20 maggio 2013

Quella roccia pallida in alto sopra il centro dell'immagine, grande più o meno come il vostro avambraccio, include una roccia chiamata "Esperance", che è stata analizzata in dettaglio dal rover Opportunity. Credit: NASA
Con ben 9 anni di scienza alle spalle, continua l'epopea del rover più longevo e resistente della storia! Opportunity ha da poco scoperto un deposito molto intrigante, con depositi di argilla, vicino a Cape York, sui margini di un gigantesco cratere. Questi erano gli ultimi giorni di permanenza del rover in questa zona, dopo 20 lunghi mesi di dettagliate analisi geologiche e chimiche. La roccia fratturata che il rover ha trovato, si chiama "Esperance" e sta fornendo nuovi indizi sull'ambiente marziano quando era più favorevole alla vita, con molta più acqua di oggi. Steve Squyres, della Cornell University, investigatore principale della missione, ha spiegato che la roccia è così importante geologicamente che gli scienziati hanno passato settimane a studiarla, anche se sapevano che avevano poco tempo per prepararsi al nuovo inverno in arrivo.
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17 maggio 2013

Acqua sul fondale di una miniera in Ontario, dov'è rimasta intrappolata per miliardi di anni. Credit: J. Telling
Un gruppo di scienziati, al lavoro in una miniera del Canada, in Ontario, hanno trovato un serbatoio di acqua che è rimasto isolato per almeno un miliardo di anni! I ricercatori hanno spiegato che non hanno ancora determinato se qualcosa è vissuto per tutto questo tempo al suo interno o meno, ma l'acqua presenta livelli alti di idrogeno e metano, ottimi ingredienti per il supporto della vita. Questa scoperta ha vaste implicazioni astrobiologiche.
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7 maggio 2013

Immagine di una parte della salita dietro il Monte Sharp, vista da Curiosity. Credit: NASA/JPL
Le grandi speranze degli scienziati della missione Curiosity, all'interno del Cratere Gale, su Marte, risiedono nell'ipotesi che l'intero cratere sia stato scolpito grazie all'intensa azione dell'acqua e che il monte alto 5.600 metri circa, possa essersi formato all'interno del lago stesso e conservi quindi sui suoi bordi i depositi rocciosi che ci raccontino dell'acqua passata da qui e quindi della passata abitabilità di Marte. Tuttavia, un gruppo di ricercatori della Princeton University e del Caltech, suggeriscono che forse il Monte Sharp è frutto dell'impatto geologico della polvere portata dal vento. Nella ricerca pubblicata sul giornale "Geology", spiegano che l'aria probabilmente si innalza fuori dal cratere Gale quando la superficie di Marte si riscalda durante il giorno, per poi tornare dentro la notte quando fa freddo. Questi venti, se da una parte sarebbero molto forti sulle pareti di Gale, finirebbero per morire ai margini della montagna centrale, lasciando sottili strati di polvere che accumulandosi hanno alla fine creato la montagna come la vediamo.
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6 maggio 2013

Queste due immagini mettono a paragone due diverse rocce trovate da Opportunity da una parte e Curiosity dall'altra, in due ambienti acquosi diversi. A sinistra c'è la roccia Wopmay, trovata da Opportunity vicino al Cratere Endurance, mentre a destra c'è la Sheepbed, trovata da Curiosity nel deposito Yellowknife Bay, nel Cratere Gale. Credit: NASA/JPL
Sappiamo che su Marte c'era acqua, ma determinare esattamente quanta e dove si trovava non è facile. Così come non è facile capire per quanto tempo è restata sulla superficie, dove sia finita e sopratutto che composizione chimica poteva avere. Se vogliamo avere qualche idea delle possibilità che ha avuto la vita di iniziare sul pianeta rosso, ci serve avere una buona comprensione del suo passato acquoso. In questo senso, un grande aiuto ci arriva dall'esplorazione robotica in aree molto diverse tra di loro. Per esempio, sia il rover Opportunity, che il rover Curiosity, hanno scoperto tracce di terreno scolpiti dall'acqua, ma seppur molto simili, ognuno mostra la sua particolare storia, con non poche sorprese.
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4 maggio 2013

Illustrazione artistica di Kepler-20f, uno degli esopianeti recentemente scoperti. Credit: NASA/Ames/JPL-Caltech
Negli ultimi anni abbiamo scoperto centinaia di esopianeti e alcuni di essi sono anche molto intriganti dal punto di vista astrobiologo. Ma in questa fase primordiale di ricerca, quello a cui diamo la caccia è l'acqua. Stiamo cercando pianeti che possano, almeno in teoria, ospitare acqua liquida sulla superficie in base alla loro grandezza, massa e distanza dalla propria stella. Così, la maggior parte del lavoro di ricerca in senso astrobiologico, si concentra sullo studio della "zona abitabile" intorno alle stelle. Ma un nuovo contributo sulla ricerca dell'acqua arriva da un recente studio che ha esplorato come influisce la pressione atmosferica, e come non è detto che un pianeta che si trovi nella zona abitabile, abbia le carte in regola per esserlo. Non solo, questo fattore potrebbe cambiare quando e dove un pianeta è abitabile.
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19 aprile 2013

