e l'uomo, quindi è "principio e causa”. Aristotele accenna poi alla rivoluzione del Sole, su cui ritornerà successivamente.

SECONDA ANALISI: IL MOTORE PRIMO ED ETERNO - L'analisi delle cause che stanno alla base del mondo e soprattutto il principio motore (quest'ultimo pervade continuamente il pensiero aristotelico) è espressa appieno da Aristotele quando passa ad analizzare il pensiero dei suoi contemporanei.

La ricerca della conoscenza della causa prima su cui fu creato il mondo, appassionò i grandi filosofi greci: per Talete la causa prima è l'acqua, per Anassimene e Diogene di Apollonia è l'aria, per Ippaso di Metaponto e Eraclito di Efeso è il fuoco, per Empedocle sono aria acqua fuoco e terra, per Anassagora le cause sono infinite, per Leucippo e Democrito sono il pieno ed il vuoto, per Platone il piccolo ed il grande, per gli Italici è l'illimitato.
I Pitagorici elaborarono la teoria dei numeri e pensarono erroneamente che in essi si potesse leggere tutto, ma ciò non bastò a saziare la sete di sapere ed essi continuarono nella ricerca.
I migliori, forse, furono Ermotino di Clazomene e Anassagora, in quanto affermarono che l'Intelligenza è nella natura e che essa è la causa dell'ordine e della distribuzione armonica del tutto.

Nota: questa asserzione di Ermotino di Clazomene e Anassagora è potente perché da essa consegue che l'INTELLIGENZA essendo parte costituente della natura è parte integrante dell'universo.

"Bisogna ricercare l'altro principio, ossia noi diremmo, il principio del movimento".  Da Aristotele veniamo a sapere che i pitagorici fissavano in dieci i corpi del cielo ma vedendone nove introdussero il concetto di Antiterra. Su questo affermazione di Aristotele conviene soffermarci. Riportiamo integralmente il seguente passo Aristotelico: per esempio: siccome il numero dieci sembra essere perfetto e sembra che anche i corpi che si muovono nel cielo siano dieci, dal momento che se ne vedono soltanto nove, allora essi (i pitagorici Iceta di Siracusa e Filolao di Taranto) introdussero un decimo corpo: l'Antiterra. 

Il passo è delicato e si può interpretare in maniera diversa. Per noi, Aristotele afferma che i 9 corpi celesti visibili si muovono nel cielo, quindi i corpi celesti visibili ad occhio nudo: Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Luna, stelle fisse, Terra, si muovono. Sull'introduzione del decimo corpo, l'Antiterra, bisogna aggiungere che l'Antiterra fu introdotta dai pitagorici anche per motivi astronomici, onde spiegare la maggior frequenza delle eclissi di Luna rispetto a quelle di Sole. Quindi, è sicuro che i pitagorici (gli italici  Filolao di Taranto ed Iceta di Siracusa), per primi, spostarono la Terra dal centro del sistema solare, mettendo al centro del sistema l'Antiterra che ne era il motore, tanto caro ad Aristotele. Sull'affermazione che i corpi celesti si muovono, compresa la Terra, si trova un'incongruenza con altri passi delle opere di Aristotele ma non sempre, infatti una volta Aristotele riafferma, anche se per ipotesi, che la Terra si muove. Comunque, l'errore dei suoi contemporanei, fu quello di non spiegare o trascurare o addirittura sopprimere il movimento.

eraclide2017

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