30 maggio 2013

Questa immagine ottenuta dallo strumento WFI (Wide Field Imager) montato sul telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO all'Osservatorio di La Silla in Cile mostra l'ammasso globulare NGC 6752 nella costellazione australe del Pavone. Studi di questo ammasso con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO hanno rivelato inaspettatamente che molte stelle non entrano nella fase di perdita di massa alla fine della loro vita. Crediti: ESO
Gli astronomi si aspettano che le stelle simili al Sole espellano la gran parte dell'atmosfera nello spazio verso la fine della loro vita. Ma nuove osservazioni di un enorme ammasso stellare, effettuate con il VLT dell'ESO, hanno mostrato - contro ogni aspettativa - che la maggioranza delle stelle studiate semplicemente non raggiunge questo stadio nella propria vita. L'equipe internazionale ha trovato che la quantità di sodio nelle stelle è un indicatore molto chiaro di come esse arrivino alle ultime fasi di vita.
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24 maggio 2013

Poster del VLT e di alcune delle immagini più celebri che ha ripreso negli anni. Credit: ESO
Il Very Large Telescope, dell'ESO, compie 15 anni e per festeggiare riprende una spettacolare regione di gas incandescente, culla di tante nuove stelle giovani, chiamata IC 2944! Si tratta dello strumento ottico più avanzato al mondo e la sua attività ha cambiato drasticamente quello che gli astronomi riescono a fare da Terra, dando enormi contributi alla ricerca astronomica in tutti i cambi, dall'astrofisica allo studio dell'evoluzione planetaria. La nuova immagine ottenuta che potete vedere qui sotto, rivela densi grumi di polvere che si stagliano sulla nube rosata di gas come gocce opache di d'inchiostro, che galleggiano in un mare rosa! Le zone scavate che vedete sono prodotte dalla radiazione intensa delle stelle giovani intorno.
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10 aprile 2013

Questa affascinante immagine ottenuta con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO mostra la nebulosa planetaria IC 1295 che avvolge di luce verdastra una debole stella morente. Si trova a circa 3300 anni luce da noi nella costellazione dello Scudo. Questa è l'immagine più dettagliata di questo oggetto mai ottenuta. Crediti: ESO
Questa nuova, affascinante immagine del VLT (Very Large Telescope) dell'ESO mostra la nebulosa planetaria IC 1295 che risplende di luce verdognola intorno a una debole stella morente a circa 3300 anni luce da noi nella costellazione dello Scudo. È l'immagine più dettagliata di questo oggetto mai ottenuta.
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21 marzo 2013

Questa immagine del VLT (Very Large Telescope) dell'ESO all'Osservatorio del Paranal in Cile mostra NGC 1637, una galassia a spirale a circa 35 milioni di anni luce da noi nella costellazione di Eridano. Nel 1999 è stata scoperta in questa galassia una supernova di tipo II e il suo lento spegnersi è stato seguito negli anni. È indicata la posizione della supernova. Crediti: ESO
A circa 35 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione di Eridano, si trova la galassia a spirale NGC 1637. Nel 1999 l'aspetto sereno di questa galassia è stato turbato dalla comparsa di una supernova molto brillante. Gli astronomi che studiano le conseguenze di questa esplosione con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO all'Osservatorio del Paranal in Cile ci hanno fornito un veduta stupenda di questa galassia relativamente vicina.
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4 marzo 2013

Questa rappresentazione artistica mostra la formazione un pianeta gassoso gigante nell'anello di polvere che circonda la giovane stella HD 100546. Si pensa che questo sistema contenga anche un altro grande pianeta in orbita più vicino alla stella. L'oggetto appena scoperto si trova circa 70 volte più lontano dalla sua stella di quanto la Terra sia dal Sole. Il protopianeta è circondato da una spessa nube di materia così che dalla sua posizione la stella è quasi invisibile e di colore rossastro a causa della diffrazione della luce da parte della polvere. Crediti: ESO/L. Calçada
Alcuni astronomi hanno ottenuto, con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO, quella che è probabilmente la prima osservazione diretta di un pianeta in formazione, ancora avvolto nel suo spesso disco di gas e polvere. Se confermata, la scoperta migliorerà notevolmente la nostra comprensione del meccanismo di formazione dei pianeti e permetterà agli astronomi di verificare le teorie correnti con degli oggetti osservabili.
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17 dicembre 2012