I due nuovi pianeti scoperti, Kepler-62e e Kepler-62f sono due super-Terre all'interno della zona abitabile di una distante stella solare. Il più grande dei pianeti visibili qui, Kepler-62f, è quello più lontano e potenzialmente coperto da ghiaccio. Kepler-62e invece è sullo sfondo e si trova vicino alla sua stella, che lo riscalda rendendolo umido e pieno di oceani. Viene visto nell'immagine anche un pianeta gigante che fa parte del sistema, ed ha le dimensioni di Nettuno.Credit: David. A. Aguilar (CfA)
Potrebbe trattarsi della notizia più eccitante nel campo delle scoperte sugli esopianeti da anni a questa parte! Un team internazionale di scienziati, analizzando i dati della missione Kepler, della NASA, ha scoperto un sistema planetario con due pianeti piccoli, potenzialmente rocciosi, che si trovano all'interno della zona abitabile della loro stella. La stella, Kepler-62, è un po' più piccola ed un po' più fredda del nostro Sole ed è casa di un sistema di 5 pianeti. I due mondi, Kepler-62e e Kepler-62f sono i più piccoli esopianeti mai scoperti all'interno della zona abitabile e potrebbero entrambi essere coperti in vasti oceani liquidi o coperti di ghiacci, in base anche all'atmosfera che hanno.
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15 aprile 2013

Il grafico mostra mappe della luna Europa in relazione alla quantità di energia che viene depositata sulla sua superficie dal bombardamento di particelle cariche, insieme al contenuto chimico dei depositi di ghiaccio sulla superficie della luna. Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona/JHUAPL/Univ of Colorado
La superficie della luna Europa espone molto materiale che ha avuto origine all'interno della luna, ma anche tanto materiale che è risultato da materia ed energia proveniente dallo spazio. Se cerchiamo di imparare qualcosa di più sull'oceano salato presente sotto la crosta di questo mondo, alla ricerca di possibili forme di vita, si potrebbe cercare di studiare più in dettaglio quelle zone della superficie dove c'è molto materiale venuto dall'interno, e meno dallo spazio. Nuove analisi fatte di dati raccolti più di un decennio fa dalla sonda Galileo, intorno a Giove, hanno svelato ora dove potremmo andare a guardare.
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12 aprile 2013

La capacità delle proteine di piegarsi potrebbe essere stata fondamentale per l'emergenza della vita sulla Terra
Un biologo strutturalista del College di Medicina dell'Università Statale della Florida, ha fatto una serie di scoperte che potrebbe portare gli scienziati un passo più vicini a comprendere esattamente come le prime forme di vita sono emerse miliardi di anni fa sulla Terra. Il professor Michael Blaber ed il suo team hanno prodotto nuovi dati che supportano l'idea che 10 aminoacidi almeno erano già presenti sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa, rendendo così possibile la formazione di proteine piegabili all'interno di ambienti ricchi di sale (alofili). Simili proteine avrebbero avuto la capacità di fornire attività metabolica ai primi organismi viventi che sono emersi sul pianeta in un periodo tra 3.9 e 3.5 miliardi di anni fa. I risultati dei 3 anni di ricerca portata avanti dal team di Blaber si basano a loro volta su strumenti e tecniche sviluppate dopo 17 anni di lunghi studi. I dati finali sono pubblicati sul "Journal Proceedings of the National Academy of Sciences."
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6 aprile 2013

Immagine di Europa, a contrasto più elevato, per mettere più in evidenza le differenza mineralogiche. Credit: Ted Stryk/NASA/JPL
Una nuova ricerca pubblicata da scienziati della NASA, mostra che il perossido di idrogeno è molto abbondante su tutta la superficie di Europa, luna di Giove! Gli autori spiegano che se il perossido sulla superficie riesce ad arrivare a mischiarsi con l'oceano sotto, potrebbe fornire un'importante rifornimento di energia per forme semplici di vita, se la vita dovesse esserci ovviamente. La pubblicazione è stata accettata per il giornale scientifico "Astrophysical Journal Letters".
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6 aprile 2013

Immagine dettagliata di Titano visto dalla sonda Cassini. Credit: NASA
Un nuovo esperimento ricreato in laboratorio dai ricercatori del JPL, simula l'atmosfera della luna Titano, di Saturno, ed i risultati suggeriscono una complessa chimica organica che potrebbe alla fine portare alla formazione dei componenti principali necessari per una chimica biotica, e infine la vita. Anche precedenti risultati parlavano di questa possibilità , ma questi nuovi esperimenti dettagliati suggeriscono che la presenza di queste reazioni potrebbe estendersi anche molto più in basso nell'atmosfera e non solo nelle regioni più alte, come si pensava precedentemente. I nuovi dati aprono allo studio astrobiologico di nuove zone di questa intrigante luna. La ricerca è stata pubblicata questa settimana su "Nature Communications".
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