In questa fotografia, KMOS è la struttura argentea al centro, circondata da un anello blu che lo collega all'UT1 del VLT, che si vede sulla sinistra. Sulla destra, il grande cilindro argenteo sostiene l'elettronica di KMOS e ne permette la rotazione mentre il telescopio punta alle varie zone del cielo. Crediti: ESO/G. Lombardi
Un nuovo, potente strumento, chiamato KMOS, è stato collaudato con successo al VLT (Very Large Telescope) dell'ESO all'Osservatorio del Paranal in Cile. KMOS è uno strumento unico nel suo genere, poichè sarà in grado di osservare non solo uno, ma 24 oggetti simultaneamente in luce infrarossa e di studiarne allo stesso tempo la struttura. Fornirà dati cruciali per la comprensione di come le galassie sono cresciute ed evolute nell'Universo primordiale - e questo molto più velocemente di quanto sia stato possibile fino ad ora. KMOS è stato costruito da un consorzio di università e istituti nel Regno Unito e in Germania in collaborazione con ESO.
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6 dicembre 2012

Vista della giovane ed insolita galassia J224024.1−092748, che rappresenta una nuova classe di galassie che brillano sotto l'intensa radiazione della regione intorno al buco nero centrale. Credit: CFHT/ESO/M. Schirmer
Una nuova classe di galassie è stata identificata per mezzo di osservazioni del VLT (Very Large Telescope) dell'ESO, del telescopio Gemini Sud e del CFHT (Canada-France-Hawaii Telescope). Soprannominate galassie "green bean" (galassie "fagiolino") a causa del loro aspetto insolito, risplendono della luce intensa emessa dalle zone circostanti il buco nero centrale supermassiccio e sono tra gli oggetti più rari dell'Universo.
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28 novembre 2012

Questa rappresentazione artistica mostra il materiale espulso dalla regione che circonda il buco nero supermassiccio nel quasar SDSS J1106+1939. L'oggetto presenta il flusso più energetico mai osservato, almeno cinque volte il più energetico osservato finora. I quasar sono nuclei galattici molto luminosi alimentati da buchi neri supermassicci. Molti eiettano enormi quantità di materia nella galassia ospite e questi flussi di materia sono fondamentali per l'evoluzione delle galassie. Però, prima che questo oggetto venisse studiato, i flussi osservati nei quasar erano meno potenti di quanto previsto dai teorici. Il quasar, molto brillante, compare al centro dell'immagine mentre il flusso di materia si allunga per circa 1000 anni luce nella galassia circostante. Crediti: ESO/L. Calçada
Alcuni astronomi hanno scoperto con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO un quasar con l'emissione più vigorosa mai vista, almeno cinque volte più potente di tutti quelli mai osservati finora. I quasar sono nuclei galattici molto luminosi, alimentati da buchi neri supermassicci. Molti eiettano enormi quantità di materia nella galassia ospite e questi flussi di materia sono fondamentali per l'evoluzione delle galassie. Però, finora, i flussi osservati nei quasar erano meno potenti di quanto previsto dai teorici.
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21 novembre 2012

Questa nuova immagine del VLT dell'ESO mostra la nebulosa planetaria Fleming 1 nella costellazione del Centauro. Questo straordinario oggetto è una nube di gas incandescente che avvolge una stella morente. Le nuove osservazioni hanno mostrato che probabilmente una rara coppia di nane bianche vive nel cuore di questo oggetto. Il loro moto orbitale può spiegare in modo soddisfacente, in questo e in altri oggetti simili, la struttura notevolmente simmetrica dei getti nelle nubi di gas circostante. Crediti: ESO/H. Boffin
Gli astronomi, utilizzando il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO, hanno scoperto una coppia di stelle in orbita una intorno all'altra al centro di uno dei più notevoli esempi di nebulosa planetaria. Il nuovo risultato conferma una teoria molto discussa su che cosa controlli l'aspetto spettacolare e simmetrico del materiale lanciato nello spazio. I risultati sono pubblicati nel numero del 9 novembre 2012 della rivista Science.
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12 novembre 2012

Questa vista a colori dell'ammasso globulare NGC 6362 è stata ottenuta con il WFI (Wide Field Imager) montato sul telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO all'Osservatorio di La Silla in Cile. Questa sfera brillante di antiche stelle si trova nella costellazione australe dell'Altare (Ara). Crediti: ESO
Questa vista a colori dell'ammasso globulare NGC 6362 è stata ottenuta dal WFI (Wide Field Imager) montato sul telescopio da 2,2 metri dell'MPG/ESO all'Osservatorio di La Silla in Cile. Questa nuova fotografia, insieme ad una nuova immagine della regione centrale ottenuta con il Telescopio Spaziale Hubble della NASA/ESA, fornisce il miglior ritratto mai ottenuto di questo ammasso poco conosciuto. Gli ammassi globulari sono costituiti prevalentemente da decine di migliaia di stelle molto antiche, ma contengono anche alcune stelle che appaiono sospettosamente giovani.
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